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    Social Media e Ambientalismo – Una sorprendente sinergia 

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    Unità nella diversità

    Chi ha detto che due cose apparentemente distanti quali ecologia e tecnologia non possano trovare il loro punto d’incontro? Un certo tipo di ecologismo ha sempre ostracizzato a priori questo Moloch. Esso, nella visione classica, è rappresentato da “macchine”, da “circuiti elettronici” e da “intelligenze artificiali” che hanno scardinato veementemente la centralità di Madre Natura, in direzione di un presunto cyber-centrismo della nuova società. È più che lecito sostenere che, ovviamente, una parte dello sviluppo umano e tecnologico abbia causato danni immani all’ecosistema di buona parte del globo terrestre. La nostra logica non deve, però, chiudersi a riccio in una mera visione hippy. All’interno della quale tutto ciò che è naturale è buono e, di conseguenza, tutto ciò che è agganciato alle nuove tecnologie è cattivo. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, è proprio il caso di dirlo. Le nuove tecnologie e, in particolare, i nuovi media digitali, hanno dato un contributo notevole, perlomeno, allo sviluppo e alla diffusione virale delle lotte perpetrate per la difesa dell’ambiente da parte dei movimenti ecologisti. Ruolo fondamentale, in quest’affresco, è riservato ai cosiddetti Social Media, cui fanno parte piattaforme e strumenti eterogenei quali blog, mailing list, social network e video sharing.   

    Processi cognitivi sinergici

    Nella nuova società a rete, la Network Society delineata dal sociologo spagnolo Manuel Castells, i social media hanno sovvertito il modo di pensare alla diffusione delle idee. I Social Network, parte di quest’universo, sono stati fondamentalmente rivoluzionari. Facebook e Twitter (nonché Youtube, nella sua commistione  tra social e video sharing) in particolare, non sono soltanto mero riciclo di stupidate, come vorrebbero dimostrare i loro detrattori. L’ambientalismo e le cause civili che ne derivano si poggiano oramai indiscutibilmente sulla rete e sui social network. Su Youtube, piattaforma di condivisione video, circolano in tempo reale le immagini di manifestazioni, cortei e campagne di sensibilizzazione da tutto il mondo. Senza contare gli innumerevoli account legati a determinate ONG di questo “habitat virtuale”. Vogliamo circoscrivere, in particolare, questo breve sguardo al mondo del social networking. Facebook e Twitter, in questo senso, risultano ancora più pervasivi. Un esempio dall’Italia, che useremo come campione, può essere rappresentato dagli account legati al NO MUOS. L’account personale di Facebook conta quasi tremila seguaci. La relativa fanpage conta più di 4500 adesioni. Gli aggiornamenti costanti sono scontati. Senza contare l’appoggio di fanpage di artisti (patrocinate dal Teatro Coppola Occupato) e associazioni correlate, quali i comitati NO TAV e NO PONTE. Il NO MUOS è attivo anche su Twitter, dove conta 749 followers. Tutto questo è poi correlato da una serie di eventi lanciati direttamente su questa particolare tipologia di nuovi media. I social riescono, molto più velocemente rispetto a una campagna di volantinaggio virale, a raccogliere un numero incredibilmente alto di partecipazioni. Il NO MUOS è solo un esempio, cui ci dobbiamo, per sintesi, limitare. Basti pensare però ai tweet di questi giorni provenienti dal GEZI PARK in Turchia, con più di 900 mila followers. Oppure alle campagne contro la Keystone XL propugnate da associazioni quali STOP KXL e Tar Sands Blockade. In questo senso, gli Stati Uniti sono all’avanguardia e anni luce avanti rispetto al resto del mondo. Le loro campagne in difesa dell’ambiente sono “retificate” in maniera encomiabile. Il nuovo mondo social che avvolge il web, però, può assottigliare in modo definitivo le differenze transnazionali. Almeno, sotto il punto di vista relativo alla diffusione di una causa per cui combattere. Nella nostra estrema sintesi, comunque, di una cosa ci siamo accorti: anche gli ambientalisti devono rendere conto alle grandi opportunità che la nuova Network Society offre per raggiungere i propri obiettivi. Le ingiustizie del sistema possono essere scardinate anche dall’interno.

    Simone Bellitto              

     

     

    About the author: Simone Bellitto

    Simone “Bob” Bellitto. Nato a S.Agata di Militello (ME) nel 1987. Nato e cresciuto sul giornale on-line “Megaron”, ha collaborato e collabora a giornali on-line quali “Dietrolequinte”, “La Zanzara”, “Abits” e da maggio 2011 a “Generazione Zero” di cui attualmente è redattore nonché operaio in prima linea. Ha partecipato come redattore al progetto europeo “Generazione Zero Sicilia“, finanziato dal programma “Gioventù in Azione”. Scrive di storia, spazio civile, ingiustizie di vario genere e entità. Appassionato di cinema e musica, ha riversato per intero la sua passione per il sociale e per il buon giornalismo nel progetto di Generazione Zero, per una Sicilia migliore o perlomeno più informata.

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