Migranti, giovani, precari, ambiente|mercoledì, agosto 12, 2020
Ti trovi qui: Home » Ambiente » “Romanzo” termovalorizzatori

    “Romanzo” termovalorizzatori 

    Tempo di lettura: 4 minuti

    “Quella dei termovalorizzatori rappresenta senza dubbio una delle pagine più significative del “romanzo” sulla gestione dei rifiuti in Sicilia” si legge nella ormai famosa Relazione della Commissione Antimafia. Parte tutto dalla crisi dei rifiuti siciliana che affonda le radici nel 1999, quando vennero affidati i poteri di Commissario delegato al governatore Angelo Capodicasa, ex dirigente del PCI, a guida di una coalizione di sinistra per la prima volta nell’isola. All’epoca il sistema era quasi al collasso e l’obiettivo del Governo nazionale era quello di incentrare lo smaltimento verso un modello basato sulla raccolta differenziata. Il Piano Interventi Emergenza Rifiuti di Capodicasa non venne mai attuato e da lì a poco la giunta venne sfiduciata. Le vicende di palazzo portarono prima alla formazione della Giunta Leanza (Cristiani Democratici Uniti) e poi all’elezione di Salvatore Cuffaro (UDC).

    Ereditati i poteri di commissario delegato all’emergenza rifiuti, Cuffaro promuove due provvedimenti: da un lato, intende realizzare quattro impianti termovalorizzatori che avrebbero dovuto bruciare l’80% dei rifiuti siciliani; dall’altro lato, esternalizza la gestione amministrativa del ciclo dei rifiuti creando la cosiddetta ARRA (Agenzia Regionale per i Rifiuti e l’Ambiente).
    I termovalorizzatori sono un affare enorme, miliardario, accanto al quale viene promosso il conferimento in discarica, senza valutare la possibilità di implementare la raccolta differenziata. A tal fine, la giunta Cuffaro promuove la nascita di 27 ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) che finiranno per accentrare su di loro l’intera gestione della raccolta dei rifiuti, bypassando di fatto il ruolo dei Comuni e della Regione in materia. Si dimostreranno dei “carrozzoni”, il cui unico intento è quello di“ moltiplicare poltrone di presidenti di società” ha affermato Giuseppe Pipitone in audizione in Commissione Antimafia. “Come spesso succede con gli strumenti pubblici di questa terra si sono utilizzate risorse pubbliche come ammortizzatore sociale indiscriminato” continua il giornalista siciliano.
    Il lungo iter per la realizzazione degli impianti termovalorizzatori si arena con la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2007 che annulla il bando per questioni procedurali, intimando “l’immediata cessazione di qualsivoglia efficacia delle convenzioni di affidamento e alla loro rimozione”. Il progetto, rinnovato in prima battuta dalla Giunta Lombardo, verrà del tutto abbandonato con il cambio di governo in Regione: “Abbiamo fermato – dichiarerà il nuovo governatore Raffaele Lombardo – il più grande affare della mafia, da 5-7 miliardi di euro e una rendita annua di centinaia di milioni per i prossimi 20-30 anni”. Le imprese chiederanno il risarcimento che si risolverà in un nulla di fatto, mentre un’inchiesta della DDA di Palermo rivelerà “una gara meramente apparente, in cui tutto era già deciso a tavolino” tra le aziende che hanno fatto domanda per spartirsi l’appalto. Si parla di grandi numeri: cinque miliardi e mezzo di lire per 20 anni, per un totale di circa 110 miliardi. L’ex Assessore regionale per l’energia e i servizi di pubblica utilità, Pier Carmelo Russo ha dichiarato in Commissione: “Sa quante possibilità c’erano che la gara potesse andare così com’è andata? Una su 949.173.615. Tanto per dare un’idea, le possibilità di vincere il superenalotto sono una su 622 milioni”. Tutto ciò, senza chiedere e ottenere le informative antimafia.

    “Gli ambienti mafiosi – dichiara Cuffaro in Commissione – erano molto preoccupati che si facessero i termovalorizzatori perché smettevano di lucrare sulle discariche”. Infatti, quello delle discariche è tra i business più redditizi di tutta l’Isola, ciò evidenzia una forte relazione tra gruppi di imprenditori e una parte compiacente della politica siciliana. “La coincidenza di operatori economici che in epoca successiva al tramontare del progetto della costruzione degli inceneritori hanno gestito discariche private è negli atti…” afferma l’attuale procuratore aggiunto della DDA di Palermo, Sergio Demontis.

    L’ampliamento delle discariche private

    Svaniti i progetti per la creazione dei termovalorizzatori, con un costo di 43 milioni per le casse della Regione, l’intera gestione dei rifiuti, oggi, è in mano alle discariche private (eccezion fatta per l’impianto di Bellolampo). Infatti, tra il 2008 ed il 2009 la Regione Siciliana ha autorizzato circa sette milioni di metri cubi per ampliamenti (valore di circa 700 milioni di euro) o per nuovi impianti a favore di gestori privati. Si tratta delle discariche di Grotte San Giorgio (Catania) rilasciata alla Sicula Trasporti Srl, Contrada Bagagli (Melilli, in provincia di Siracusa) rilasciata alla Cisma Ambiente spa, Motta Sant’Anastasia (Catania) rilasciata alla Oikos spa, Siculiana (Agrigento) gestita dalla Catanzaro Costruzioni srl e contrada Zuppà Mazzarà Sant’Andrea (Messina) rilasciata alla TirrenoAmbiente spa.

    “Autorizzazioni – specifica la relazione – rilasciate in assenza di particolari misure di rigore e di prudenza (…) una sorta di rimedio naturale all’emergenza, in assenza di altre soluzioni e, soprattutto, di un ruolo più deciso del pubblico”. Questo è stato accompagnato, come si evince da diverse audizioni, da una parte compiacente della politica siciliana che non sa o – come afferma l’ex assessore al territorio e all’ambiente Giuseppe Sorbello  “apprende dai giornali”. Malagestione compiacente o semplice incapacità? In ogni caso gli ampliamenti venivano autorizzati dai dirigenti di servizio senza nemmeno coinvolgere i quadri generali, i quali si limitavano a porre la “firmetta” come affermato in audizione da Sergio Gelardi (Dirigente Generale del Dipartimento Regionale all’ambiente). Sconcertante pensare che provvedimenti e delibere così rilevanti e dispendiose per le casse pubbliche venissero approvate con tanta superficialità.

    Nel 2013 sotto governo Crocetta si parla della creazione di tre impianti pubblici a Gela, Messina ed Enna. Tuttavia questi non vedranno mai la luce. Oggi, a più di vent’anni di distanza da quando Capodicasa ottenne i poteri di commissario, la Regione si trova nuovamente a gestire l’emergenza, mancando, ancora una volta, di un piano strutturale di lungo periodo per la gestione dei rifiuti.

    Youssef Hassan Holgado
    Simone Lo Presti

    In risposta a “Romanzo” termovalorizzatori

    1. Pingback: Le mani nella monnezza | Generazionezero.org

    Aggiungi commento