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    Mafia al nord! 

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    Mafia al nord

    Mafia al nord? No, impensabile. Il senso comune, soprattutto in passato, quando giornalisti, giudici, poliziotti, giovani e donne venivano uccisi in Sicilia o in qualche altro angolo del meridione, ha spesso sentenziato con molta semplicità che il problema mafioso fosse un problema solo siciliano o calabrese o campano. Guai a dire che la mafia è anche a Milano e a Torino. E mentre il piombo e il tritolo spezzavano vite “giù”, “sopra” si guardava la tv e si leggevano i giornali, lontani dall’inferno in cui era sprofondata una parte del Paese.
    Se esiste, però, un lato positivo dei tabù, è il fatto che questi possono essere, come si suole dire, sfatati. In fondo basta  poco. Ci vuole solo un po’ di attenzione.
    Al nord la mafia esiste, respira, vive e costruisce. Questo è quanto è emerso dall’incontro tenutosi presso la facoltà di Scienze Politiche di Torino, al quale abbiamo assistito lo scorso 18 aprile. Un incontro in cui è stato proiettato un documentario, Global Mafia, realizzato dall’associazione milanese Stampo Antimafioso. L’evento, frutto della collaborazione tra Stampo Antimafioso e Uni Libera, ha puntato i riflettori sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nella regione piemontese.
    I dati estrapolati dal documentario ci hanno permesso di farci un’idea su quanto sia accaduto e ancora stia accadendo al nord. Le voci di Caselli, di Nando Dalla Chiesa, di Scarpinato, di Colombo, di Forgione, procuratori, giudici ed esperti del fenomeno quindi, hanno fatto luce su alcune questioni molto interessanti: gli affari della ‘ndrangheta, che vanno dallo spaccio di droga agli appalti per opere pubbliche, non vanno per niente male, specialmente al nord.

    I numeri

    La ‘ndrangheta è al primo posto tra le organizzazioni criminali per lo spaccio di cocaina; parliamo infatti di un fatturato di circa 70 miliardi di euro all’anno: un giro di droga che va dal Sudamerica fino all’Europa. Un esempio pratico: 1 kg di cocaina in Colombia, costa circa 1.500 euro, mentre una volta arrivato e  “tagliato” a Milano, lo stesso chilo giunge a costare circa 35.000 euro. Tirate voi stessi le giuste conclusioni.
    Che cosa fare allora con questa enorme somma di denaro? Già in passato Giuseppe Fava aveva illustrato, in quella sua ultima intervista rilasciata a Enzo Biagi, che cosa fa la mafia con i soldi che “guadagna”. Ecco allora che i soldi vengono investiti in opere pubbliche e private, come testimonia Rocco Varacalli, collaboratore di giustizia dal 2006, che in una parte del documentario tratta dal programma Presa Diretta spiega come molti palazzi della città di Torino, nonché molte strutture costruite per le Olimpiadi del 2006, sono stati realizzati con denaro riciclato.
    Varacalli, infatti, entrato nel “giro” della ‘ndrangheta dopo essere stato prima un semplice muratore, aggiunge pure che il centro commerciale Le Grù sarebbe stato edificato con denaro di dubbia provenienza.
    A tutto questo dobbiamo aggiungere altri elementi, come i 35 beni confiscati alla mafia che si trovano nella città di Torino o i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, come quello di Bardonecchia (nel 1995), di Leinì e di Rivarolo (entrambi nel 2012), nell’ambito dell’operazione Minotauro. Minotauro, maxi operazione ai danni della criminalità organizzata, ha infatti mietuto molte vittime: 172 imputati, dei quali 20 hanno patteggiato, 72 hanno chiesto il rito abbreviato, mentre gli altri sono stati rinviati a giudizio. Il processo Minotauro è tuttora in corso.
    Sempre secondo i dati tratti dal lavoro di Stampo Antimafioso e di Libera, si può calcolare che al momento sono, al minimo, circa 500 gli ‘ndranghetisti che operano in Piemonte.

    Non male come inizio questo, per provare a parlare di mafia al nord.
    Un quadro generale che è solo la punta dell’iceberg, mentre in profondità si celano altre storie e altri numeri che proveremo a raccontarvi presto.

     

    Attilio Occhipinti

     

    About the author: attilio occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989, sono laureto in Filosofia presso la Facoltà degli studi di Catania e in Comunicazione e Cultura dei Media all'Università degli studi di Torino. Dall’aprile 2011 scrivo su Generazione Zero, all’interno del quale ho ricoperto la carica di direttore editoriale dall'agosto 2013 fino a settembre 2014. Per circa un anno sono stato il responsabile delle risorse umane, ruolo che mi ha permesso di coordinare i rapporti tra gli autori e i collaboratori. Mi sono occupato di diversi temi curato nei miei articoli, dall'ambiente, alla politica, passando per i tanti problemi che affliggono gli studenti, i precari e gli immigrati. I miei articoli sono apparsi su I Siciliani giovani, rivista mensile di antimafia, mentre in passato ho collaborato con il mensile d’inchiesta Il Clandestino con permesso di soggiorno. Dal 2016 coordino le attività di ufficio stampa dell'Associazione Generazione Zero.

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