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    In Turchia fare musica porta alla morte 

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    L’attivista e cantante turca Helin Bölek, 28 anni, muore dopo 288 giorni di sciopero della fame, iniziato il 16 maggio 2019 dai membri della band Grup Yorum. Due componenti del gruppo, Bahar Kurt e Baris Yüksel, avevano deciso di interrompere lo sciopero dopo 190 giorni, mentre Helin e Ibrahim Gokcek decisero di continuarlo per protestare contro la loro persecuzione politica. La band, fondata nel 1985 da quattro universitari di Marmara, è nota per le sue canzoni di protesta e per il proprio sostegno sia alle lotte della popolazione turca che a quelle internazionali per la giustizia e la libertà.

    Il governo turco ha vietato le esibizioni del gruppo dal 2015 e le autorità hanno incarcerato alcuni dei suoi membri. Secondo la dichiarazione resa dai musicisti, dopo l’annullamento del loro concerto nel 2015, sono iniziate le incursioni della polizia nel Centro Culturale Idil di Okmeydani, luogo in cui la band si riuniva per le prove. Durante i raid gli strumenti dei membri di Grup Yorum sono stati distrutti o requisiti, le partiture e i loro libri di musica danneggiati e vennero arrestate 30 persone. Il governo accusa Grup Yorum di essere affiliato al Fronte rivoluzionario liberazione popolare, o DHKP-C. Il gruppo militante è considerato un’organizzazione terroristica da Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. La protesta della band, attraverso lo sciopero della fame, chiedeva la fine delle incursioni della polizia contro il Centro culturale Idil, la rimozione dei nomi dei membri di Grup Yorum dagli elenchi dei ricercati del Ministero, l’eliminazione del divieto dei concerti del gruppo e la liberazione dei membri detenuti. Alcuni vennero liberati a novembre eccetto due componenti, tra cui la moglie di Gokcek.

    Secondo quanto riferito dall’Associazione per i diritti umani (IHD) con sede ad Ankara, Bölek e Gokcek sono stati ricoverati in ospedale contro la propria volontà l’11 marzo, ma dimessi una settimana dopo in quanto avevano rifiutato le cure. Una delegazione degli attivisti dell’IHD ha incontrato il vice ministro degli interni turco, ma il governo ha rifiutato di “valutare” le richieste fino a quando la protesta non sarebbe stata annullata.

    A nulla è servito l’appello di Aygül Bilgi, madre di Helin Bölek che poco prima della morte della sua figlia ha dichiarato: “Voglio che mia figlia canti di nuovo le sue canzoni, non voglio che muoia” lanciando un appello finale “fate qualcosa, ma in fretta.”

    L’Associazione dei diritti umani e la Fondazione dei diritti umani in Turchia (TiHV) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla morte di Helin Bölek.
    Facendo riferimento alla nuova legislazione sull’esecuzione criminale pubblicata sulla gazzetta ufficiale il 29 marzo 2020, hanno notato che il regolamento in questione permetteva di legittimare l’uso della forza da parte dello Stato e per questo l’associazione considera il governo “politicamente responsabile di questa perdita”. Hanno anche invitato il governo ad agire rapidamente per prevenire ulteriori perdite e risolvere il problema soddisfacendo le richieste dei membri di Grup Yorum: “Vorremmo ricordare ancora una volta che ciò che deve essere fatto per prevenire una singola ulteriore violazione del diritto alla vita è abbandonare quanto prima questa azione autoritaria e dare priorità alla vita e al rispetto dei diritti umani”, si legge nella loro dichiarazione.

    Erica Minchillo

    About the author: Erica Minchillo

    Nata a Larino (CB) il 15 Ottobre 1994. Mi sono laureata in Sociologia e Criminologia e attualmente studio Relazioni Internazionali presso l’Universitá RomaTre. Mi sono sempre dedicata alla lotta per i diritti umani partendo dagli anni di volontariato presso la Casa Circondariale di Larino. Scrivere per GenerazioneZero mi permette di affrontare tematiche che spesso vengono sottovalutate.

    2 Risposte a In Turchia fare musica porta alla morte

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