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    Ciclo dei rifiuti in Sicilia: il caso Scicli 

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    La ricostruzione fatta dalla Commissione Regionale Antimafia sul caso Scicli nelle pagine 118-125 della Relazione sul ciclo dei rifiuti ha messo in evidenza il ruolo dell’impresa A.C.I.F. srl, azienda operante nel settore della raccolta dei rifiuti “non pericolosi” costituita nel 2004 con un capitale sociale di 12.000 euro. Nel 2008 l’A.C.I.F. si inserisce nella filiera del petrolio ampliando la propria attività a quella dei “rifiuti pericolosi”: viene incaricata di trasportare i residui delle estrazioni in un impianto destinato al loro trattamento dalla piattaforma petrolifera VEGA. Struttura di proprietà Edison (60%) ed Eni (40%) e interessata da un processo per reati ambientali conclusosi con una prescrizione. L’azienda attrezza, così, una delle proprie strutture a 2 km a Nord del centro abitato di Scicli. Successivamente, nel 2013, il Consiglio Comunale di Scicli decide di trasformare  l’area in cui sorge l’impianto A.C.I.F., catalogata come “zona E4” (verde privato), in “zona E1” (zona di interesse ambientale) e di destinarla alla creazione di un parco extra-urbano con una delibera immediatamente esecutiva.

    Nel maggio 2014, infatti,  l’ACIF presenta un progetto di ampliamento relativamente al quale la giunta comunale dà un parere negativo con una delibera del 15 luglio 2014. Il giorno dopo il comune di Scicli viene commissariato dal prefetto di Ragusa. Due giorni dopo il sindaco Susino riceve un avviso di garanzia per “concorso esterno in associazione mafiosa”, decidendo poi di dimettersi alla fine dello stesso anno. Il 29 aprile del 2015 il comune verrà sciolto per mafia. Nel marzo del 2016 l’A.C.I.F. otterrà l’autorizzazione al progetto di ampliamento.

    La Commissione fa notare come ci siano state delle coincidenze tra le tempistiche delle procedure che hanno portato allo scioglimento del comune di Scicli, poi rivelatosi infondato, e l’autorizzazione al progetto di ampliamento della discarica dell’A.C.I.F. nel territorio sciclitano sulle quali ritiene opportuno di porsi delle domande. Come si arriva dal parere negativo del 2014 all’autorizzazione del 2016? La questione viene spiegata prendendo le mosse dalla relazione del “Comitato volontario per la tutela della salute, dell’ambiente e del territorio di Scicli” acquisita agli atti dalla Commissione. Palazzolo, consigliere del Comitato, riferisce che dopo lo scioglimento del comune “i Commissari Prefettizi avrebbero dovuto deliberare l’impegno di spesa” in merito al progetto del Parco extra-urbano, ma questa delibera non venne mai disposta. Ciò bloccò la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale rendendo inefficace la decisione del Consiglio comunale dell’anno precedente. Un’altra coincidenza che fa notare Palazzolo è che in seguito al commissariamento del comune di Scicli viene sostituito il capo dell’Ufficio Tecnico, l’ing. Spanò, con un nuovo dirigente che esprime un parere positivo all’ampliamento dell’impianto A.C.I.F.. A ciò si aggiunge il fatto che gli stessi Commissari, con delibera del 28 agosto 2015, ridefiniscano l’area E1 escludendo la zona in cui sorge l’impianto ACIF.

    Un’altro dubbio viene sollevato dall’ex sindaco Susino e dal suo assessore con delega all’ambiente Schillaci. I due riferiscono il fatto che la Regione concesse l’autorizzazione all’ampliamento richiesto dall’A.C.I.F. sulla base della mancata replica alle controdeduzioni al parere negativo presentate dall’azienda in data 9 settembre 2014. Mancata replica che, in virtù dei regolamenti amministrativi, significa “silenzio-assenso” all’ampliamento. Ma Susino e Schillaci riferiscono di non aver mai ricevuto quelle controdeduzioni:“A me non è mai arrivata! Manca il protocollo elettronico e non è stata siglata” precisa Susino davanti la Commissione Antimafia.

    Quando nell’Aprile 2016 la cittadinanza viene a conoscenza del decreto di ampliamento della discarica dell’A.C.I.F. cade letteralmente dalle nuvole:“C’era questo decreto, così, senza che la città ne fosse mai informata” commenta Palazzolo. Viene costituito, quindi, il “Comitato di Scicli” che ha coinvolto cittadini, associazioni e diverse forze politiche  e, con il sostegno della sezione regionale di Legambiente, ha avviato un ricorso al TAR. In seguito a questa mobilitazione popolare i Commissari prefettizi si esprimono in merito alla pericolosità del progetto A.C.I.F. in una città Patrimonio dell’UNESCO, come quella di Scicli, e senza il coinvolgimento della cittadinanza.

    Massimo Occhipinti

    About the author: Massimo Occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989 e nomade dal 2008. Laureato in Scienze Filosofiche e in Storia del Mediterraneo. Scrivo per e grazie a Generazione Zero dal 2011.

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