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    Il Parlamento Europeo premia la Primavera Araba 

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    Il premio Sakharov per la libertà di pensiero

    Ogni anno il Parlamento Europeo conferisce un premio – il premio Sakharov – aPremio Sakharov 2011 coloro, siano esse persone o associazioni, che si sono distinti nella lotta per i diritti civili e politici professando idee raramente accolte in una tollerante libertà di pensiero. Quest’anno, alla sua ventitreesima edizione, il premio è stato riconosciuto ai protagonisti della Primavera araba, alle persone più rappresentative della grande rivoluzione del Nord Africa, quella rivoluzione che, rompendo le catene di pluridecennali dittature, o minandone le fondamenta e imponendone il cambiamento,  ora prospetta un nuovo futuro per i popoli liberati. La scelta è ricaduta su un egiziano, un tunisino, un libico e due siriani, tutti in prima linea nella promozione dei diritti umani nei rispettivi paesi e spesso, per questo, imprigionati (al-Sanusi per 31 anni) e vessati dall’autorità. La scelta del Parlamento è stata presa (quasi) all’unanimità, vedendo una larghissima coesione fra le varie forze politiche: socialdemocratici, verdi e liberali tutti concordi quest’anno nell’inviare un messaggio di solidarietà e appoggio alle neonate democrazie africane.

    Il premio consiste in un attestato e nella somma di 50.000 euro e verrà consegnato dal presidente del Parlamento Jerzy Buzek il prossimo 14 Dicembre. Il premio ha una pregnante valenza simbolica ed esprime, data l’assegnazione da parte di un organo politico, una forte solidarietà politica: si parla di legittimazione internazionale per le nuove entità che vanno a crearsi nonché di volontà cooperatrice e di collaborazione per promuovere e aiutare le battaglie in favore dei diritti umani. Il presidente Buzek ha dichiarato che “Queste persone hanno contribuito ai cambiamenti storici avvenuti nel mondo arabo e questo premio conferma la solidarietà e il forte sostegno del Parlamento alla loro lotta per la libertà, la democrazia e la fine dei regimi autoritari“, e ancora che il premio rappresenta “un simbolo per tutte le persone che lavorano per la dignità, la democrazia e i diritti fondamentali nel mondo arabo e oltre“.

    Chi era Andrej Dmitrievic Sacharov

    Il premio è un voto di memoria: vuole ricordare quel fisico russo le cui scelteSakharov furono coraggiose e pagate a caro prezzo. Andrej Dmitrievic Sacharov, uomo dalle straordinarie conoscenze scientifiche, partecipò allo sviluppo della tecnologia poi usata nello creazione della bomba a idrogeno nell’Unione Sovietica. Il terrore di un possibile utilizzo di tale scoperta a fini militari e quindi la prospettiva della strage umana a cui la bomba H era votata, portò lo scienziato a divenire uno dei più accesi oppositori del suo utilizzo bellico già negli anni ’57-’58, quando l’Unione Sovietica iniziò i primi esperimenti sull’impiego di bombe atomiche. Ben presto divenne una voce dissidente e formò nel 1970 il Comitato per i diritti civili, a difesa dei perseguitati del regime. Nel 1975 vinse il premio Nobel per la Pace, ma non poté ritirarlo; 5 anni dopo, colpevole di essere organizzatore di una manifestazione contro la guerra in Afghanistan,  fu arrestato e confinato a Gor’kij, da cui uscì soltanto con Gorbacev nel 1986. Morì nel 1989, lo stesso anno della sua elezione a deputato. Ancora oggi egli è simbolo di reazione e resistenza contro regimi dittatoriali e oppressivi, nonché della redenzione del singolo contro le mostruosità di cui il sistema, soverchiandolo, ha reso partecipe.

     

    I vincitori:

     

    -Mohamed Bouazizi

    La Primavera Araba ha le sue vittime e i suoi eroi: e spesso le cose coincidono. Una sedia sarà vuota, infatti, nel giorno della consegna del premio: è quella riservata a Mohamed Bouazizi, il venditore ambulante di frutta e verdura, che esasperato per l’impossibilità di ottenere la licenza dalle autorità tunisine, si diede fuoco nel centro di Sidi Bouzid. Laureto, di soli ventisei anni, morirà poi in ospedale per le gravi ustioni autoinflitte, segnando col suo gesto l’inizio dei grandi moti arabi.

     

    – Asmaa Mahfouz

    Attivista egiziana in prima linea, all’interno del movimento giovanile egiziano, nelle proteste di rivendica dei diritti fondamentali. Arrestata dal Consiglio supremo delle forse armate, è stata poi rilasciata grazie all’intervento di importanti attivisti. Difronte alla fortissima repressione del regime, che ri rivolse ai giornalisti con massima durezza, ha deciso di utilizzare lo  strumento tecnologico: attraverso le piattaforma multimediali di Facebook, Twitter e Youtube ha sostenuto le manifestazioni di protesta del suo paese, facendole conoscere fino al mondo occidentale e spiegandone le ragioni censurate dal regime.

     

    -Ahmed al-Zubair Ahmed al-Sanusi

    Ahmed al-Sanusi, detto il “prigioniero di coscienza”, è stato recluso ben 31 anni nelle carceri libiche per aver organizzato un colpo di stato contro il colonnello Gheddafi.

     

    – Razan Zaitouneh

    Razan Zaitouneh è l’autrice del blog Syrian Human Rights Information Link, mediante il quale ha denunciato le le angherie e i soprusi consumati nel suo paese  ad opera del governo siriano. Oggi è costretta a nascondersi, mentre il marito e il fratello minore sono stati arrestati.

     

    – Ali Farzat

    Ali Farzat, autore di vignette satiriche contro il governo di Bashar al-Assad, è stato brutalmente picchiato dalle forze di polizia siriane, che gli hanno rotto entrambe le mani.

    Fonti:
    Parlamento Europeo: http://www.europarl.europa.eu/parliament/public/staticDisplay.do?language=IT&id=42
    Wikipedia

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