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    Al via una maturità dimenticata 

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    Dall’8 marzo tutta l’Italia era ufficialmente in quarantena e tra complottisti, decreti dell’ultimo minuto, scopritori di vaccini anti-covid, c’eravamo anche noi, gli studenti classe 2001, per esattezza, i maturandi.

    Di base la maturità non è mai stata uno step semplice per nessuno studente, non solo per lo stress e lo studio incessante bensì per ciò che rappresentano gli esami di per sé. Gli esami sono l’addio a una parte di sé stessi che volente o nolente è maturata, dove si conclude un capitolo della propria vita per poterne aprire un altro. Tre anni fa si sosteneva un esame orale mediante una tesina, bisognava creare un percorso personale in base a ciò che aveva colpito lo studente durante il proprio percorso scolastico. L’anno seguente si tolse la tesina per rendere l’esame più austero, introducendo una serie di buste “a sorpresa” sorteggiate dai professori che racchiudevano al suo interno un argomento svolto nell’ultimo anno. Questa metodologia d’esame suscitò una serie di scioperi e manifestazioni di studenti che inveivano contro la totale indifferenza dell’allora ministro dell’istruzione Bussetti, senza ottenere alcun cambiamento.

    Quest’anno invece, in questa situazione totalmente distopica, la ministra Azzolina e il suo team hanno sostituito alla regolare lezione in classe, il metodo quasi sconosciuto della didattica a distanza, dialetticamente conosciuta come le lezioni online. Le prime settimane le abbiamo passate a capire e ad insegnare ai prof come si usavano certi programmi per le video lezioni. Uno degli aspetti positivi di questa forma di didattica, era che chi non voleva seguire le lezioni, staccava l’audio e la fotocamera, evitando di arrecare disturbo agli altri compagni. Tuttavia, a questo comune disinteresse degli studenti non ha contribuito solo la dad ma anche la stessa ministra, che a inizio quarantena garantì per tutti gli studenti la promozione a fronte della spiacevole situazione, frase che fu prontamente ritrattata a maggio.

    Il giorno 17 marzo la ministra Azzolina rilasciò un’intervista, dicendo che l’esame sarebbe stato serio e che avrebbe tenuto in considerazione il momento d’emergenza che stavamo vivendo. A un mese di distanza dall’intervista, il Miur rilasciò il documento ufficiale sullo svolgimento degli esami. Il documento prevedeva un esame in presenza della durata massima di un’ora, con commissione interna ed un presidente esterno. Il candidato dovrà produrre un primo elaborato attinente con le materie di indirizzo che discuterà durante la seduta d’esame, in sostituzione della seconda prova. Successivamente dovrà discutere un testo d’italiano non concordato ma svolto durante l’anno, che sostituirà la prima prova. Come terza prova lo studente dovrà ricreare un percorso interdisciplinare dalla busta che gli proporrà la commissione, a cui dovrà collegare cittadinanza e costituzione, per concludere con una breve esposizione sul percorso d’alternanza scuola-lavoro, svolto nel triennio.   

    Una seduta d’esame che per quanto anomala rispetto alla situazione di emergenza che stiamo vivendo, tuttavia ha suscitato varie polemiche. Infatti, c’è stato un ammutinamento dei presidenti esterni che non volevano mettersi in contatto con gente sconosciuta considerando che fino a qualche settimana fa ci veniva proibito anche il contatto con i familiari.  Questo esame non rispetta neanche il “terremo in considerazione il momento di emergenza che gli studenti stanno vivendo”. Gran parte del programma del secondo quadrimestre non è stato concluso, gli studenti sono confusi e quest’orale dà l’impressione di essere troppo vicino. Avevamo e abbiamo bisogno di più tempo. Agli scioperi e petizioni contro questa maturità, la ministra ha fatto orecchie da mercante, certamente su una cosa non si è mai sbagliata: “Gli studenti non sono imbuti da riempire”. 

    Hala Fouad

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