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    Per Valerio…e non solo 

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    Valerio Verbano è stato ucciso dai fascisti. Sono entrati dentro casa sua spacciandosi per suoi amici, hanno legato e imbavagliato i genitori e hanno aspettato che Valerio rincasasse per sparargli. Fare politica nel 1980, pur avendo solamente 18 anni, significava anche questo; assumersi dei rischi che oggi sarebbero impensabili. Valerio stava con Autonomia Operaia e lottava contro l’estremismo di destra, prima di essere ucciso il 22 febbraio di quarant’anni fa.

    Il corteo parte da sotto casa sua in Via Monte Bianco, nel quartiere di Monte Sacro. Ci incamminiamo da Piazza Sempione percorrendo a piedi Viale Tirreno. C’è un sole forte, ma gli enormi pini che ci accompagnano per tutto il tragitto riparano dai raggi di luce. Si intravedono sempre più vigili, qualche camionetta della polizia e gruppi di persone che vanno tutti nella stessa direzione, verso casa di Valerio. La via è gremita di gente, a malapena si riesce a camminare e a capire quale sia la testa del corteo. Un ragazzo ci spiega che il corteo passerà per tutto il Tufello fino a Piazza Sempione dove è previsto un concerto.

    Sono le sedici passate quando lentamente ci iniziamo a muovere. Ci sono circa cinquemila persone: cittadini, gruppi COBAS, A.N.P.I e organizzazioni studentesche. Fin da subito si ha la percezione che lo stesso corteo vada oltre il ricordo di Valerio Verbano e che il suo nome e la sua battaglia antifascista, siano state capaci di unire una moltitudine di persone. Dopo poco più di un’ora, il corteo si ferma per qualche minuto. Ci troviamo davanti la palestra popolare intitolata a Valerio al Tufello. Vengono fatti partire dei fuochi d’artificio in cielo mentre sul tetto dell’edificio sventola una bandiera rossa. Scena già vista ma solamente nei libri di storia.

    Accanto a noi c’è un signore con il proprio figlio di circa 25-30 anni. Il padre è visibilmente emozionato mentre il ragazzo assiste al tutto con aria sorpresa e con il petto gonfio di orgoglio per essere lì insieme al suo vecchio. “Vedere che la storia di Valerio è andata oltre l’aspetto generazionale è sicuramente un aspetto importante” ci dice. “Si è riusciti a superare l’invisibilità – continua – e adesso nella sua storia non si identificano solo i suoi coetanei, come me, bensì anche chi non ha mai vissuto quegli anni”. È il risultato del lavoro di Carla, mamma di Valerio, la quale ha fatto sì che la storia del figlio non cadesse nel dimenticatoio. Il vecchio si prende una pausa, avvicinandosi una sigaretta alla bocca. Dopo due tiri conclude il suo discorso: “Il Fascismo contro il quale vogliamo combattere non è più quello contro il quale combatteva Valerio. È più vasto e riguarda anche il sessismo, le violenze, il razzismo e lo sfruttamento. Riguarda tutti noi”.

    Il corteo ricomincia a marciare verso Piazza Sempione. Probabilmente non si saprà mai chi ha ucciso Valerio e la stessa procura, qualche giorno fa, ha chiesto l’archiviazione del caso per mancanza di prove riguardo i colpevoli dell’omicidio. La risposta però è arrivata oggi, come ogni anno, in piazza, affinché il suo nome non venisse dimenticato. Una volta giunti a destinazione, la folla comincia a dividersi tra chi torna a casa e chi invece rimane al concerto. Si è fatto buio e il vento ha cominciato ad alzarsi. Si conclude così un corteo che ha mostrato tanto, come la gente che ne ha preso parte e che ha voluto essere presente per contrastare i fascismi d’oggi, come quarant’anni fa, insieme a Valerio.

    Riccardo Lucentini

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