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    Muore Mustafa Koçak, altro membro di Grup Yorum 

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    «Il mio nome è Mustafa Koçak, ho 28 anni. Ho vissuto con la mia famiglia a Istanbul fino all’arresto. Come uno dei quattro figli di una famiglia povera, ho passato la mia infanzia e la mia giovinezza lavorando qua e là. La mia vita è cambiata quando sono stato arrestato, il 23 settembre 2017». Inizia così la lettera scritta Mustafa Koçak al suo avvocato e pubblicata su Bianet.

    Mustafa era uno dei membri del gruppo turco Grup Yorum, in sciopero della fame per protestare contro la loro persecuzione politica. Solo 20 giorni fa morì la cantante della band, Helin Bolek, dopo 288 giorni di sciopero della fame.
    Mustafa venne condannato all’ergastolo aggravato con l’accusa di “violazione della Costituzione” e iniziò uno sciopero della fame con lo scopo di ottenere un giusto processo.  Venne accusato di essere stato coinvolto nel rapimento del procuratore Mehmet Selim Kiraz, nonostante la mancanza di prove concrete.

    L’avvocato Ayşegül Çağatay ha dichiarato che Mustafa è stato condannato “sulla base delle dichiarazioni di due calunniatori che hanno fatto false dichiarazioni per evitare torture e punizioni”. L’avvocato ha accusato la Corte di Cassazione di aver “guardato Mustafa che camminava verso la morte” in quanto non ha emesso rapidamente un verdetto. Secondo la Corte Mustafa Koçak era colpevole di aver commesso crimini contro la Costituzione turca. La sentenza è stata emanata solo sulla base delle dichiarazione di testimoni anonimi.
    Il procuratore Ezgi Çakır aveva affermato: “Non ci sono prove nelle riprese delle telecamere e nei registri telefonici. Vale a dire tutte le prove oggettive che potrebbero destare sospetti sull’imputato. Non ci sono impronte digitali, nessuna registrazione telefonica, nessun video. ”

    Quando è stato detenuto per la prima volta nel 2017, Mustafa ha descritto di essere stato sottoposto a torture fisiche e psicologiche durante gli interrogatori, oltre alle ripetute minacce contro la sua famiglia. La presidentessa Nebnem Korur Fincancı della Fondazione per i diritti umani della Turchia, che aveva preparato un rapporto sulle condizioni mediche di Mustafa, ha dichiarato che il governo è responsabile della sua morte. “Processo equo, libertà di organizzare concerti … Sono semplici richieste. La volontà politica, che ignora anche queste semplici richieste, è responsabile di questi decessi” ha scritto Korur Fincancı in un tweet.

    Un altro messaggio per Mustafa su Twitter anche da Can Dündar, il giornalista turco in esilio in Germania: “Non pensi di farlo vero? Basta una calunnia, senza testimoni, fuori dalle regole, e sei arrestato. Dici ‘è una menzogna’, e non sei ascoltato. La giustizia è cieca, lo stato è sordo. La tua famiglia, i tuoi amici lottano invano. E allora, come ultima risorsa, ti bruci per dimostrare la tua innocenza. Mustafa Koçak: a essere morta è la giustizia“.

    Erica Minchillo

    About the author: Erica Minchillo

    Nata a Larino (CB) il 15 Ottobre 1994. Mi sono laureata in Sociologia e Criminologia e attualmente studio Relazioni Internazionali presso l’Universitá RomaTre. Mi sono sempre dedicata alla lotta per i diritti umani partendo dagli anni di volontariato presso la Casa Circondariale di Larino. Scrivere per GenerazioneZero mi permette di affrontare tematiche che spesso vengono sottovalutate.

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