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    Febbre da oro nero nel nostro mare blu 

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    Sulla Sicilia pendono circa quaranta richieste di trivellazione per l’estrazione di greggio e gas. Cittadini e comitati si sono mobilitati- secondo il loro punto di vista- per bloccare l’avidità di qualche petroliere a salvaguardia del proprio territorio. È in questo contesto che nel 2004, in seguito alla segnalazione dei Verdi di un progetto di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nella Val di Noto da parte della compagnia petrolifera Panther Eureka srl, nasce, per iniziativa di operatori agricoli, agrituristici e cittadini, il comitato NoTriv.
    Vincenzo Moscuzza, autore dell’iniziativa, racconta che “noi operatori agricoli e agrituristici ci siamo ritrovati con questo progetto, concesso dalla regionepiattaforma_petrolifera siciliana ad opera dell’allora assessore Marina Noè, sulla testa, che andava a cozzare con la politica di manutenzione e valorizzazione della natura, del panorama artistico e culturale del posto. Dunque non può venire un qualsivoglia petroliere e fare quello che gli passa per la testa senza considerare l’opinione dei cittadini che abitano in quella zona, che vivono quella zona”. Certo le amministrazioni locali hanno favorito molto questi progetti- secondo il movimento-, ad esempio nel ragusano, ma ciò non deve impedire una risposta chiara da parte della popolazione, come quando nel 2007 una manifestazione di 3000 persone, tra cui 17 sindaci, dichiarò il proprio dissenso alle trivellazioni. In particolare il sindaco di Noto, che a gran voce si pronunziò contro questi progetti, è stato vittima di minacce. “Addirittura all’inizio-prosegue Vincenzo Moscuzza- la regione siciliana non chiese alle compagnie petrolifere, che avevano avuto le autorizzazioni, la valutazione dell’impatto ambientale, cioè di uno studio approfondito degli effetti delle perforazioni sul territorio. In seguito anche alle pressioni e alle proteste cittadine, la Regione fu “costretta” a richiedere documentazioni più approfondite delle loro ricerche, ma da quando le compagnie petrolifere hanno prodotto questi dossier, l’Ente territoriale non ha ancora dato risposta”. Insomma la situazione è in una fase di stallo, una sorta di limbo burocratico e giudiziario(la Regione ritarda la stesura di una legge a salvaguardia del territorio) che potrebbe coinvolgere grandi interessi personali, come nel caso dell’attuale ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Infatti in Sicilia c’è chi punta il dito sui legami che Prestigiacomo e la sua famiglia hanno con le società che affondano i loro pozzi nel mare dell’isola. Si chiede Alberto Zaccagni, nemico accanito delle trivellazioni “se questo ministro dell’Ambiente possa valutare obiettivamente le concessioni petrolifere in Sicilia quando le società amministrate da suoi parenti hanno rapporti d’affari con chi affonda i pozzi nel nostro mare”. Ecco il punto: la Coemi, nata come impresa di famiglia dei Prestigiacomo, è impegnata nell’attività di estrazione di petrolio intorno alla Sicilia. L’amministratore delegato è Maria Prestigiacomo, sorella maggiore del ministro dell’Ambiente. E per di più la Coemi è oggi proprietà della società Fincoe, di cui Stefania Prestigiacomo deteneva il 21,5% fino al novembre 2009 quando l’ha donato alla madre Sebastiana Lombardo, oggi azionista di maggioranza. Niente di illegale, ma certo una questione che non rassicura chi si oppone alla caccia al petrolio nei mari dell’isola. “Quando ci sono questi interessi-incalza Moscuzza- il ministro dovrebbe declinare l’invito a pronunciarsi e delegare qualcuno estraneo ai fatti per prendere delle decisioni. La sua implicazione in queste faccende è inopportuna”. Ma ciò che pesa di più in questo panorama è la disinformazione sui rischi e sugli effetti ambientali che progetti di ricerca e di estrazione possono causare.
    Caso eclatante è stato nel mese di agosto l’inquinamento presunto della sorgente Paradiso, la cui acqua arriva nelle case dei cittadini del comune di S.Croce Camerina. L’allarme lanciato da Legambiente Ragusa è rientrato nel giro di pochi giorni. Oggi la Procura pozzo tresaurosta indagando sulle cause della contaminazione della fonte e ha iscritto nell’elenco degli indagati 9 dirigenti della EniMed, società che si sta occupando dell’estrazione nel pozzo Tresauro in contrada Puntarazzi(Rg). Legambiente Ragusa però non si è fermata ed ha denunciato alla Sovrintendenza la presenza di movimenti sospetti nei pressi del fiume Irminio. Gli accusati si difendono affermando che la loro è opera di manutenzione, ma saranno comunque attivati dei controlli in merito. “Manca però una risposta dai cittadini ragusani che-sostiene con fermezza Antonino Duchi, presidente del circolo Legambiente Ragusa- pur indignandosi non alzano un dito per contrastare questo tipo di progetti, soprattutto per quanto riguarda le riserve naturali. Noi di Legambiente intanto ci stiamo organizzando con l’associazione Liberamente di S.Croce Camerina per avvisare i cittadini e coprire questo vuoto informativo”. Insomma la strada da percorrere è tanta e ci sarà da rimboccarsi le maniche, nel frattempo non ci resta che attendere e sperare.

     

    Simone Lo Presti & Alessandro Massari

    About the author: Simone Lo Presti

    Ho iniziato a scrivere per Generazione Zero nell'aprile del 2011 spinto dal bisogno e dal coraggio di guardare il mio territorio con occhi curiosi mai paghi delle belle parole, ma desiderosi di osservare i fatti. Ho imparato, così, che un buon giornalista deve stare dentro la notizia e raccontare i fatti da quella prospettiva.

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