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    Sperando che arrivi la primavera 

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    Il cielo è limpido sopra Piazza Montecitorio, fa caldo e a Roma sembra arrivata in anticipo la primavera.
    Uno striscione sotto ai piedi dell’obelisco recita la scritta: “Verità, giustizia e diritti per le vittime innocenti delle mafie”. Tutto intorno decine di uomini e donne, genitori e figli con una fotografia stampata sulla maglietta, attaccata al collo con lo spago o su una pettorina. Su ogni foto l’immagine di Pasquale, Antonio, Luigi e delle altre 950 vittime delle  mafie.
    I loro parenti e l’associazione Libera, lo scorso 18 Febbraio, si sono uniti in presidio sotto la Camera dei Deputati per chiedere quello che attendono ormai da troppi anni: verità e giustizia.

    Oltre alle foto ci sono tanti cartelli, ognuno diverso dall’altro, a rappresentare i punti di  rivendicazione del manifesto presentato in occasione del presidio. “Riteniamo urgente – sostiene Libera – che si ponga nuovamente la giusta attenzione alle persone vittime, al fine di evitare ulteriori processi di vittimizzazione, circostanza che in uno Stato democratico e di Diritto non dovrebbe mai accadere”.
    Sono cinque i punti del manifesto di Libera:
    il riconoscimento di vittima innocente di mafia anche per chi è morto in eventi delittuosi di stampo mafioso prima del 1 Gennaio 1961, data che segna l’entrata in vigore della legge che riconosce questo status.
    L’equiparazione giuridica delle vittime del dovere e delle mafie alle vittime del terrorismo, per evitare ulteriori disparità tra le vittime e le rispettive famiglie.
    Una valutazione caso per caso nei processi riguardo all’estraneità della vittima e dei suoi familiari, relativamente alle frequentazione del superstite e dei familiari della vittima che non dipenda dal grado di parentela.
    Rispettare in Italia, la direttiva europea in materia di tutela della vittima e dei suoi familiari, rispetto alla posizione di questi nel processo, visibilmente limitata rispetto a quella del reo. Infine un sostegno alle vittime dei reati della cosiddetta criminalità comune, “al fine – scrive Libera – di non lasciare sola nessuna persona resa vittima da episodi gravi di violenza”.

    Il sit-in della campagna “Diritti vivi” di Libera

    In silenzio, interrotti solo dal suono di un piccolo complesso di archi, i manifestanti alzano i cartelli e le foto dei parenti. E mentre dentro il Palazzo si vota la fiducia al governo sul Milleproroghe la piazza esprime la propria silenziosa sfiducia verso “segmenti delle istituzioni e pezzi di politica che non danno risposte” dice Don Luigi Ciotti.
    Tuttavia:“non dobbiamo dimenticare le cose positive di questi anni, vogliamo continuare a dare fiducia alla politica seria” afferma il Presidente di Libera. “Oggi qui parlano i volti che non ci sono più – continua –  i familiari che tengono la loro immagine, queste storie, queste fatiche, queste sofferenze. Qui c’è una sfiducia, che però vuole trasformarsi in fiducia e chiedere alle istituzioni e alla politica di fare la propria parte, di rispondere a questo grido”. È necessario mettere al centro dell’agenda politica le facce, le storie e i nomi che Libera ripete ogni 21 Marzo per la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Storie che dal 2016 Libera raccoglie nel sito Vivi. Libera, un portale online per tessere una memoria nazionale e collettiva.
    Quest’anno Libera compie 25 anni e ha scelto Palermo come città che ospiterà il corteo. Ma dal 14 Febbraio una lunga staffetta, partita da Padova, toccherà tutte le città che hanno ospitato i 21 Marzo nel corso di questi anni: da Roma a Corleone, da Milano a Bari in un lungo viaggio di oltre un mese da nord a sud.
    “Ogni città, un ricordo e una denuncia. Oltre l’85 per cento delle famiglie delle vittime – scrive Libera in una nota –  non conosce la verità sulla morte dei propri cari. Una fiaccola, dunque, per mantenere accesi i riflettori sulle oltre 1000 vittime innocenti delle mafie. Una fiaccola di responsabilità civile che, da nord a sud, si propone di unire il nostro Paese per contribuire a scrivere insieme una memoria pubblica e condivisa”. Una memoria fatta di 23 tappe, per compiere altri 100 passi e fare in modo che per chi chiede verità e giustizia arrivi prima la primavera.

    Luca Santangelo

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