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    Le morti bianche dell’Università di Catania 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    Era il 2003 quando Emanuele Patanè, 29 anni, dottorando in Farmacia all’Università di Catania, muore per un cancro ai polmoni. Da lì a pochi anni, più di altri venti casi, tra nuove diagnosi di cancro e decessi, infiammeranno le cronache nazionali, facendo precipitare l’Ateneo di Catania in uno dei più grossi scandali che abbia mai coinvolto l’università italiana.

    Gli anni del disastro

    Stiamo parlando del disastro avvenuto nel dipartimento di Farmacia dell’Università di Catania, colpevoli la negligenza degli addetti che smaltivano i liquidi tossici tramite i normali servizi igienici (da cui poi risalivano i vapori tossici in superficie) e il silenzio dei dirigenti dell’Ateneo, che non hanno agito pur sapendo.
    Otto persone, ai vertici dell’Ateneo, ad essere sotto processo. Una ventina tra i familiari delle vittime a costituirsi parte civile, tra questi, anche la stessa Università di Catania, nella doppia veste di “vittima e carnefice”. La vicenda inizia nel 2000 (ma i primi sospetti risalgono già al ’97, ndr), quando, con una nota ufficiale vengono segnalati i vapori tossici che avevano reso l’aria irrespirabile all’interno del locale n.2 del Dipartimento. Nell’ottobre dello stesso anno, viene creata una commissione per le problematiche ambientali coordinata dal preside Giuseppe Ronsisvalle (tuttora indagato), mediante la quale vengono segnalati dei problemi agli scarichi e la necessità di rifacimento degli stessi. Nel 2003, il medico del lavoro dell’Università di Catania, oltre a certificare l’assenza di pericoli, indica un “rischio chimico moderato”. Nell’ottobre dello stesso anno, Emanuele Patanè inizia a scrivere sul suo pc un memoriale di denuncia contro l’Università di Catania, in merito alle omissioni di docenti e dirigenti. Morirà a dicembre.
    Tra il febbraio e l’aprile del 2004 si denuncia, in cinque lettere, la presenza di “vapori maleodoranti strettamente correlati con irritazione delle vie aeree ed emicranie”. Domina, il direttore amministrativo, chiede spiegazioni al medico competente, il quale insiste nel sostenere che le cause di malessere provengano dall’esterno. Nel dicembre, dopo continue lamentele, la nota di una dipendente indirizzata anche all’Asl provoca una richiesta di documentazione da parte del presidio sanitario e un sopralluogo dei tecnici. Franco Vittorio viene nominato direttore del Dipartimento.
    Nell’aprile del 2005 un nuovo esito negativo delle analisi. Pochi mesi dopo, la dottoranda Agata Annino muore per un tumore al cervello e il personale tecnico chiede trasferimenti in massa. I tecnici della It group rilevano un concreto rischio di contaminazione. I dirigenti consentono solo una messa in sicurezza d’emergenza. Nel 2006 prende avvio la progettazione per l’impianto di aspirazione dell’aria e rifacimento dell’apparato fognario causa “risalita di umidità” e vengono consentiti, solo nel 2007, dei carotaggi esclusivamente nella parte esterna ai laboratori. Si ammalano e muoiono, allo stesso tempo, la studentessa Marianna Spadaro e Giovanni Gennaro. Intanto i lavori di rifacimento della rete fognaria indicano una forte erosione a causa delle sostanze tossiche versate.

    L’inizio delle indagini

    Nel 2007, un esposto anonimo dà il via, preso atto anche del memoriale di Patanè, alle prime indagini sul caso.
    L’otto novembre del 2008, l’edificio n.2 della cittadella universitaria viene posto sotto sequestro da parte dell’autorità giudiziaria e nel gennaio del 2009 si svolge l’incidente probatorio. Nel febbraio del 2011, si chiudono le indagini preliminari. Sotto l’accusa di disastro ambientale e gestione di discarica non autorizzata, vengono rinviati a giudizio: il preside di Facoltà Giuseppe Ronsisvalle e i cinque componenti della commissione di sicurezza Francesco Paolo Bonina, Marcello Bellia, Fulvio la Pergola, Giovanni Pulgisi e Franco Vittorio, il dirigente dell’ufficio tecnico Lucio Mannino e l’ex direttore amministrativo dell’Università Antonino Domina. Nel 2012 la prima udienza del processo per disastro ambientale e gestione di discarica non autorizzata.
    Nell’ultima requisitoria, il 20 dicembre del 2013, tutti gli imputati verranno assolti per il capo di gestione di discarica abusiva, mentre, per i reati di disastro ambientale, omissione di atti d’ufficio e falso ideologico il pm Sturiale ha chiesto le seguenti pene: 4 anni per il direttore Amministrativo dell’Università di Catania Antonio Domina, 3 anni e 8 mesi per il dirigente dell’ufficio tecnico Lucio Mannino, 3 anni e 2 mesi, per i componenti della Commissione di Sicurezza: Marcello Bellia, Francesco Paolo Bonina, Fulvio La Pergola, Giovanni Puglisi e Vittorio Franco. Stessa richiesta per il preside di Facoltà Giuseppe Ronsisvalle. A marzo la linea difensiva degli imputati.

    Sebastiano Cugnata

    Nei prossimi giorni pubblicheremo in esclusiva l’intervista fatta a Costanza Quatriglio, regista del film “Con il fiato sospeso”. 

    About the author: Sebastiano Cugnata

    Sono nato a Ragusa il 23 Luglio 1992. Studio Filosofia all'Università di Catania. Nel dicembre del 2011 ho avuto l'opportunità di far parte della redazione di Generazione Zero. Curo l'organizzazione di eventi all'interno dell'associazione. Nel 2013 ho dato vita, a Chiaramonte Gulfi, all'associazione culturale l'Eskimo.

    2 Risposte a Le morti bianche dell’Università di Catania

    1. Pingback: Intervista Costanza Quatriglio, regista del film "Con il fiato sospeso" | Generazionezero.org

    2. zil

      Molto interessante e sensato servizio, lontano dai luoghi comuni, di Focus sul nepotismo nelle università italiane… http://www.focus.it/scienza/nepotismo-l-accademia-italiana-non-ne-e-immune_C12.aspx

       

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