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    Giustizia per Giulio: il resoconto delle indagini 

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    Sono passati tre anni dalla morte di Giulio e il 25 Gennaio moltissime piazze italiane si sono riempite, come di consueto, per ricordare la morte del giovane ricercatore italiano torturato e ucciso il 3 febbraio del 2015 al Cairo.

    Gli ultimi sviluppi nelle indagini

    Il problema principale dell’intera vicenda riguarda la mancata collaborazione delle autorità egiziane. L’avvocatessa della famiglia, Alessandra Ballerini, ha già ben chiarito le difficoltà incontrate durante questi tre lunghi anni, tuttavia è riuscita ad ottenere alcuni risultati importanti. “Dalle nostre indagini sono almeno 20, i nomi delle persone coinvolte nel sequestro e nell’uccisione di Giulio. Per lo più generali e colonnelli della National Security Egiziana”, questo aveva dichiarato l’avvocatessa il 6 dicembre 2018. Gli sforzi del legale della famiglia Regeni sono stati veramente enormi. La Ballerini si è esposta in prima persona per recuperare alcuni documenti importanti dagli apparati egiziani, dato lo scarso aiuto delle istituzioni italiane, rischiando anche la propria vita.

    Sono indicati come possibili complici del delitto le persone che erano vicine a Giulio negli ultimi mesi di vita e che lo hanno probabilmente consegnato ai suoi aguzzini. Mohamed Abdallah, ex leader del sindacato degli ambulanti, è uno di questi. Secondo le ricostruzioni, Mohamed era anche un informatore della polizia e avrebbe dato in pasto ai Servizi Segreti il ricercatore egiziano, vendendolo come spia. È indagata anche Hoda Kamel, Direttrice del Egyptian Center for Economic and Social Rights del Cairo, che gli ha presentato Abdallah. Queste sono alcune tra le prime persone che Giulio ha incontrato e a cui è stato affidato per completare la sua tesi di dottorato incentrata sullo stato dei sindacati egiziani, motivo della sua permanenza nel Paese.

    Intanto il pressing sugli avvocati continua. La National Security egiziana ha intimato al consulente legale al Cairo, Mohamed Lofty di “riferire ogni notizia che possa considerarsi utile a ricostruire le attività difensive e quelle pubbliche”. L’ordine arriva direttamente dai servizi segreti che nascondono e coprono gli assassini di Giulio. Come se non bastasse, la polizia ha arrestato, con accuse farsa, anche la moglie di Lofty, Amal Fathy, rilasciata dopo 7 mesi di carcere. È ormai chiaro, anche alle autorità italiane, che il Governo egiziano ha virato sulla strada della provocazione e del braccio di ferro. Il muro di sabbia costruito dalle autorità del Cairo si oppone alla determinazione della famiglia che dichiara:“Il Cairo deve sapere che non molleremo mai”.

    I verbali della Procura di Roma chiariscono che i Servizi Segreti hanno spiato il ricercatore sin dal momento in cui è stato venduto da Abdallah, in cambio di una non ben chiara ricompensa. E quindi il caso di Giulio passa nelle mani del generale Tarek Ali Saber, del colonnello Husan Eldin Helmi Mohamed e del maggiore della Sicurezza Nazionale Sheerif Magdi Ibraim Abdel Aal. Le indagini della National Security continuano e durante una perquisizione nella casa di Giulio, rientrato in Italia per le feste natalizie, gli apparati polizieschi egiziani capiscono che non stava svolgendo alcuna attività politica contro il regime, pertanto decidono di chiudere il fascicolo. Tuttavia, i pedinamenti continuano fino al giorno della sua scomparsa presso la fermata della metro di Al Buhuth. I dossier della Procura di Roma inchiodano i Servizi Segreti; si conoscono gli spostamenti di Giulio e degli uomini della National secuirity nel giorno della scomparsa, si sa che erano lì nella metropolitana. Alle 19:50 del 25 Gennaio 2015 il cellulare smette di squillare per sempre: da allora la famiglia Regeni è stata privata della verità, ma si è fatta forte della determinazione di assicurare alla giustizia gli autori e i mandanti del delitto. Perché è giusto e doveroso che “chi ha ucciso e torturato Giulio pagherà”.

    Sandro Tumino

     

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