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    Appello per la candidatura di Ingroia (Dossier “Qualcosa è cambiato?”) 

    Tempo di lettura: 4 minuti

    Candidato. La parola deriva dal latino candidatu(m), derivato di candidus che indicava gli aspiranti alla carica pubblica che indossavano una toga bianca. Il candore della veste doveva rappresentare il bianco immacolato e splendente che doveva essere specularmene riversato nel proprio dovere di amministratore della carica pubblica.
    Adesso, parlare di purezza e di probità nell’attuale sistema politico italiano (per non parlare di quello siciliano in cui viviamo) sembra una bestemmia a qualsivoglia divinità fittizia dell’Olimpo mondiale.

    In tempi di crisi, economica e di identità etica, occorrono nuovi “candidati”

    Antonio Ingroia

    In Ottobre si terranno le nuove elezioni regionali in Sicilia. Così alcuni giovani siciliani, visti gli ultimi improbabili regimi presidenziali siciliani, sotto Cuffaro e Lombardo, hanno deciso di operare per così dire una provocazione. Un qualcosa che possa perlomeno dare una scossa alla vita politica siciliana, tornata ad una sorta di “autonomismo” che ha il sapore del più esacerbato feudalesimo. Questo qualcosa arriva sotto forma di APPELLO, di cui il destinatario è il giudice da sempre impegnato attivamente nel campo dell’anti-mafia Antonio Ingroia. Firmatari alcuni ragazzi che si definiscono un gruppo di giovani sconosciuti di una cittadina a poche centinaia di km dalla sua Palermo; un gruppo di giovani che da quasi dieci anni ormai si batte attivamente per la propria terra, mossi soltanto dall’amore per lei e dalla voglia di vederla finalmente cambiata”. Ovviamente citiamo i nomi di questi giovani che hanno avuto il coraggio di gettare questo grande sasso in un lago che talvolta sembra purtroppo troppo sconfinato: Emiliano Fidone, Bartolo Lorefice, Andrea Gentile, Davide Guastella, Roberto Capizzi, Sandro Alfieri, Marco Di Corrado. Nomi che ci schiaffano violentemente in faccia una realtà che mette al centro una “questione meridionale” mai risolta da un secolo e mezzo a questa parte. Per questo hanno richiesto al giudice Ingroia di scendere in campo a difendere le loro convinzioni.

    La dichiarazione di Bartolo Lorefice

    Abbiamo contattato uno dei firmatari dell’appello, Bartolo Lorefice, un nostro “collega di lavoro” nell’impervio terreno del giornalismo siciliano, per chiedere quale siano stati i motivi che lo hanno spinto a firmare questo importante documento.

    “La proposta di candidatura del magistrato Ingroia a presidente della regione Sicilia, è una provocazione che non vuole essere solo quello. Una proposta di candidatura alla quale noi, gruppo di ragazzi che credono in una Sicilia migliore libera dalla mafia dei colletti bianchi e dalle vecchie nomenclature che altro non sono che espressione di vere e proprie lobbies, crediamo davvero. L’unica personalità in grado di rappresentare la Sicilia sana e che vuole rialzare la testa. E ci teniamo a sottolinearlo, questa iniziativa parte spontaneamente dalla rete, senza attendere placet o autorizzazioni di partito. Personalmente, non attendo autorizzazioni o smentite da parte di segretari regionali, o capetti di qualsiasi partito. L’iniziativa è genuina, è seria, è ampiamente condivisa, e vuole mantenere la sua autonomia. I partiti perdano pure tempo in riunioni e trattative. Noi stavolta non attendiamo che la montagna partorisca il topolino, non vogliamo votare il solito “meno peggio”. Vogliamo costruire una Sicilia davvero migliore. Non solo negli slogan. I partiti farebbero bene, per dare un briciolo di credibilità in più a se stessi, a condividere l’iniziativa. Se invece vogliono continuare a stare nella torre d’avorio, facciano pure…”.

    Un identikit di Antonio Ingroia

    Ma chi è Ingroia? Ci sembra giusto dare un breve cenno a questo uomo che viene chiamato in causa per cambiare le sorti della politica dell’estremo meridione. Nel 1992 diventò un importante procuratore antimafia, occupandosi di casi incandescenti legati alla criminalità organizzata ed i rapporti fra Stato e Mafia, riguardanti personaggi noti come l’ex membro del SISDE Bruno Contrada o il senatore del PDL Marcello Dell’Utri. Nel 2009 è stato nominato procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo. Autodefinitosi partigiano della Costituzione, fu uno dei discepoli più affezionati al suo maestro di sempre, Paolo Borsellino. Fu per il martire della lotta contro la malavita uno dei giudici più innocenti della procura, uno di quelli che aveva lavorato a Marsala con lui e che portò con sé a Palermo per poterlo tenere sempre in prima linea a lottare contro la piovra al suo fianco. Bastano queste poche righe per farci capire il ruolo fondamentale che ha sempre ricoperto Ingroia alla ricerca della legalità perduta.

    La Sicilia di domani?

    Questa esortazione alla legalità verrà presa in considerazione? I Siciliani che credono nella possibilità di vivere in una terra epurata per sempre dalla Mafia lo sperano vivamente. Purtroppo il resto della popolazione ancora sonnecchia, intorpidito, alla ricerca dell’eterno capo dei capi che esiga senza opposizione il suo Ius Primae Noctis. Eppure, e non smetteremo mai di dirlo, di ripeterlo, di sostenerlo fino alla nausea: questi piccoli passi possono essere l’inizio di una fase nuova, di dare adito alla voglia di respirare un’aria mai più inquinata dai fumi letali delle cosche. Non scordiamocelo mai, tocca a noi cittadini dare lo slancio al cambiamento. I mutamenti radicali non piovono mai dal cielo, è necessario il bisogno di perpetrarli con foga dal basso.

    La montagna non si scala dalla cima.

     

    Di Simone Bellitto

     

    About the author: attilio occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989, sono laureto in Filosofia presso la Facoltà degli studi di Catania e in Comunicazione e Cultura dei Media all'Università degli studi di Torino. Dall’aprile 2011 scrivo su Generazione Zero, all’interno del quale ho ricoperto la carica di direttore editoriale dall'agosto 2013 fino a settembre 2014. Per circa un anno sono stato il responsabile delle risorse umane, ruolo che mi ha permesso di coordinare i rapporti tra gli autori e i collaboratori. Mi sono occupato di diversi temi curato nei miei articoli, dall'ambiente, alla politica, passando per i tanti problemi che affliggono gli studenti, i precari e gli immigrati. I miei articoli sono apparsi su I Siciliani giovani, rivista mensile di antimafia, mentre in passato ho collaborato con il mensile d’inchiesta Il Clandestino con permesso di soggiorno. Dal 2016 coordino le attività di ufficio stampa dell'Associazione Generazione Zero.

    2 Risposte a Appello per la candidatura di Ingroia (Dossier “Qualcosa è cambiato?”)

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    2. Giovanni Galluccio

      Ritengo che ogni candidatura di rottura sia una possibile risposta al messianismo da ultra destra ortodossa, neo con, statunitense, che si sta insinuando, come Main Stream, anche in alcuni tentativi di reinventarsi un’immagine di alcune vecchie cariatidi della Pollittica, quella politichetta all’italiana, che ormai non fa più ridere non solo i presunti polli (i cittadini tutti, siano essi ancora interessati al voto, devoti al grillismo, o futuribili astensionisti) ne le teste d’uovo dei think tank, che, dal dottor sottile, sull’ultimo numero della rivista dell’Aspen Institute, cesellano raffinati editoriali, con cui preparano il redde rationem vilicationis tuae, con una subdola chiamata di correo, di chiaro stampo professorale, che non lascia margini ai teoremi movimentisti. Da extra parlamentare di centro sinistra, non posso che schierarmi al fianco dei professionisti del fare, che, senza aureole cattedratiche, sapranno mettersi al servizio della collettività, con lo stesso spirito di servizio che ne ha caratterizzato le carriere di servitori delle istituzioni. Con i fraterni saluti mazziniani e gli auguri di buon lavoro al dottor Antonio Ingroia, ed ai siciliani onesti, ovunque siano migrati, emsopratutto ai residenti resistenti, dopo e malgrado le elezioni dei califfi, che, da Totò Cuffaro nel 2001, in avanti, si sono incitati nei gangli nevralgici dell’Amministrazione della cosa pubblica, non solamente nell’isola della mancata applicazione dello Statuto speciale, ma anche in Lombardia, in triveneto e nella apparentemente marginale Valle d’Aosta. Soloni schierati a difesa dell’autonomia del nord, dei maldipancia secessionisti e del velleitarismo accattone ed arraffone della Lega Nord dei trota e dei ministri arruffoni. Parrucconi degni di una corte rococò. Mandiamoli a casa, da Pantelleria, al Brennero, da Ventimiglia a Gorizia.

       

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