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    Immigrazione nello Stato che non prova vergogna 

    Tempo di lettura: 4 minuti

     “La frontiera Stati Uniti-Messico è una ferita aperta dove il terzo mondo si scontra con il primo e sanguina”

    Gloria Anzaldua, Borderlands La Frontera

    Il 9 novembre di ventisei anni fa, l’occidente festeggiava la caduta del muro di Berlino, evento che sanciva di fatto la fine del secolo breve e di quella guerra fredda che di quel secolo ha intessuto in modo irreversibile le trame, e le cui conseguenze si ripercuotono senza soluzione di continuità sugli aspetti politici, economici e sociali attuali. Eppure, per citare Marx, la storia sembra ripetersi sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. Lo stesso Paese uscito vincitore dalla guerra fredda, gli Stati Uniti, e che nell’immaginario comune avrebbe dovuto erigersi come modello mondiale antitotalitario, dopo il tracollo della potenza Sovietica, si è rivelato per quello che è sempre stato: un Paese imperialista, tanto aggressivo e pericoloso quanto le dittature che ha contrastato lungo il corso del novecento. Le strategie politiche ed economiche adottate dagli Stati Uniti ai danni del Sudamerica tra il XIX e il XX secolo, in particolare guardando ai rapporti con il Messico, offrono, in relazione a quanto detto, una valida controprova storica. Non a caso si accennava precedentemente al Muro di Berlino; sebbene sembrasse che la caduta di quest’ultimo avesse potuto rappresentare una svolta per quanto riguarda la fine dei conflitti e delle tensioni a livello mondiale, così non è stato e la costruzione della barriera tra Stati Uniti e Messico esprime oggi l’esempio più lampante della condotta imperialista della potenza nordamericana.

    Us-mexico-borderIl muro di Tijuana, noto come Muro della Vergogna è una barriera che corre in modo discontinuo dalle coste della California fino al Texas per una lunghezza totale di oltre mille miglia, ricoprendo più di un terzo del confine che separa il Messico Dagli Stati Uniti. Edificato nel 1994 sotto l’amministrazione Clinton, il muro di Tijuana, se da un lato ha avuto il merito di rallentare l’afflusso di clandestini provenienti da tutta l’America Latina e in particolar modo dal Messico, di fatto non ha impedito l’ingresso e lo sviluppo di attività illecite negli Stati uniti, riuscendo non solo a dare esclusivamente una illusione di sicurezza ai cittadini americani, ma anche a far emergere quello che è il lato più grottesco della lotta all’immigrazione. Il paradosso sta nel fatto che mentre il denaro ha la possibilità di entrare e uscire liberamente da ogni Paese, così non avviene per gli esseri umani. Lo sfruttamento delle multinazionali americane ai danni dello Stato messicano e dei suoi cittadini, nel quale va ricercato il motivo primario dell’emigrazione, non è dunque in nessun modo stato interrotto (complici le criminali politiche del governo messicano) senza contare che gli Stati Uniti reggono parte della propria economia sulle spalle dei milioni di immigrati messicani, illegali o non, che vi lavorano. Porre una barriera fisica all’immigrazione ha inoltre avuto la conseguenza di incrementare la tratta di esseri umani da una sponda all’altra, inoltre il rafforzamento o l’ampliamento del muro in “zone strategiche” quali Tijuana, El paso in Texas o Tucson in Arizona e l’impossibilità di porre un argine al fenomeno migratorio hanno fatto sì che migliaia di uomini perdessero la vita cercando di affrontare la barriera nei tratti più impervi e pericolosi del deserto del Centro America, laddove i controlli sono minori. Attraverso lo studio degli ultimi anni comunque è comunque stato calcolato non solo che il tasso di immigrazione dal Messico versi gli Stati uniti è in forte calo (21% del 2007 contro l’11% del 2013) ma che anzi, nello stesso 2013, il numero di immigrati che valica la soglia degli Usa, è uguale a quello degli americani che invece lasciano il proprio Paese.

    La presa di coscienza di questi numeri è utile a capire che anche negli Stati Uniti il tasso di sfruttamento e di disuguaglianza è altissimo, e che non rappresenta più un polo d’attrazione economica, politica e sociale come era fino a pochi decenni fa. Quella che era la terra del sogno sta pian piano divenendo la terra del bisogno.

     Ecco una scheda con i dati relativi al muro:

    • Anno di costruzione: 1994 sotto il governo Clinton viene approvato in California il progetto Gatekeeper, al quale seguiranno il progetto Hold-the-Line in Texas ed il progetto Safeguard in Arizona.
    • Causa: rafforzamento delle misure anti-immigrazione clandestina dal Messico agli Stati Uniti e anti terroristiche, in particolar modo dopo l’attentato del 2001.
    • Numeri immigrazione: circa 500.000 sono i clandestini che annualmente passano il confine. Gli immigrati irregolari negli Stati Uniti sono circa 11 milioni.
    • Mortalità: 500 decessi ogni anno in media; 2000 nel solo periodo 1998-2004.
    • Pattugliamento/ misure di sicurezza: doppio muro elettrificato, 20000 agenti di pattuglia, sensori termici e telecamere ad infrarossi, massiccia illuminazione elettrica.
    • Lunghezza: circa 1000 miglia, più di un terzo dell’intero confine tra i due Paesi.
    • Aree interessate: dal confine tra Tijuana e San Diego sulla costa occidentale a El paso, Texas sulla costa orientale lungo quattro Stati Usa: California, Arizona, Nuovo Messico e Texas.

     

    Date importanti:

    2 febbraio 1848, firma del Trattato di Guadalupe Hidalgo attraverso il quale vengono sanciti i nuovi confini degli Stati Uniti che da quella data comprenderanno gli attuali Stati di Colorado, Texas, Nuovo Messico, Arizona, Utah, Nevada e California.

    1924, fondazione della US Border Patrol, con l’obiettivo di pattugliare e proteggere i confini degli Stati Uniti.

    1966, Sacramento, California, marcia contro la violazione dei diritti umani di chicanos (messicani americani) messicani e filippini guidata da Chavez da Delano.

    1993, inizio della cosiddetta Operation Hold the Line attraverso la quale viene aumentato il numero delle unità militari preposte al controllo della zona di frontiera tra El Paso in Texas e Ciudad Juárez in Messico.

    1994, approvazione da parte del governo Clinton del progetto Gatekeeper tramite il quale inizia la vera e propria costruzione del muro per un tratto di 30 km tra le città di Tijuana e San Diego.

    1999, Operation Safeguard, la politica di difesa contro l’immigrazione illegale applicata in California venne emulata in Arizona, a Tucson, città nella quale viene eretta una nuova barriera.

    2001, l’attentato al World Trade Center di Manhattan porta il governo americano ad attuare nuove misure di rafforzamento in funzione antiterroristica del Muro di Tijuana.

    2006, approvazione da parte del governo Bush del Secure Fence Act of 2006, conosciuta come la “ley del muro”, il cui obiettivo era quello di realizzare e mantenere il controllo delle operazioni sull’intero territorio e costa nazionale degli Stati Uniti attraverso lo stanziamento di 1,2 miliardi di dollari, tramite la costruzione di una ulteriore barriera divisoria lunga 700 miglia tra gli Stati Uniti ed il Messico.

    Sebastiano Cugnata

    About the author: Sebastiano Cugnata

    Sono nato a Ragusa il 23 Luglio 1992. Studio Filosofia all'Università di Catania. Nel dicembre del 2011 ho avuto l'opportunità di far parte della redazione di Generazione Zero. Curo l'organizzazione di eventi all'interno dell'associazione. Nel 2013 ho dato vita, a Chiaramonte Gulfi, all'associazione culturale l'Eskimo.

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