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    ‘Ndrangheta: un problema di tutti. Il festival di Pioltello. 

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    Contro le mafie

    “Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi”- B. Brecht
    Così recitava la locandina del primo Festival antimafia che si è svolto sabato 15 giugno a Pioltello, in provincia di Milano. Un’occasione per fare il punto sulla situazione mafiosa su al nord.
    Presso il parco di via Milano, in mezzo al verde, i banchetti, il palco, i riflettori, le sedie di plastica, hanno costituito la scenografia di questo evento, mentre il caldo umido e appiccicoso quasi non dava tregua ai partecipanti. La location era davvero suggestiva. Quel verde così acceso del parco brillava e l’ombra degli alberi era così invitante che, solo a guardarla, veniva voglia di mettere giù tutto, di sdraiarsi comodamente e di chiudere gli occhi.
    Gli occhi, e soprattutto le orecchie, devono però stare ben aperti in queste occasioni. La bocca, poi, dovrebbe stare sempre spalancata, senza preoccuparsi di quello che dice, di quello che grida. Non per niente questo evento è stato organizzato dal collettivo VEDO SENTO E PARLO che, in collaborazione con altre realtà della zona, tra cui Stampo Antimafioso, ha dato il la, ci auguriamo, ad una lunga serie di festival.
    Diverse associazioni hanno dato il loro contributo, coprendo geograficamente territori che sulla cartina stanno parecchio lontani, ma che in realtà sono più vicini di quanto si possa pensare. La testimonianza di Addiopizzo, direttamente da Palermo, la presenza dei ragazzi di Uni Libera da Torino, la partecipazione di Generazione Zero (non potevamo lasciarci scappare questa ghiotta occasione, ndr) e tante altre realtà dalla Lombardia.

    Il cuore del festival

    Abbiamo avuto modo di osservare come il problema della criminalità organizzata al nord sia prevalentemente di stampo ‘ndranghetista. I grossi appalti e i traffici di droga, spalmati negli ultimi vent’anni, hanno garantito alla ‘ndrangheta il primo gradino sul podio. Per quel che riguarda la droga, sembra che la Colombia voglia trattare solo con gli ‘ndranghetisti. Parafrasando il tutto, parliamo di un fatturato di circa 70 miliardi di euro all’anno. Una cifra imponente.
    Pioltello allora diventa la location perfetta per parlare di ‘ndrangheta, perché in questo territorio la presenza di certi “affari” ha avuto un certo impatto. Già, perché quando si organizza un festival incentrato sull’antimafia, il posto dev’essere azzeccato. Le persone che camminano, aggirandosi tra i banchetti, ascoltando le parole dei relatori, leggendo i volantini e gli slogan, sapranno che proprio a pochi metri da loro c’è stato e, forse, c’è ancora qualcosa che non va, qualcosa di losco. L’antimafia, è bene sempre ricordarlo, si fa sul territorio.
    Alcuni tavoli tematici sui beni confiscati, sul consumo critico, sul gioco d’azzardo illegale, sono stati sistemati all’interno dell’area, al fine di dare la possibilità alla gente di ascoltare i relatori e di intervenire, in base al loro interesse. Di grande impatto l’incontro con la scrittrice e studiosa del fenomeno mafioso, Ombretta Ingrascì. Il libro della Ingrascì, Confessioni di un padre, raccoglie le testimonianze di Emilio Di Giovine, ex boss della ‘ndrangheta e ora collaboratore di giustizia, che la scrittrice ha incontrato tra il 2008 e il 2011. La scalata del clan Serraino-Di Giovine, grazie ai traffici di droga e di armi nel milanese; il carisma di Emilio e il ruolo della sua famiglia nella seconda guerra di ‘ndrangheta (1985-1991), ma anche gli amori dello stesso Emilio e i suoi ricordi di infanzia. L’uomo Emilio Di Giovine, in bilico tra l’amore per la famiglia e una vita maledetta dedita alla criminalità.

    Sul finire della giornata la musica è entrata in scena, con le band Onorata Società e Giuradei, intervallate dall’esibizione del cantautore Stefano Vergani.

    Un’altra giornata di antimafia è così finita. La stanchezza si è fatta sentire sulla strada di ritorno, ma la strada, quella della lotta, è ancora lunga. Basta non percorrerla da soli.

     

    Attilio Occhipinti

     

     

     

     

     

     

    About the author: attilio occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989, sono laureto in Filosofia presso la Facoltà degli studi di Catania e in Comunicazione e Cultura dei Media all'Università degli studi di Torino. Dall’aprile 2011 scrivo su Generazione Zero, all’interno del quale ho ricoperto la carica di direttore editoriale dall'agosto 2013 fino a settembre 2014. Per circa un anno sono stato il responsabile delle risorse umane, ruolo che mi ha permesso di coordinare i rapporti tra gli autori e i collaboratori. Mi sono occupato di diversi temi curato nei miei articoli, dall'ambiente, alla politica, passando per i tanti problemi che affliggono gli studenti, i precari e gli immigrati. I miei articoli sono apparsi su I Siciliani giovani, rivista mensile di antimafia, mentre in passato ho collaborato con il mensile d’inchiesta Il Clandestino con permesso di soggiorno. Dal 2016 coordino le attività di ufficio stampa dell'Associazione Generazione Zero.

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