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Il cappio della Troika

img1024-700_dettaglio2_Banca-Cipro-reutersPer chi ancora credesse che portare i soldi in banca sia più sicuro che tenerli in casa, consigliamo di informarsi su cosa stia succedendo negli ultimi giorni nell’isola di Cipro. Tra Sabato e Domenica scorsi, infatti, Bruxelles ha varato un piano economico sulla possibilità di un prelievo forzato dai conti dei cittadini dell’isola mediterranea. Una vera e propria rapina istituzionalizzata, con tassi del 6.75% per i conti inferiori a 100mila euro e del 9.9% per i grandi patrimoni. Al rifiuto del suddetto piano, da parte del Parlamento cipriota, la BCE ha risposto con un ultimatum che suona quasi come l’avanzamento di un riscatto: “in mancanza di un accordo con UE e FMI, la BCE cesserà di alimentare le banche cipriote”. Ma a quanto ammonterebbero le cifre richieste dagli organismi europei? La cifra definita dall’UE è di 5.8 miliardi, una sciocchezza se equiparata alle mastodontiche somme che ruotano attorno alla macchina europea, ma fondamentale per la piccola economia isolana (circa un terzo del PIL); inoltre, un altro dato preoccupante è che la cifra richiesta corrisponderebbe esattamente al capitale d’esposizione delle banche tedesche nei confronti di Cipro. Ma vogliamo credere che sia solo un caso. Le linee di austerità richieste dalla Troika hanno portato l’isola, già collassata a causa dei debiti, a svendere i propri patrimoni, come giacimenti di gas, riserve d’oro e immobili, mentre la Russia di Putin cerca di mantenere la corda abbastanza larga, con un’iniezione di un paio di miliardi nei conti ciprioti. Non è la prima volta che il piccolo Stato mediterraneo e l’enorme nazione euroasiatica fanno affari: Cipro ospita, infatti, decine di migliaia di cittadini russi e circa un terzo della liquidità contenuta nell’isola è derivante dai loro patrimoni (20 miliardi), con l’ingombrante sospetto, per le banche isolane, di aver offerto le proprie scrivanie, per maxi operazioni di riciclaggio, agli ambienti malavitosi russi. E mentre il sistema finanziario collassa e le potenze europee si spartiscono il bottino dell’isola a colpi aiuti e tassi d’interesse, la rabbia cittadina esplode, ma come già avvenuto in Grecia, nessuno le dà voce. Le grandi testate preferiscono parlare dei “malumori delle banche”, anziché della miseria del popolo, e chi sostiene che l’ombra di altre strette alla cinta aleggi anche sullo “Stivale”, viene sistematicamente zittito.

 

Giuseppe Cugnata

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