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    Armi e droga a Ragusa 

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    Un fiume di denaro nel territorio ibleo. Relazioni criminali tra ragusani, mafiosi catanesi ed esponenti della malavita albanese

    Operazione “Rosa dei Venti”

    Il 14 ottobre 2017 la Guardia di Finanza di Catania, con l’operazione “Rosa dei Venti”, ha arrestato undici  persone, appartenenti ad una consorteria italo-albanese, nei territori di Catania, Ragusa e Modica. L’organizzazione, negli ultimi anni, aveva acquisito sempre maggior centralità nei traffici tra la Sicilia e l’Albania, fornendo la materia prima per le piazze di spaccio catanesi e della provincia di Ragusa.
    Le operazioni di sequestro, lunghe e complesse, partivano da lontano: già nel 2015 era stato sequestrato un peschereccio, al largo di Riposto (in provincia di Catania), proveniente dalle coste albanesi con 900 kg di marijuana, 2 kalashnikov e centinaia di proiettili. In totale, tra le varie operazioni di sequestro che, negli anni, hanno stretto sempre più il cerchio attorno alla direzione del sodalizio criminale, sono stati sequestrati più di 3500 kg di marijuana, decine di fucili kalashnikov e relativi caricatori e munizioni.
    A gestire il trasporto dall’Albania erano Moisi Habilaj, coadiuvato da Maridain Sulaj e Fatmir Minaj. Durante l’operazione sono stati arrestati anche il ragusano Angelo Busacca ed i catanesi Antonino Riela (già gravato da precedenti specifici e punto di riferimento di più clan mafiosi etnei per l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti), Vincenzo Spampinato (già detenuto per analoghi reati), e Gianluca Passavanti.
    L’approvvigionamento di sostanze stupefacenti e di armi nel territorio ibleo non passava solo dalle coste catanesi, come già evidenziato con l’operazione “Agnellino” del 2014. In particolare, sono state coinvolte 22 persone: tra queste spiccano Emanuele Firrisi (condannato a 22 anni e 6 mesi) e Antonino Ferrante (condannato a 20 anni), considerati i promotori dell’associazione a delinquere; Roland Kalemaj, considerato il punto di riferimento dell’associazione per l’approvvigionamento della droga nella Provincia iblea; Armand Hasalla, che si occupava del trasporto dall’Albania e da cui dipendeva il prezzo della marijuana su tutto il territorio ibleo. Gli altri soggetti coinvolti, invece, si occupavano della distribuzione nei territori di Comiso, Vittoria, Santa Croce e Ragusa.

    Operazione “Balkan”


    Il nome di Roland Kalemaj torna nel 2017, quando la squadra Mobile di Ragusa e la Guardia di Finanza di Como, coordinati dalla Procura di Catania, eseguono l’operazione “Balkan”. Iniziata nel 2012, questa operazione ha portato agli arresti di 61 persone (italiane ed albanesi), organizzate in diverse città d’Italia. Tra i sequestri più importanti legati all’operazione c’è quello che la squadra Mobile di Ragusa ha realizzato a Catania: 1000 kg di marijuana e diverse armi. I promotori dell’associazione a delinquere ed organizzatori del traffico di stupefacenti ed armi, arrestati dalla polizia, sono stati: Fation Hoxaj, Mandi Hoxha alias Gentian Hoxhaj, Roland Kalemaj e Erson Zhuka. Quest’ultimo, in particolare, residente a Ragusa, era già noto alle forze dell’ordine per avere, con il fratello Ergest, partecipato, nel 2013, ad una rissa con spranghe, coltelli e bottiglie di vetro rotte, per un regolamento di conti tra le famiglia Zhuka e la famiglia Kodra.

    Armi e stupefacenti arrivavano dall’Albania a Catania. Dopodiché, il carico veniva distribuito tra le varie città della provincia di Ragusa, dove l’organizzazione aveva una fitta rete di contatti, composta da italiani e stranieri (albanesi e tunisini soprattutto) che si occupava dello spaccio. A Ragusa, appunto, Fation Hoxha, Mandi Hoxha, Roland Kalemaj e  Erson Zhuka organizzavano la rete, servendosi anche del lavoro di giovanissimi.

    A Modica, Pozzallo e Rosolini operava l’organizzazione di Julian Hoxha, coadiuvato sia da Majri Dakhil e Selmani Algert (che si occupavano dell’occultamento e dello spaccio), ma anche da alcune donne: Erisa Gjonaj (convivente di Julian Hoxha), Martina Chiaramonte, Chaggar Fadwa e Wudarczyk Justyna che, per conto dell’organizzazione, si occupavano dello spaccio, e dalle sorelle Lorenza e Mery Salonia che, pur essendo ai domiciliari, tramite dei corrieri, acquistavano le sostanze stupefacenti (eroina e marijuana) dall’organizzazione criminale e lo immettevano sulla piazza di Pozzallo. Infine, legati al sodalizio erano anche Carmelo Baglieri, Giorgio Selvaggio e Giorgio Assenza, che si occupavano dello spaccio nella città di Modica. Tutti questi soggetti sono stati arrestati nel 2017 al termine dell’operazione “Blade”, che ha concluso un lungo filone di indagini iniziate nel 2012.

    La criminalità organizzata albanese e locale a Scicli

     

    Un’altra piazza di spaccio è stata individuata a Scicli. Qui la gestione del traffico è affidata non solo alla presenza di importanti esponenti della criminalità organizzata (in particolare, Franco Mormina legato al clan Mazzei) o alle storiche famiglie criminali della città (come la famiglia Gesso), ma, sembrerebbe coinvolgere anche la famiglia Korreshi. In questo senso sono da riportare gli arresti del 2017 a carico di Emiljan Korreshi, arrestato dopo essere sceso da un autobus di rientro da Roma mentre trasportava 5 kg di marijuana e 30 grammi di cocaina (per un valore di circa 55 mila euro), e Massimo Korreshi, che aveva occultato, nel terreno adiacente la sua abitazione, una valigetta con diversi involucri di marijuana.

    Non ci è dato sapere, in questo momento, come si evolveranno le dinamiche criminali della provincia di Ragusa, ma una cosa è certa: le nuove reti che le organizzazioni criminali stanno tessendo sul territorio ibleo devono rappresentare un campanello d’allarme sia per le forze dell’ordine, ma soprattutto per la cittadinanza assuefatta ad una esistenza tranquilla e ad una narrazione del territorio superficiale e mai analitica.

     

     

    Simone Lo Presti

    About the author: Simone Lo Presti

    Ho iniziato a scrivere per Generazione Zero nell'aprile del 2011 spinto dal bisogno e dal coraggio di guardare il mio territorio con occhi curiosi mai paghi delle belle parole, ma desiderosi di osservare i fatti. Ho imparato, così, che un buon giornalista deve stare dentro la notizia e raccontare i fatti da quella prospettiva.

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