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    Responsabili per genocidio cercasi 

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    “La lingua parlata dai Serbi, dai Croati e dai Bosniaci è di fatto la stessa. Oggi i Serbi la chiamano serbo, i Bosniaci bosniaco e i Croati croato. Ma quando parlano si capiscono perfettamente tra loro.”

    Denis Tanovic

    Ignavia

    Pressappoco tutti ricorderanno la descrizione che fece Dante Alighieri, nel III canto dell’Inferno della Divina Commedia, delleanime triste di coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”. Il problema si accentua quando la pusillanimità di coloro che hanno ignorato, in maniera consapevole, e si sono voltati dall’altra parte rende più semplice organizzare un massacro, compiere una mattanza raccapricciante nei confronti di migliaia e migliaia di altre vite. Per risalire al contesto delle nostre affermazioni dobbiamo fermare il tempo, e far scorrere le lancette all’incontrario fino a quasi una ventina d’anni fa. Era il luglio 1995, periodo che ad alcuni può non rimembrare nulla, mentre ad altri far rimarginare ferite che non guariranno mai più. Il luogo particolare è la Bosnia/Erzegovina, la città Srebrenica: e a questo punto crediamo che tutti i lettori abbiano capito a cosa ci stiamo riferendo. Un calcolo non ancora completamente concluso di 8372 morti (alcuni postulano che si possa arrivare anche a 10000 morti) quantifica quanto l’ignavia di alcuni soggetti terzi sia costata la vita a circa diecimila bosniaci, lasciati in balia assoluta e senza scampo nelle mani dei loro carnefici serbi e serbo/bosniaci. Gli ignavi in questione sono i caschi blu dell’ONU, di nazionalità olandese, che circa vent’anni fa avevano il compito di proteggere le vite dei cittadini bosniaci all’interno dell’enclave di Srebrenica, coinvolta pienamente nell’onda urto delle truculente guerre balcaniche di inizio anni ’90. Il sospetto che quei soldati olandesi non avessero adempiuto al loro dovere, ma anzi si fossero totalmente disinteressati al destino di migliaia di uomini, donne e bambini, serpeggiava in maniera concreta già all’indomani del genocidio. La condotta dei caschi blu, però, è rimasta impunita. Fino all’anno di grazia 2014.

    Colpevolezza

    Il 16 luglio 2014, il tribunale dell’AIA ha accolto il ricorso presentato dalle Madri di Srebrenica, associazione di familiari delle vittime del massacro, e sottolineando che i caschi blu olandesi del contingente Dutchbat avrebbero dovuto proteggerli. Lo stato Olandese, dunque, ha la responsabilità ufficiale di almeno 300 uomini e ragazzi di Srebrenica (una piccola parte dell’enorme numero di assassinati, questo è negativamente significativo), ma la sentenza, nella sua piccolezza, fa comunque storia. L’Olanda è il primo paese, relativamente ad una missione ONU, ad essere sanzionato per il comportamento improbo del suo contingente militare. Un piccolo precedente che può aiutare a fare luce su molti altri buchi neri della storia delle missioni ONU, anche se questo, nella sua enormità, rappresenta comunque uno dei casi più eclatanti. Può non servire a ridare padri, madri, nonni e figli a chi è sopravvissuto, ma rappresenta (perlomeno) un piccolo passo verso la verità, per allontanare l’insabbiamento continuo che circonda fatti di questo tipo. Purtroppo, però, i margini di miglioramento sul pensiero che ruota attorno alle vicende bosniache, in particolare nelle terre balcaniche, resta circoscritto. I mandanti e i fautori materiali dell’eccidio, fra i quai “spiccano” Ratko Mladic, Radovan Karadzic e la famigerata tigre Arkan, restano ancora oggi degli sconcertanti idoli per i fautori della Grande Serbia. Il negazionismo, poi, non ha limiti. L’entourage dell’attuale presidente serbo, Tomislav Nikolic, che negli anni ha nicchiato spesso sull’argomento, ha presentato delle scuse alla nazione bosniaca che sanno leggermente di beffa. Addirittura, sono state scritte anche opere e saggi con al centro un eventuale complotto a danno dei serbi da parte degli Stati Uniti d’America e delle grandi potenze del mondo. La manipolazione degli eventi in funzione pro-serba, ridicola e pretestuosa, tocca l’apice con la pubblicazione, qualche anno fa, del libro Srebrenica Come sono andate veramente le cose, scritto dallo svizzero Alexander Dorin. La storia sarebbe quella della solita macchinazione statunitense (per carità, spesso e volentieri più che comprovabile in altri luoghi del mondo) con Bill Clinton che ha inventato il “mito di Srebrenica” per distruggere l’egemonia serbo/jugoslava nel bacino Mediterraneo. Il negazionismo 2.0, a quanto pare, continua a viaggiare a spron battuto dopo la negazione dell’esistenza dei campi di sterminio tedeschi e della Shoah. In tutto questo mare di opinioni, sfugge forse l’essenziale: luci nell’ombra inziano a spuntare su uno dei più grandi e insensati stemini della storia del Novecento intero. Purtroppo, crediamo che non tutti i colpevoli saranno mai assicurati alla giustizia. Rimarremo, chissà, sempre all’eterna ricerca di responsabili per ogni maledetto genocidio a cui abbiamo assistito. O a cui assisteremo.

     

    Simone Bellitto

    About the author: Simone Bellitto

    Simone “Bob” Bellitto. Nato a S.Agata di Militello (ME) nel 1987. Nato e cresciuto sul giornale on-line “Megaron”, ha collaborato e collabora a giornali on-line quali “Dietrolequinte”, “La Zanzara”, “Abits” e da maggio 2011 a “Generazione Zero” di cui attualmente è redattore nonché operaio in prima linea. Ha partecipato come redattore al progetto europeo “Generazione Zero Sicilia“, finanziato dal programma “Gioventù in Azione”. Scrive di storia, spazio civile, ingiustizie di vario genere e entità. Appassionato di cinema e musica, ha riversato per intero la sua passione per il sociale e per il buon giornalismo nel progetto di Generazione Zero, per una Sicilia migliore o perlomeno più informata.

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