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    La rivoluzione digitale 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    Di Gianni Scifo.

    Si parla da tempo di rivoluzione digitale nel mondo dell’editoria. È bene ricordare che ogni rivoluzione ha degli attori e, purtroppo, delle vittime. Allo stesso tempo, a giudicare da quanto si sente nei principali Tg, non credo sia affatto scontato considerare che nessuno sano di mente possa pensare che il libro digitale sostituirà il formato cartaceo nel giro di qualche anno.
    Chi in passato era pessimista e non credeva all’e-book, in questi ultimi anni si è dovuto ricredere. Vediamo i principali motivi:

    1. I limiti tecnici, quali la difficoltà della lettura su uno schermo a specchio (come quello del bellissimo quanto inutile iPad) o dell’affaticamento della pupilla, causato dalla luminosità dello schermo del computer, sono stati risolti totalmente dall’innovazione portata dall’inchiostro elettronico. Questo tipo di schermo rende possibile la lettura senza affaticare gli occhi, come invece avviene con un normale pc.
    2. Solo in Italia, si è passati dallo 0,03 per cento del mercato del 2009 alla previsione del 5 per cento entro cinque anni. A questo proposito, Google ha lanciato una sua piattaforma di distribuzione, interna all’Android Market, che si affianca ad Amazon e all’App Store di Apple. Se i giganti di internet e dell’informatica si muovono per diffondere questa tecnologia, nemmeno l’Italia, salvo evacuazioni di massa su Marte, potrà sottrarsi a lungo ad un’esplosione del fenomeno.
    Fatta eccezione per l’esposizione di pesanti volumi per motivi estetici, ora come ora, non c’è alcun motivo razionale per continuare a preferire un libro cartaceo a uno digitale. I limiti virtuali sono legati solamente alla diffusione di questa nuova tecnologia, che è temuta ed osteggiata per diverse ragioni.

    Uno degli aspetti critici della rivoluzione digitale (oltre che un appiglio per i più ciechi detrattori) è la questione del copyright: se, fino a ieri, l’unico modo di violare il diritto di copyright di un libro era fotocopiarne una parte o il tutto, la versione digitale sarà soggetta ad una pesante violazione dei suoi diritti (per ogni copia immessa nel mercato, saranno scaricate “illegalmente” migliaia di copie pirata). Questo, di per sé, sembra un argomento nettamente contro la rivoluzione digitale del libro, ma a ben guardare è un ulteriore fattore di vantaggio. La possibilità di diffusione di un’opera, in versione originale o meno, non può costituire un danno, soprattutto se consideriamo i costi assolutamente bassi della produzione di un libro digitale e che, per ogni libro in versione cartacea, già in questo momento, esiste un clone in versione pirata su Emule, pronto da scaricare senza pagare nemmeno un centesimo.
    Altra cosa da considerare, oltre al mezzo di diffusione, è la serie di dispositivi tecnici che rendono più vantaggioso il libro digitale rispetto al suo avo cartaceo. Paragonando la rivoluzione digitale all’invenzione della stampa, si può concludere che l’innovazione formale finirà per cambiare anche i contenuti e il modo stesso di intendere la cultura, così come il passaggio, sul piano formale, dalle pratiche degli amanuensi alla stampa ha permesso la diffusione di opere spesso rivoluzionarie per contenuti. Anche se la versione cartacea del libro rimarrà per lungo tempo nei nostri scaffali, la cultura verrà sottratta al monopolio delle grandi case editrici (pensiamo a ciò che è già successo con Wikipedia), finirà per essere sempre più democratica e meno asservita ai meccanismi pubblicitari e strettamente economici.

    I principali costi nel mondo dell’editoria sono quelli della distribuzione, costi che saranno praticamente annullati. I costi pubblicitari rimarranno grossomodo invariati, così come quelli d’ impaginazione e l’editing formale e sostanziale di un’opera.ma grazie ai ridotti costi di distribuzione(assolutamente nulli), nella pratica, fare arrivare al consumatore un libro digitale costerà circa un decimo di uno cartaceo. Tutto questo sarà a vantaggio sia del lettore-consumatore, sia della casa editrice che eviterà di dovere incenerire migliaia di volumi invenduti, come avviene anche per i migliori best-seller.

    Gli argomenti non lasciano dunque molti dubbi, ma che impatto avrà tutto questo sul mondo della cultura?
    In futuro, chiunque abbia a disposizione le necessarie conoscenze informatiche e sappia utilizzare un programma d’impaginazione, sarà in grado di creare un libro digitale partendo da qualsiasi tipo di contenuto (rimarrà questo l’unico limite invalicabile).
    A questo punto sorgono spontanee alcune domande: a che cosa serviranno case editrici e librerie? Il mio libraio di fiducia morirà di fame?

    Anche se sembra logico aspettarsi una fase di spaesamento, soprattutto relativa al mondo della produzione (case editrici, distribuzione e librai), il disfattismo di matrice apocalittica, che pare necessariamente accompagnare l’avvento di ogni innovazione, sembra, almeno in questo caso, sventato. A parte qualche tentativo di rallentamento del nuovo mercato, le case editrici non potranno che adeguarsi e fornire per ogni libro una copia e-book e magari diffondere esclusivamente nel nuovo formato i libri più di nicchia e di qualità. Continueranno quindi, per lungo tempo, a fare ciò che hanno fatto negli ultimi anni: inventare casi letterari, promuovere libri scritti da analfabeti e limitarsi ad un lavoro di rendita sui pochi validi scrittori già affermati. Le librerie, almeno quelle più sagge, si attrezzeranno con appositi terminali, dove chi vorrà potrà acquistare e scaricare sul proprio pc la copia del libro che desidera o, in alternativa, comprare la versione cartacea; altre decideranno semplicemente di aprire un E-commerce online, dove curare la propria fetta di clientela affezionata.

    Indubbiamente, lungi dal vedere tutto questo come la fine dell’era Gutenberg, i prossimi anni riserveranno parecchie sorprese e non poche opportunità per chi saprà apprezzare questa nuovo mezzo di diffusione del sapere.

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