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    Il caso Tumino-Spampinato: 43 anni di bui 

    Tempo di lettura: 5 minuti

    Il 1972 sarebbe potuto essere un anno importante per la città di Ragusa, tale da scuotere le fondamenta della sensibilità sociale dei suoi abitanti. Ci furono due omicidi illustri, a distanza di pochi mesi: fu l’anno del caso Tumino-Spampinato. Un ingegnere appassionato di antiquariato ed un giornalista (di quelli senza tesserino, però) che tentò di fare luce sulla morte del primo. Ragusa, però, è una città che non vuole sapere ed ancora oggi, a distanza di 43 anni, è sempre più buia la strada per la verità.

    La città che non vuole sapere

    L’omicidio dell’ingegnere Tumino, avvenuto la notte tra il 25 ed il 26 febbraio 1972, scosse la città. “Tutti si chiedono – scrive Giovanni Spampinato, cronista de “L’Ora”, il 28 Febbraio –  chi possa aver avuto interesse a togliere di mezzo il noto professionista. Il capoluogo ibleo non è abituato a delitti di questo tipo e la popolazione è in preda a comprensibile emozione”. Inizia così l’inchiesta giornalistica di Giovanni Spampinato che, nei mesi successivi, racconta le evoluzioni delle indagini e le storie di personaggi poco chiari, appartenenti alla destra eversiva, che si intrecciano con le trame dell’omicidio. Racconta della possibilità che Tumino fosse implicato in attività di ricettazione di antiquariato proveniente dalla Grecia, sotto il regime dei colonnelli, e di armi e stupefacenti che viaggiavano con i reperti storici. Racconta della presenza di Stefano Delle Chiaie, noto stragista nero, e di altri luogotenenti di Iuno Valerio Borghese, che erano spesso in compagnia dell’On. Cilia, eletto tra le fila del MSI, e che preparavano il terreno per il tentativo di golpe, poi avvenuto nel 1978. Delinea le prime trame di una tela che sarà scoperta solo con le indagini degli anni ’80, conosciute come “Gladio”, riguardanti i rapporti tra la destra eversiva, appunto, e i servizi segreti deviati.
    Tuttavia, questo quadro non era condiviso dal resto della città. Un delitto passionale doveva essere stato, dato che l’ingegnere era noto fimminaro. Era un’ipotesi più semplice da metabolizzare.
    L’inchiesta di Spampinato, invece, conduceva al nome di Roberto Campria, figlio del Presidente del Tribunale di Ragusa, l’ultimo ad essere stato visto in compagnia dell’ingegnere Tumino. Lo stesso Campria presente a casa Tumino a poche ore dal ritrovamento del corpo dell’ingegnere.
    Campria fu ascoltato, in maniera informale, dal sostituto Procuratore, Agostino Fera, ma non fu mai inquisito formalmente. I contatti con gli organi inquirenti non vennero mai formalizzati. “Condizionamento no – si difende l’ex Procuratore di Ragusa, Agostino Fera, ai microfoni di Rai Storia – certo, non era facile: è come se avessero arrestato mio figlio o sospettato di mio figlio, insomma è normale una cosa del genere, perché era il figlio del Presidente del Tribunale (di Ragusa, ndr) ed il Presidente del Tribunale era l’autorità più alta che logicamente ci potesse essere a Ragusa”.

    Se l’è cercata: morte di un giornalista

    12091161_10153708713489510_7710694968668753399_o“Un giornalista deve solo riportare i fatti, non fare il poliziotto, non devono essere loro (i giornalisti, ndr) ad indagare a livello penale. Indicare i colpevoli di un fatto, secondo me, non è nell’animo del giornalista”. Così Mario Papa, noto giornalista ibleo e direttore di Tele Iblea, introduce nel suo tg la presentazione di “Spampinato43”, evento organizzato a Ragusa per il 43esimo anniversario della morte di Giovanni Spampinato. D’altronde, in questi 43 anni, è stata sempre questa la tesi della città: Giovanni Spampinato ossessionava Roberto Campria, se l’è cercata. Ma le cose andarono diversamente. “È stato Campria a cercarlo– ricorda Salvatore Spampinato, fratello di Giovanni– Giovanni non voleva incontrarlo e ripeteva ‹‹ma questo che vuole da me?››”. L’amore per la verità assunta quale norma generale per i veri giornalisti, però, è un fuoco acceso nell’animo di Giovanni Spampinato che inizia ad incontrare Roberto Campria. Ci furono 7 incontri tra i due, compresa una conferenza stampa organizzata in casa di Campria, in cui il padrone di casa dichiarò apertamente la sua estraneità ai fatti. Giovanni Spampinato, da buon cronista, riportò la notizia. È, infatti, vero che “in uno Stato democratico è giusto che ci sia un’informazione libera che faccia informazione a tutto campo e senza condizionamenti- dichiara il Procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia– cosa che purtroppo oggi non c’è e che c’era nel 1972″.

    L’ultimo incontro tra Campria e Spampinato avvenne la sera del 27 Ottobre 1972. La Cinquecento su cui viaggiavano fu superata da una Fiat 850 che gli tagliò la strada, fermandosi davanti all’ingresso del carcere di Ragusa. La Cinquecento si accodò e Campria esplose sei colpi d’arma da fuoco contro Spampinato. Poi scese dall’auto e si costituì.

    Spampinato43: ricostruzione del caso Tumino-Spampinato

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    “Nel ricostruire la vicenda dell’omicidio dell’ingegnere Angelo Tumino, bisogna scartare immediatamente la pista passionale, come d’altra parte fa anche l’ex Procuratore Fera; ma io scarterei anche la pista neofascista”. A parlare è Carlo Ruta, giornalista modicano e autore di tre libri sul caso Tumino-Spampinato, durante il già citato “Spampinato43”, l’incontro tenuto a Ragusa il 29 Ottobre 2015, con lo scopo di fare luce sul duplice omicidio a 43 anni di distanza. “In tasca al Tumino – racconta Ruta – sono state trovate 370 mila lire. Consideriamo che per comprare una Cinquecento ci volevano 600-700 mila lire. Oggi per comprare un’utilitaria servono tra gli 8 e i 10 mila euro. Possiamo allora affermare che il Tumino aveva in tasca il corrispettivo di circa 5 mila euro di oggi. Ora, i fascisti si organizzavano per il colpo di stato e quei soldi sarebbero serviti per comprare armi: ci potevano comprare 20-25 mitra, non glieli avrebbero lasciati addosso. Rimane allora la pista della criminalità organizzata, ma di un livello medio-alto”. E c’è un altro fatto. “Qualche giorno dopo l’omicidio- racconta Luciano Mirone, giornalista catanese ed autore de “Gli Insabbiati”- Campria va dal Procuratore Fera e confida alcune cose che non vengono verbalizzate. Dice di essere stato avvicinato da un personaggio insospettabile per aiutarlo a far sbarcare a Ragusa un carico corrompendo qualcuno della Guardia di Finanza e di portare una valigetta da Ragusa a Palermo, contenente probabilmente droga. Queste sono parole dello stesso Fera, messe nero su bianco agli atti del processo intentato dalla Procura di Messina”.
    12185571_10206599253173274_6698136225853666516_oL’incontro è particolarmente interessante e svicola il pericolo di una sterile commemorazione. Viene presentato anche un documento inedito, una lettera anonima del 2008 in cui è contenuta la tesi, considerata depistatoria da parte della Procura di Ragusa, della natura passionale dell’omicidio Tumino con una dovizia di particolari che “sono troppo precisi – dichiara Carlo Ruta – per non essere stati scritti da qualcuno che era presente all’omicidio e che probabilmente è l’ultima persona rimasta viva che può dire la verità sul caso”.
    Tuttavia, le domande rimangono sempre le stesse: chi ha ucciso Tumino e perché? Perché non si è fatta chiarezza sul ruolo di Roberto Campria durante le indagini? Spampinato è stato ammazzato per ciò che aveva scritto o per quello che avrebbe potuto scrivere?
    E le risposte, forse, giacciono con chi non può più darle, come Roberto Campria che, intervistato da un noto giornalista ibleo sul caso, non volle dire niente “perché oggi non rischio meno di ieri!”.

    Simone Lo Presti

    About the author: Simone Lo Presti

    Ho iniziato a scrivere per Generazione Zero nell'aprile del 2011 spinto dal bisogno e dal coraggio di guardare il mio territorio con occhi curiosi mai paghi delle belle parole, ma desiderosi di osservare i fatti. Ho imparato, così, che un buon giornalista deve stare dentro la notizia e raccontare i fatti da quella prospettiva.

    5 Risposte a Il caso Tumino-Spampinato: 43 anni di bui

    1. carlo ruta

      Ti faccio i miei più sentiti complimenti Simone perché hai raccontato a perfezione il clima di quella sera. L’idea di base degli organizzatori era quella di una discussione differente, oltre l’inutilità della retorica, e così è stato. Un caro saluto
      Carlo

       
    2. nadia tumino

      mi rincuora sapere che un ragazzo così giovane, si occupi di informazione a questi livelli in un circuito in cui la diffusione della notizia avviene secondo i canoni della omologazione. E’ un piacere leggere la chiarezza tra le righe, che lascia intravedere la ricerca autentica della verità. Mi auguro che questa passione spinga giovani come Simone ad interessarsi sempre più di fatti “scomodi” che annebbiano i nostri giorni, in questo contesto storico di grande cambiamento.

       
    3. Lupo

      Giovanni Spampinato è stato un giornalista molto coraggioso. Ho letto un interessante articolo in cui viene ricostruita la sua storia sul sito mafieitaliane.it. Lo Stato a mio giudizio ha enormi responsabilità su quest’omicidio. Il Campria è stato sin troppo protetto perché figlio di un alto magistrato di Ragusa

       
    4. Pingback: Il Castello di Donnafugata: | Generazionezero.org

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