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    Ilaria Alpi e la Somalia – La verita’ nascosta tra i rifiuti 

    Tempo di lettura: 3 minutiIlaria Alpi è morta a causa di una rapina. Era in vacanza, non stava facendo nessuna inchiesta. […] Una settimana di vacanza conclusasi tragicamente. […] I due giornalisti nulla mai hanno saputo, e in Somalia, dove si recarono per seguire la partenza del contingente italiano, passarono invece una settimana di vacanze conclusasi tragicamente senza ragioni che non fossero quelle di un atto delinquenziale comune.”

    Carlo Taormina

    Cestinare la verità

    Abbiamo voluto aprire quest’articolo con le improbe dichiarazioni, datate 2006, di Carlo Taormina, ex presidente della commissione d’inchiesta parlamentare sul caso Ilaria Alpi – Miran Hrovatin. Potremmo dire, probabilmente, l’emblema di una volontà di tacere o di deviare l’attenzione su un caso delicato come quello della giornalista italiana e del suo cameraman assassinati senza pietà il 20 marzo 1994, vent’anni fa, in Somalia. Questa triste storia poggia le sue radici su molto più di un “atto delinquenziale comune”, in una regione d’Africa particolarmente devastata dall’irragionevolezza umana, da guerre intestine e da traffici illeciti relativi a sostanze tossiche scaricate, come per folle consuetudine oramai anche qui in Italia, tra strade e villaggi senza riguardo alcuno per l’esistenza e la vita di chi sta attorno a quest’immondizia vagante. Sfruttando una dilagante povertà, le grandi potenze, in prima linea l’Italia, avrebbero utilizzato la Somalia come zona di smaltimento gratuita. Questa, perlomeno, era la pista di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin, che ripercorrevano con la penna e la videocamera all’incontrario l’itinerario sospetto tracciato da alcune imbarcazioni che in cambio di armi vendevano le loro scorie alle tribù locali, pronte ad insanguinare ancor di più una guerra civile di entità non ancora ben quantificate ancora oggi. La ricerca dei nostri reporter, con quasi assoluta certezza, li ha portati ad una morte atroce.

    Sangue su sangue

    La sanguinosa dittatura di Siad Barre e la conseguente guerra civile fra i Signori della Guerra succeduta alla sua deposizione, hanno buttato per quasi oramai mezzo secolo questo angolo di Terra nella desolazione più assoluta: bombe, carestie e morte hanno inframmezzato la quotidianità di milioni di persone. Ad aggravare questo stato di cose è incorsa una missione umanitaria, una missione di pace che ha persino aggravato la situazione, portando il vizio occidentale dello smaltimento tossico facilitato anche in questa rovinate lande. È come se la Somalia del 1994 fosse una sorta di Terra dei Fuochi italiana delocalizzata all’estero, nel bel mezzo del Terzo Mondo. Da vent’anni, ovviamente, l’arma della disinformazione è la misura più efficace per prevenire un inaudito svelamento di fatti che, per molti, devono rimanere rigorosamente adagiati sul fondo di un lago. Taccuini, appunti, nastri, bobine, cassette che si sono volatilizzate, come per magia, nel nulla. Documenti che, probabilmente, avrebbero avvalorato la tesi di Ilaria su quest’inaudita esportazione di sudiciume “greggio” dal nostro paese, teso ad alimentare (prendendo due piccioni con una fava) un traffico di armi illecito che ingrossa le sporche mani dell’Occidente ancora oggi. Ancora molte ombre, dunque, si allungano in modo inquietante su questa vicenda. Esiste una possibilità che possa avvenire una svolta dopo un ventennio infausto su questi veri e propri segreti di stato? In questi giorni il governo italiano ha approvato un ordine del giorno che richiedeva di far venire fuori, alla luce del sole, tutta la documentazione redacted e piena di omissis nel corso degli anni. La de-secretazione di alcuni documenti pare, ai più, un barlume di speranza di raccogliere una verità ancora molto lontana. Ad altri potrebbe sembrare semplicemente una mossa per tenere buono chi vuole risposte e per, come avrebbe detto Pier Paolo Pasolini, ricrearsi una verginità di innocenza perduta. Dove sta la veridicità di questi nuovi rivolgimenti? Verso la luce su fatti oscuri o in direzione della profondità di un malcelato cumulo di rifiuti?

     

    Simone Bellitto

     

     

    About the author: Simone Bellitto

    Simone “Bob” Bellitto. Nato a S.Agata di Militello (ME) nel 1987. Nato e cresciuto sul giornale on-line “Megaron”, ha collaborato e collabora a giornali on-line quali “Dietrolequinte”, “La Zanzara”, “Abits” e da maggio 2011 a “Generazione Zero” di cui attualmente è redattore nonché operaio in prima linea. Ha partecipato come redattore al progetto europeo “Generazione Zero Sicilia“, finanziato dal programma “Gioventù in Azione”. Scrive di storia, spazio civile, ingiustizie di vario genere e entità. Appassionato di cinema e musica, ha riversato per intero la sua passione per il sociale e per il buon giornalismo nel progetto di Generazione Zero, per una Sicilia migliore o perlomeno più informata.

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