Migranti, giovani, precari, ambiente|lunedì, luglio 23, 2018
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    Il “barbaros” come caprio espiatorio 

    Con il termine βάρβαρος (= Barbaros) i greci individuavano lo straniero, i “non elleni”. Il termine, però, non era inteso solamente in senso identificativo ma aveva anche un’accezione politica e culturale; assumendo così una sfaccettatura negativa. Oggigiorno, i migranti sono i “barbaros” degli italiani e degli europei: nessuno vuole accoglierli, tutti li evitano e pochi li “sopportano”. Sono diventati il caprio espiatorio dei nostri problemi, il “j’accuse” sulla bocca di tutti. Ma una volta bloccati gli sbarchi e fatte le dovute espulsioni, che cosa avremmo raggiunto? Forse il numero di chi raccoglie i pomodori e le arance in condizioni disumane e in cambio di paghe misere diminuirebbe. Il debito pubblico non verrà azzerato, le “morti bianche” non scompariranno e i lavoratori continueranno ad avere condizioni precarie e poche tutele. Il cancro della mafia continuerà a tessere le sue fila, in maniera capillare, lungo l’intero territorio italiano. Pizzo, intimidazioni e violenze non saranno un lontano ricordo, così come le varie “Terre dei Fuochi” sparse lungo l’intera Penisola. Le periferie italiane continueranno a navigare nel degrado e nella criminalità, e non riusciremo a dare opportunità e prospettive migliori ai giovani che ci vivono.

    La situazione rimarrà tale perché, molto banalmente, il “barbaros” non è la colpa dei nostri mali. È troppo facile accusare lo straniero di tutti i nostri problemi interni, è un fatto storico che si ripete ciclicamente da anni. Ma oggi più che mai siamo appannati da un velo di ottusità, innalzato da politici e media, che non ci permette di analizzare in maniera lucida la situazione politica attuale. Nonostante gli sbarchi siano diminuiti del 75% rispetto agli ultimi due anni, è molto più facile ottenere consenso attraverso la diffusione di sentimenti e percezioni, i quali, fanno perno sulla paura, sul disprezzo e sulla disperazione della gente. Ovviamente la diminuzione degli sbarchi è dovuta al decreto Minniti, che di umanitario aveva ben poco e che ha causato la sofferenza di migliaia di persone, rimaste bloccate, torturate e violentate in Libia.

    Ma la verità è che con l’operazione #chiudiamoiporti di Salvini abbiamo assistito a una delle più grandi distorsioni della realtà degli ultimi mesi, quella che è stata un’operazione arrogante e contro ogni sensibilità umanitaria è finita col diventare un successo nazionale di questo nuovo Governo. Tutti a gioire per aver 629 migranti in meno.
    Ancora una volta l’Unione Europea ha dimostrato la sua incapacità nell’agire in maniera unitaria, o meglio dire, comunitaria. E in questo immobilismo, o menefreghismo europeo, Salvini ha trovato terreno fertile per continuare a fare propaganda e aumentare esponenzialmente i consensi verso il suo Partito. Sparare a zero su ONG definendole come i “taxi del mare”, parlare di un continuo “business sui migranti” e citare numeri a caso (spesso infondati) su sbarchi e spese per l’accoglienza, non fa altro che alimentare il mal contento presente nella società e darne un’interpretazione fuorviante.

    Non ci sono i modi e i numeri per parlare di “invasione” dato che l’Italia accoglie mediamente 100.000 migranti l’anno, una cifra simile a quella dei giovani italiani che emigrano all’estero in cerca di lavoro e nuove opportunità. L’unica differenza è che per i secondi non ci sono corridoi umanitari che permettano di evitare di fare il lungo “viaggio della morte”.
    Quando Salvini urla “tutta l’Africa in Italia non ci sta” non fa altro che cercare di spostare di proposito l’attenzione da altri problemi ben più seri che abbiamo nel nostro territorio. È ovvio che il sistema dell’integrazione debba essere rivisto, ci sono troppe falle e i risvolti patologici di questo sistema li vediamo nei ghetti e slum che crescono nelle nostre campagne. La scelta politica di non accogliere la nave “Aquarius” da parte di Salvini e Tonninelli, non ha fatto altro che nascondere la polvere sotto il tappeto. Se il neopresidente Sanchez ha deciso di far attraccare la nave in territorio spagnolo, lo ha fatto soprattutto per cercare di ottenere una maggiore legittimazione politica a livello europeo e non per venire in solidarietà al governo populista italiano. Un domani, qualora Sanchez non decida di farsi carico di tutte le barche del Mediterraneo, il problema si riproporrà e Salvini invece di “battere il pugno” con i più deboli è meglio che incarichi chi di dovere all’interno del governo, per andare a “battere il pugno” nelle istituzioni europee, che è lì dove si prendono le decisioni.

    I dati in crescita per il “Carroccio” dimostrano inoltre, che a demonizzare l’intera sinistra inevitabilmente si è lasciato terreno fertile al razzismo e alla xenofobia. Il Partito Democratico ha pagato a caro prezzo la sua incomprensione della scena politica attuale e le politiche da palazzo, lontane dai cittadini, messe in atto negli ultimi 5 anni. Gli altri partiti e “partitelli” non hanno i numeri e le capacità per arginare questa deriva populista a destra e qualora non ci sia un cambio di rotta, che porti ad un’opposizione di sinistra vera ed efficiente, l’odio, la violenza e la superficialità con la quale vengono trattati alcuni temi politici metteranno a dura prova la democraticità della nostra amata Repubblica.

    Youssef Hassan Holgado

    About the author: Youssef Hassan Holgado

    Nato il 2 settembre del 1995 a Salamanca, una piccola cittadina spagnola situata nella regione della Castilla y León. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, redattore di Generazione Zero da settembre 2016. Da gennaio 2018 occupo la posizione di Direttore Editoriale, continuando a fare del giornalismo la mia passione.

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