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    Digitalizzazione della didattica e diritto ad internet 

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    Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Tre domande prese in prestito dal celebre quadro di Gauguin per tre linee guida per capire i livelli di digitalizzazione scolastica e universitaria in un’Italia ancora arretrata, dove l’accesso alla Rete è una barriera da abbattere

     

    Da dove veniamo? Tre studi per tre ricerche

     

    • L’Indice DESI (Indice di Digitalizzazione dell’Economia e della Società) è uno strumento mediante il quale viene misurata la competitività e il livello di digitalizzazione degli Stati Membri dell’UE attraverso 5 aree tematiche: connettività, capitale umano, uso dei servizi Internet, integrazione delle tecnologie digitali, servizi pubblici digitali. Nelle ultime rilevazione del 2019 l’Italia si colloca in una più che modesta 25esima posizione (su 28 Stati Membri contando ancora il fuoriuscito Regno Unito). Per uno studio più dettagliato si rimanda al DESI 2019.

     

    • Dallo studio di Agcom del 2019 sullo stato di sviluppo della scuola digitale emerge una situazione complessiva promettente e in miglioramento ma ancora insufficiente in molti aspetti. Partendo dal dato infrastrutturale, il 97% degli edifici scolastici risulta disporre di una connessione, a fronte di un 3% (dato da non trascurare) che invece risultata totalmente offline. Tuttavia di questo 97%, solo l’11% dispone di una connessione ad alta velocità (almeno 30 Mbps), con le ormai consuete differenze tra Nord e Sud del Paese: basti guardare al dato regionale dell’Emilia Romagna in cui una politica di investimenti accurati ha permesso di triplicare la media nazionale. «La disponibilità di “alte” velocità amplia e diversifica il ventaglio di attività che è possibile svolgere e, soprattutto, permette di ridurre al minimo i problemi di saturazione tipici degli ecosistemi, come le scuole, nei quali la banda disponibile molto spesso è condivisa tra più postazioni contemporaneamente». Un ritardo infrastrutturale dunque che si riversa nelle specificità della didattica. Solo nel 17,6% «l’attività didattica è svolta con tecnologie digitali dall’intero corpo docente». Dove, tuttavia, per tecnologie digitali si intende un qualunque device, tra cui l’utilizzo del registro elettronico, il che pur essendo un utile strumento di raccordo tra scuola e famiglia, non può essere considerato una strumento di didattica. Complessivamente solo la metà del corpo docenti italiano utilizza quotidianamente strumenti digitali per attività didattiche propriamente dette, al netto delle ovvie differenti necessità tra tipologie e materie di insegnamento. Un dato che risente del primato tra i Paesi Ocse per l’anzianità del corpo docenti, con un conseguente e naturale divario tra le competenze digitali degli studenti e dei professori (fonte indagine Ocse 2017)

     

    • Le Rilevazione ISTAT nel periodo 2018/19 mostrano un divario digitale tra le famiglie, aggravato da fattori economici. Il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, un dato che sale al 41,6% nel Sud Italia. Nel 2019, tra gli adolescenti di 14-17 anni che hanno usato internet negli ultimi 3 mesi, due su 3 hanno competenze digitali basse o di base. Un quadro impietoso e tragico che di questi tempi porta ad enormi difficoltà dell’accesso al diritto allo studio e nella funzionalità della didattica a distanza. Infatti anche se il 92% degli istituti scolastici ha attivato la DaD, nel campione analizzato da Cittadinanzattiva, solo il 43% dei docenti ha attivato la Didattica a Distanza, e solo il 9% degli studenti ha usufruito di un orario normale di lezioni.

     

    Inforgrafica ISTAT – PC e Tablet in famiglia

     

    Chi siamo?

    «Le video lezioni sono state seguite da una grande maggioranza di studenti ed il monte ore predisposto per ogni insegnamenti è stato rispettato» ci riferisce Michelle Finocchiaro, rappresentante degli studenti presso la Struttura Didattica Speciale di Lingue e letterature straniere dell’Università di Catania con sede a Ragusa, anche se «molti studenti, non avendo le attrezzature adeguate per frequentare le lezioni online, hanno dovuto ripiegare sull’utilizzo di strumenti altrui (di parenti, di amici etc.) o addirittura hanno seguito le lezioni online dal proprio smartphone, cosa notevolmente complicata in termini di praticità». Le piattaforme maggiormente utilizzate sono state Microsoft Teams e Microsoft Stream: facilmente utilizzabili e intuitive, che non hanno richiesto particolari conoscenze digitali pregresse, ma che a causa della scarsa qualità delle connessione o di affollamento dei server, non hanno permesso interazioni da professore e studenti dovendo mantenere webcam e microfono disattivati. «Se non si è in possesso di una connessione ad Internet in casa e/o di un abbonamento mobile con internet incluso risulta impossibile seguire le lezioni online. Se fosse successo a me, è ovvio che non avrei potuto seguire le lezioni del II semestre, data anche l’impossibilità di spostarsi e raggiungere anche solo i parenti (magari in possesso di strumenti adeguati alla DaD) imposta durante i mesi di marzo e aprile», continua Michelle, riferendo poi di alcuni problemi in sede di esame online dovuti a difficoltà di connessione dello studente o del professore, e persino di «casi in cui degli studenti sono stati costretti a sostenere gli esami orali attraverso lo smartphone su Whatsapp a causa del mancato funzionamento della propria webcam o a causa della non presenza di webcam nel PC usato dallo studente». L’Università di Catania ha attivato il progetto “Coursera”, che tra i diversi corsi, ha offerto anche la possibilità di formazione in ambito digitale agli studenti, ma dal punto di vista economico nessun sussidio è stato predisposto per sostenere gli studenti nelle spese digitali.

    Dove andiamo? Diritto all’accesso a Internet e diritto allo studio

    Era il 2015 quando la Commissione per i diritti e doveri relativi ad Internet compilava la Dichiarazione dei diritti di Internet, stabilendo che l’accesso alla rete fosse un “diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale”.  All’articolo 2 veniva sancito che “le Istituzioni pubbliche garantiscono i necessari interventi per il superamento di ogni forma di divario digitale tra cui quelli determinati dal genere, dalle condizioni economiche oltre che da situazioni di vulnerabilità personale e disabilità”. Un diritto oggi più che mai necessario per limare diseguaglianze nella scuola come nel lavoro, per garantire diritti che ormai passano inevitabilmente per la Rete, dall’informazione ai rapporti al con la PA, e in tempo di emergenza sanitaria anche il diritto allo studio, non solo come diritto dello studente di formarsi ma anche come diritto del professore di formare, per permettere ad ognuno di essere cittadino alla pari. L’attuale contingenza ha smosso l’Italia da una situazione di arretratezza strutturale e culturale: l’insegnamento richiede condivisione, sensibilità ed un rapporto diretto tra studenti e docenti sia a scuola che in università, tuttavia lo studio con strumenti digitali è un’opportunità indispensabile da affiancare a tempo pieno per approcciarsi al mondo con capacità critiche e sfruttare appieno le enormi potenzialità della rete. Nella speranza che la pioggia di denaro pubblico investita nel nuovo piano per la scuola non faccia la fine della lavagna elettronica di cui abbiamo ricordi: un bel quadro bianco, appeso alle pareti di poche e fortunate classi, da guardare e non toccare.

    Salvatore Schininà

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