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    13/02/2015: In nome del Popolo italiano 

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    Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima)

    definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposti, e previa loro riunione, così provvede:

    accoglie i ricorsi n. 1825/13 R.G. e n. 2397/13 R.G. e per l’effetto annulla il provvedimento del Dirigente Generale del Dipartimento dell’Ambiente dell’Assessorato del Territorio e dell’Ambiente della Regione Siciliana del 24 luglio 2013, prot. n. 32513;”

    Con queste precise parole, il TAR di Palermo ha sostanzialmente annullato l’ormai famosissima “revoca della revoca” del Presidente Crocetta, dichiarando di conseguenza illegittimi i lavori di costruzione del MUOS da essa autorizzati. In pratica, gli studi dell’Istituto Superiore di Sanità, sui quali Crocetta si era basato per rilasciare nuovamente le autorizzazioni dopo la revoca attuata da egli stesso nel Marzo precedente, sono risultati “incompleti”, “inadeguati”, “basati su procedure di calcolo semplificate”, e comunque non condivisi dagli esperti chiamati dalla stessa Regione ad esprimersi in merito.

    A questo punto, quindi, sorgono spontanee delle domande: qual è la linea sottile che divide la legalità dall’illegalità, la legittimità dall’illegittimità, la giustizia dall’ingiustizia? Cosa succede se una posizione considerata fin dall’inizio quella giusta, improvvisamente si scopre essere da sempre in torto, illegittima? Chi risarcirà chi, pur essendo dalla parte giusta, è stato tacciato di “anarco-insurrezionalismo”, “antiamericanismo a prescindere”, trattato come un “pericoloso attivista”, “estremista” e come tale a volte denunciato e perseguito penalmente? Chi risarcirà i cittadini di Niscemi e dei paesi limitrofi, i bambini e le loro “Mamme NoMuos”, per i danni fisici e morali recati loro? Chi pagherà per il deturpamento della Sughereta di Niscemi, sito di interesse comunitario?

    Forse a tutte queste domande non si troverà mai una risposta, nonostante la sentenza indichi in modo inappellabile chi è da sempre stato dalla parte giusta. Quell’essere dalla parte giusta che troppo spesso è costato una carica della Polizia, un arresto, una denuncia, un processo. Certamente questa sentenza non può che essere considerata una grande vittoria del Movimento NoMuos e di tutti i suoi attivisti, ognuno con il suo modo diverso di lottare, fare propaganda ed informazione; ma certamente non ci si può limitare a cantare vittoria, a considerare questa sentenza come un traguardo, bisogna che la lotta NoMuos riparta proprio da questa sentenza, come prima e più di prima.

    Perché se crediamo che da adesso tutto si fermerà e smantelleranno di loro volontà, allora abbiamo perso la battaglia in partenza. Ci proveranno in tutti i modi per continuare nella loro opera, magari aggirando la legge con qualche provvedimento infilato di nascosto in un decreto, o magari semplicemente continuando a lavorare nel loro sporco silenzio. È da qui che la lotta deve ricominciare, bisogna tenere la guardia altissima, vigilare costantemente, mai come ora dobbiamo far sentire il nostro fiato sul collo dei nostri “governanti”, regionali e nazionali. E magari un giorno trasformeremo veramente quei ferri in biciclette, quelle “spade in aratri”.

    Da adesso solo tre parole dovranno guidare il popolo NoMuos:

    RESISTENZA, RESISTENZA, RESISTENZA.

    ORA E SEMPRE NOMUOS.

    Alberto Lucifora – “Collettivo L’Eskimo”

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