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Yemen, finirà mai?

Dopo quattro anni di sanguinari conflitti sembra che la guerra yemenita, iniziata nel 2015 si stia concludendo. La risoluzione del conflitto potrebbe essere raggiunta attraverso gli accordi di pace tenutesi nella capitale svedese di Stoccolma.

 

Il punto di incontro tra le delegazioni

All’incontro si sono riunite sia la delegazione degli Houthi, ribelli appoggiati dall’Iran, sia quella del governo yemenita capeggiata da Hadi. Già da tempo si auspicava ad accordi tra le due fazioni, in modo tale da rendere il conflitto un discorso fatto di dialogo e diversi punti di vista, in uno Stato, oramai, diviso da una realtà dicotomica, in cui la vittoria di una fazione sull’altra è così deleteria da non poter essere definita tale. Nel processo di pace emerge in particolar modo il ruolo giocato da Martin Griffiths, inviato ONU in Yemen. È grazie alla sua perseveranza che per la prima volta, dopo due lunghi anni, gli Houthi si sono mostrati aperti al processo di pace e si sono detti disposti a negoziare con il governo yemenita. Nodo decisivo nell’accordo è quello del porto di Hodeida verso cui è stato lanciato un immediato cessate il fuoco, seguito a sua volta da un altro punto decisivo, lo scambio tra prigionieri Houthi e detenuti governativi. Nel frattempo, anche il Senato statunitense ha votato una risoluzione con cui ha deciso di non sostenere più l’Arabia Saudita nella guerra yemenita. Un buon passo avanti che lascia ben sperare. A questo punto starà agli inviati di ciascuna delle due delegazioni mettere in atto nel campo di battaglia ciò che è stato deciso durante gli accordi. Le azioni di ciascuna delle fazioni determineranno se i colloqui di pace siano stati inefficaci, come lo erano stati i precedenti accordi di Ginevra o, auspicabilmente, si riveleranno la manovra decisiva che porrà fine alla crisi umanitaria che ha condannato metà della popolazione yemenita alla carestia e alla fame.

La crisi umanitaria

Dal 22 marzo 2015 i cittadini yemeniti sono costretti a vivere in condizioni critiche sotto ogni punto di vista, da quello politico a quello economico (i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati del 137%). “Save the Children” stima che dal 2015 ad oggi più di 85 mila bambini yemeniti siano morti di fame; allarmanti le parole del direttore Tamer Kirolos per cui “per ogni bambino ucciso da bombe e proiettili, decine di persone muoiono di fame e malattie”. Non a caso le Nazioni Unite la definiscono come la peggiore crisi umanitaria mondiale.

Devris Yaldes

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