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    Un venerdì abusivo 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    Ecco qui pubblicato, su Generazione Zero Sicilia, lo sfogo di  Andrea, uno studente lavoratore di Catania praticamente impossibilitato a seguire una lezione nella sua facoltà. Il motivo? Ce lo spiega direttamente lui.

    Venerdì 28 Ottobre 2011 – Facoltà di lettere e filosofia

    Testimonianza di  Andrea  Studente lavoratore.

    Quella mattina, ultimate le mie commissioni avevo intenzione di seguire una lezione al Monastero dei Benedettini.

    A causa delle condizioni meteorologiche e dei tempi ristretti a mia disposizione (non essendo residente a Catania), decisi di raggiungere Piazza Dante in automobile.

    Conscio del problema “parcheggio” , nonostante la lezione iniziasse a mezzogiorno ,  già alle 11:00 varcavo il centro storico e mi adoperavo per la ricerca di un posto (possibilmente regolare).

    Colpo di scena:

    Tutto intorno alla facoltà ed alle vie adiacenti era un festival di verbali e ganasce della Polizia Municipale. La cosa più strana, oserei dire inquietante, è che a pochi metri dalla Legge che operava attraverso i suoi Agenti,  v’erano degli uomini che commettevano deliberatamente una inaudita serie di illeciti tra cui estorsione, molestie, occupazione del suolo pubblico ecc.,  e  la Legge non li contestava,  piuttosto li ignorava.   Stiamo parlando dei posteggiatori abusivi.

    Questi gestiscono da sempre  pressoché indisturbati, il posteggio in Piazza Dante in aree dove è tassativo il divieto di sosta.

    DOMANDA 1 :  COME MAI MACCHINE E MOTOCICLETTE, GESTITE DAI POSTEGGIATORI ABUSIVI NON VENGONO MULTATE MENTRE QUELLE, DICIAMO, “LIBERE”  SI ?      

    DOMANDA 2 : COME MAI QUESTI INDIVIDUI NON VENGONO ALLONTANATI? PUNITI? REINTEGRATI? 

     – La risposta alla prima domanda, suggerita insieme dall’intuito e dalla logica, scava un pesante vuoto nella nostra coscienza sociale.

    – Per rispondere alla seconda invece, riporterò testualmente il contenuto dell’Art.7 comma 15 bis. del Codice Della Strada

    Salvo che il fatto costituisca reato, coloro che esercitano abusivamente, anche avvalendosi di altre persone, ovvero determinano altri ad esercitare abusivamente l’attività di parcheggiatore o guardiamacchine sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 726 a euro 2.918. Se nell’attività sono impiegati minori la somma è raddoppiata. Si applica, in ogni caso, la sanzione accessoria della confisca delle somme percepite (…)

    Ma gli abusivi il più delle volte sono nulla tenenti, quindi non pagano nessuna somma e la passano liscia.

    La questione sembra molto chiara: 

    Se un Agente della Legge pizzica l’abusivo, può limitarsi a fare una multa  che non verrà mai pagata.  Se il fatto invece costituisce reato, per es. estorsione, il cittadino può invocare giustizia solo sporgendo denuncia ed esponendosi ad eventuali ritorsioni. Questa è la Legge.

    Ma ritorniamo all’avventura di quel venerdì 28 ottobre.

    Nel frattempo si erano fatte le 11:30 ed ancora di posti regolari neanche l’ombra, così decisi di allargare il campo di ricerca. Alle 12:00 quindi, dopo un’ora a girare, trovavo il primo parcheggio con strisce blu in prossimità del Castello Ursino ad una distanza tutto sommato sostenibile da Piazza Dante. Giusto il tempo di scendere dalla mia auto e raggiungere la colonnina  Sostare,  notavo tre uomini ad osservare interessati la vettura, accostandosi ad essa e chiamando  tempestivamente  una quarta persona. Nel frattempo uno di questi componeva un numero e parlava al cellulare… 2 + 2 = 4.

    Allorché decisi senza indugio di allontanarmi (sconfitto) dalla zona,  rinunciando alla lezione.

    Questa è una parentesi reale di una mattina qualunque alle prese con le  in–coerenze della nostra Catania, città martoriata dal crimine, dalla povertà, e dal malcostume.

    Ma questa è un’altra storia.

    RACCONTARE STORIE, RACCONTARCI, NON OPERA UN CAMBIAMENTO NELL’IMMEDIATO, MA INDICA UN OSTACOLO, TRACCIA UNA VIA,  ALIMENTA UN SENTIMENTO.

    Andrea, Studente lavoratore.

    Grazie Andrea per la tua testimonianza e per averci dato la possibilità di mettere per iscritto il tuo sfogo.

    A cura di Attilio Occhipinti

     

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