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    “Sorella Sanità”: l’inchiesta sulla corruzione della sanità siciliana 

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    L’inchiesta Sorella Sanità della Guardia di Finanza di Palermo, sfociata nel blitz dello scorso 22 maggio, ha portato all’arresto di 12 persone accusate di “corruzione, istigazione alla corruzione e rivelazione di segreto di ufficio”. Altre otto sottoposte agli arresti domiciliari e due destinatarie di custodia cautelare in carcere.
    “Gli ultimi arresti nell’operazione Sorella Sanità hanno alzato l’ennesimo inquietante velo nel sistema degli appalti in ambito sanitario, facendo emergere quella che, ove l’impianto accusatorio dovesse essere confermato, ha rappresentato una pericolosa commistione tra politica, imprenditoria e gestione burocratica-manageriale del sistema sanitario”, hanno dichiarato in un comunicato stampa Giancarlo Pocorobba, Presidente di Konsumer Sicilia, Domenico Amato, Presidente Confintesa Sicilia Sanità e Giovanni Cascio Ingurgio, Presidente Associazione A tutela del medico.

    L’operazione ha smascherato un sistema di tangenti che avrebbe consentito di pilotare appalti milionari. Il 5% del valore degli appalti era destinato ai manager della sanità siciliana.
    Gli investigatori hanno accertato un giro di mazzette che ruotava intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Sicilia e dell’ASP di Palermo per un valore di 600 milioni di euro.
    Tra gli arrestati figurano Antonio Candela, ex manager dell’ASP di Palermo e coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19 in Sicilia, e Fabio Damiani direttore dell’Asp di Trapani.
    Candela, ora ai domiciliari, nel 2016 era stato premiato dal Presidente della Repubblica Mattarella con la medaglia d’argento al Merito della Sanità pubblica per essere stato, tra l’altro, “autore di circostanziate denunzie presentate alla Procura della Repubblica, con conseguente aggravamento dei rischi per la sua incolumità personale”.
    Candela e Damiani incassavano il denaro attraverso dei faccendieri; Giuseppe Taibbi e Salvatore Manganaro, referente di Damiani.

    I pagamenti delle tangenti in alcuni casi avvenivano con la consegna di denaro contante nel corso di incontri riservati. Manganaro è stato filmato dalle microspie della Guardia di Finanza con una valigetta che conteneva una tangente da 100mila euro.
    Nella maggior parte dei casi venivano effettuate complesse operazioni contabili instaurate tra le società aggiudicatarie dell’appalto e altre imprese intestate a prestanomi, ma riconducibili ai faccendieri di riferimenti per i pubblici ufficiali corrotti.
    L’Ufficio Stampa della Guardia di Finanza ha dichiarato che per rendere ancora più difficile la loro identificazione, gli indagati avevano creato trust fraudolenti con l’obiettivo di impedire di “schermare la reale riconducibilità delle società utilizzate per le finalità illecite. Il patto criminale veniva poi ulteriormente cementato grazie alle continue e sistematiche interlocuzioni che erano necessarie per gestire tutte le fasi attuative dei contratti la cui durata era ovviamente pluriennale”.
    L’inchiesta ha coinvolto anche una lunga serie di aziende finite adesso in amministrazione controllata. Fra queste vi è la PFE S.p.A, un vero e proprio colosso nel settore dei servizi di pulizia e sanificazione il cui amministratore, Salvatore Navarra, si trova agli arresti domiciliari.
    Il pool coordinato dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, con i pm Giacomo Brandini e Giovanni Antoci, ha già fatto appello al tribunale del riesame per ottenere il carcere per gli otto ai domiciliari e per altri cinque indagati attualmente liberi, nonché gli arresti in casa per tre persone, fra cui il deputato regionale dei Popolari e Autonomisti Carmelo Pullara, indagato a piede libero.
    Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, si è espresso in merito alla vicenda: “Chi ruba, se accertato, non merita di aver ricevuto la stima di tante persone perbene. La Regione Siciliana sarà parte civile e ho dato disposizioni di passare al setaccio tutte le gare, perché anche procedure iniziate nel 2016, come quelle oggetto dell’indagine odierna, possono avere prodotto i loro effetti in epoca successiva. Deve essere chiaro a tutti che la sanità non è un business, ma serve a curare le persone”.

    Erica Minchillo

    About the author: Erica Minchillo

    Nata a Larino (CB) il 15 Ottobre 1994. Mi sono laureata in Sociologia e Criminologia e attualmente studio Relazioni Internazionali presso l’Universitá RomaTre. Mi sono sempre dedicata alla lotta per i diritti umani partendo dagli anni di volontariato presso la Casa Circondariale di Larino. Scrivere per GenerazioneZero mi permette di affrontare tematiche che spesso vengono sottovalutate.

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