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    L’ultima Berlino 

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    “Ogni volta che l’uomo incontra l’altro gli si presentano tre possibilità: fargli guerra, ritirarsi dietro a un muro, aprire un dialogo.”

    Ryszard Kapuściński 

    Il confine che separa Nicosia Nord da Nicosia Sud ha le fattezze di una barricata, più che quelle di un muro: è un agglomerato eterogeneo, fatto di lamiere, filo spinato e dei resti della cinta muraria di epoca veneziana costruita per proteggere la città dall’avanzata ottomana. La linea di confine, detta anche Green Line, si allunga per oltre 180km e separa l’isola in due parti: a nord vivono i turco-ciprioti, a sud i greco-ciprioti. Nel mezzo si estende una no man’s land di 350 km2, presidiata dai circa 860 caschi blu dell’ONU, operanti all’interno della missione di peacekeeping UNFICYP, mentre il personale ONU complessivo si aggira intorno alle 1000 unità. 

    Il “muro”, che dal 2008 è stato reso valicabile in più punti, grazie all’accordo tra le due popolazioni, è ciò che resta del sanguinoso scontro etnico, che vide schierati i greco-ciprioti e il governo greco da una parte, i turco-ciprioti e il governo turco dall’altra. Il susseguirsi di violenze da entrambe le parti culminò nel 1974, anno in cui l’ala destra della Guardia Nazionale, sotto la direzione del governo dei colonnelli greci, assunse il potere con un colpo di stato. La reazione turca non tardò ad arrivare e il 20 luglio, ad appena cinque giorni dal colpo di stato, reparti militari turchi si paracadutarono nelle montagne attorno a Nicosia e lanciarono un’offensiva contro i filo-greci, determinando la caduta del governo greco-cipriota e indirettamente anche quella della dittatura dei colonnelli in Grecia. In seguito all’offensiva, i Turchi riuscirono a conquistare circa un terzo dell’isola, tracciando, di fatto, il confine che vige tutt’oggi.

    Mappa suddivisione amministrativa di Cipro

    I negoziati di pace tra le due parti non riuscirono a ristabilire l’ordine precedente agli scontri, così sorsero due entità statali distinte: da una parte la Repubblica di Cipro, riconosciuta appieno dalla comunità internazionale e dal 2004 appartenente all’Unione Europea, dall’altra la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto da Ankara e che mantiene il proprio status di repubblica autoproclamatasi indipendente solo grazie alla massiccia presenza di militari turchi stanziati nell’area.

    Sembra di essere ritornati a Berlino Est e Berlino Ovest” afferma il giornalista e documentarista Ivan Vadori, che ha avuto la possibilità di visitare l’isola e che ci ha rilasciato alcune dichiarazioni a titolo personale:

     

    Hai visitato la parte Nord di Nicosia, quindi hai dovuto oltrepassare la linea di frontiera che percorre la città?

    Sì, al check-in: l’unica parte di Cipro Nord che ho visto è quella.”

    Il check-in viene fatto dal personale dell’ONU?

    No, il check-in viene fatto dalla polizia e dai militari greci, che poi sarebbero greco-ciprioti. Diciamo che nella parte greco-cipriota l’amore e il sentimento nei confronti dell’Europa e della Grecia si sentono molto, tanto che ci sono bandiere della Grecia ovunque. Nicosia, che ho avuto la possibilità di girare molto come capitale, è un po’ stile americano, quindi ci sono i fast food, i centri commerciali, c’è questo finto benessere. Dall’altra parte, quindi dalla parte turca, nonostante i locali siano spogli e non ci sia gente, i luoghi sono molto più umili e veri. Essendo stato ad Istanbul per un altro viaggio, mi è sembrato molto di stare a Istanbul.”

    Che rapporto c’è tra le due popolazioni?

    Le due popolazioni convivono pacificamente. Ad esempio ho assistito ad una manifestazione di solidarietà nei confronti di un ragazzo di Cipro Nord che aveva fatto una specie di ammutinamento al servizio militare e questa manifestazione di ragazzi pacifisti andava sia da una parte che dall’altra della città, anzi, la manifestazione più accesa è stata proprio a Cipro Sud, per capirci. Quindi la sensibilità per certi temi è abbastanza trasversale.I due territori generalmente si rispettano, succede poco e nulla, se non qualche ragazzino che tira dei sassi al di qua o al di là del confine. I mille soldati ONU, personalmente, penso che potrebbero essere utilizzati anche in altre zone, penso al Sudan, all’Afghanistan o alla Palestina. Anche perché, se c’è il chekpoint a Nicosia, lungo tutta la linea, parliamo di chilometri e chilometri di campagne, non c’è niente. La cosa sorprendente è che se la parte Nord ha intenzione di abbassare le armi e fare una Cipro unica, nella parte Sud non c’è assolutamente quel desiderio. Ricordiamo che comunque la guerra è stata vinta dai turchi, ecco, se vogliamo mettere i puntini sulle i, quelli che hanno vinto neanche decidono.

    Quindi praticamente si avverte più una volontà all’unificazione da parte dei turco-ciprioti che non da parte dei greco-ciprioti?

    Sì, purtroppo, la parte Nord non l’ho visitata se non nei quartieri di Nicosia Nord, però se l’idea mia e di tutti quelli che vanno a Cipro è che Cipro Nord sono i cattivi e Cipro sud sono i buoni, una volta che si arriva sull’isola le cose cambiano, o almeno, questo è ciò che ho notato personalmente. Se è vero che la Cipro Nord vive di stenti, sappiamo benissimo che nella Cipro Sud ci sono le basi degli inglesi e degli americani che vanno a bombardare, ad esempio, la Siria. Sappiamo bene che Cipro è un portale per tutto quello che riguarda il Medioriente. Tantissimi imprenditori italiani hanno fatto grandissimi interessi a Cipro proprio perché è un posto sicuro dove commercializzare con il Medioriente. Sappiamo benissimo che Cipro Sud è anche un luogo off-shore, un paradiso fiscale, dove diversi magnati, specialmente russi, hanno investito, anche perché c’è tutta una cultura ortodossa molto forte, lo testimonia il fatto che nelle chiese bizantine trovi la scritta in inglese, la scritta in greco e poi la scritta in russo. Diciamo che per i russi Cipro somiglia ad una piccola oasi: gli yacht che c’erano nel mare di Cipro sud erano tutti yacht russi ed è una cosa che mi ha colpito molto.

    Se da un lato sono palesi gli interessi della Russia che negli ultimi tempi ha stipulato una serie di fondamentali accordi finanziari e militari con le banche e il governo della Repubblica di Cipro, dall’altro non mancano gli interessi della Turchia, che ha mantenuto di stanza a Cipro Nord migliaia e migliaia di militari, non soltanto per mantenere il controllo di quella parte dell’isola, ma anche per poter rivendicare la sovranità sui giacimenti di gas che spettano invece alla Repubblica di Cipro. A tutto ciò si aggiunge il fatto che i rapporti tra UE e Cipro Sud si siano, negli ultimi anni, fortemente incrinati, sia per il fatto che la piccola Repubblica, pur essendo firmataria dei trattati europei, non sia stata ancora pienamente inserita tra i Paesi dell’area Schengen, sia per le scellerate politiche finanziarie che l’UE ha voluto sperimentare sulle spalle dei cittadini ciprioti, prima ancora che sugli altri Stati europei. In questo marasma di interessi e contraddizioni, rimane da capire se la volontà popolare all’eventuale unificazione o al mantenimento delle barricate abbia ancora un peso politico, o se invece la partita si stia giocando ai piani alti dei palazzi di Bruxelles, Ankara o Mosca.

     

    Giuseppe Cugnata

     

     

    About the author: Giuseppe Cugnata

    Giuseppe Cugnata, nato a Ragusa nel 1995, ma cresciuto a Chiaramonte Gulfi, studia Scienze politiche e relazioni internazionali presso l'università La Sapienza di Roma. Nell'aprile 2012 comincia la sua attività giornalistica all'interno de “Il Volantino Indipendente”, foglio d'informazione redatto nella cittadina stessa di Chiaramonte. Nell'agosto del 2012 inizia a scrivere per Generazione Zero, curando, in particolare, l'immigrazione e gli esteri. Nel 2013 inizia la sua attività da videomaker amatoriale. Il 29 aprile 2014, Rai 3 trasmette una sua clip sulle agromafie: "Agromafie: dal produttore al consumatore". Dal gennaio 2015 è direttore editoriale di Generazione Zero. I suoi articoli sono apparsi anche su I Siciliani Giovani.

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