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    Yemen: la guerra di cui (quasi) nessuno parla 

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    Quando si parla di conflitti in Medio Oriente si pensa alla Siria o alla situazione precaria della Turchia del sultanato d’Erdogan, decisamente meno allo Yemen. Si spara da più di due anni ma la guerra nello Yemen è una storia che fa poco rumore: un conflitto sanguinario che si protrae dal 2015 e sembra non avere alcuna via d’uscita, un loop infinito in cui, sotto falso nome di Rivoluzione, monarchia sunnita e Iran sciita continuano a uccidere civili.
    Siamo di fronte ad un conflitto interno tra i ribelli, gli Houthi, appoggiati dall’Iran e il governo yemenita con a capo il presidente Abd Rabbih Manṣūr Hādī, supportato da una coalizione di ben 10 nazioni, di cui fanno parte anche gli Stati Uniti e diverse potenze europee. Il conflitto scoppia nel 2015 quando il gruppo ribelle shiita (che si pensa sia finanziato dall’Iran) abbraccia le armi per sovvertire il governo centrale, facendo leva sui soprusi perpetrati dallo Stato nei loro confronti e annunciando che la loro è una battaglia per l’uguaglianza.
    È lecito pensare che questa guerra sia diventata in realtà lo specchio di un conflitto ben più grande e che lo Yemen sia diventata una delle tante conseguenze della “guerra fredda” tra Teheran e Arabia Saudita per il controllo della regione. Lo scontro politico-ideologico tra fronte filo iraniano degli Houthi (che hanno occupato la capitale Sana’a dal 2014) e la coalizione di Al-Hadi sostenuta dalla forza saudita, si esplica come un conflitto di poteri nell’area. Teheran vede gli Houti come un’opportunità per aumentare la propria egemonia in Medi Oriente e i Sauditi, invece, cercano di contrastare l’influenza dell’Iran riportando al potere il governo precedente. In questo contesto, determinante è il ruolo che l’America e le potenze europee ricoprono, questi si svelano sempre più legati al colosso saudita, alleato storico americano, a cui vendono armi e addestrano gli eserciti nel nome di una pace comune.
    Resta comunque evidente che, qualsiasi sia la ragione di tale conflitto, si stia destabilizzando gravemente l’intera regione e che diventa sempre più necessario un cessate il fuoco. Dallo scoppio della guerra civile ad ora, si è arrivati a stimare una perdita umanitaria che sfiora le 10.000 persone mentre altre centinaia di migliaia sono state costrette alla fuga.
    Ai bombardamenti continui di ospedali, scuole e luoghi civili come piazze e mercati, si aggiungono le condizioni sanitarie precarie e la diffusione del colera di cui si stimano oltre 860.000 casi. In questo scenario anche le milizie del gruppo terrorista Al-Qaeda si sono ritagliati il proprio ruolo che via via si fa sempre più centrale, creando cosi una delle reti terroristiche più efficienti, nonché una delle più pericolose. Cellule affiliate al gruppo terrorista sono infatti ancora attive e aderiscono dal 2015 alla campagna anti-iraniana lottando contro gli Houti, facendo emergere qualche perplessità circa il rapporto tra Arabia Saudita e Al-Qaeda. Per l’ennesima volta la stabilità dell’intero Medio Oriente è fortemente minacciata da potenze in continuo disaccordo e finché queste non troveranno un accordo, la speranza che la situazione si evolva in positivo è sempre più lontana.

    Devris Yaldes

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