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    Il sistema Montante 

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    Nel febbraio 2015 piombano come un fulmine a ciel sereno due inchieste per mafia, una da Caltanissetta e l’altra da Catania, su Antonello Montante, Presidente di Confindustria Sicilia e paladino della legalità e dell’Antimafia, nonché membro dell’Agenzia dei beni confiscati (ANBSC). Dopo pochi giorni dalla fuoriuscita di notizie sulle indagini, Montante lascia l’agenzia dei beni confiscati. Nell’inchiesta portata avanti dalla procura di Caltanissetta risaltano i rapporti economici e imprenditoriali intrattenuti negli anni da Montante con Carmelo Patti, ritenuto dalla DIA prestanome e riciclatore di Matteo Messina Denaro, e con Paolino e Vincenzo Arnone, a capo della famiglia mafiosa di Serradifalco. L’indagine, allargandosi, va a toccare numerosi imprenditori siciliani, rivelando una grave promiscuità tra pubblico e privato. Proprio come nel caso dell’indagine su Lo Bosco, presidente dell’AST e di RFI, ritenuto in stretti rapporti con Montante, dove è stato ravvisato un sistema di tangenti e metodi da racket come riportato dai magistrati.

    Quello che ne viene fuori è un vero e proprio sistema, il cosiddetto “sistema Montante”, in cui viene a galla una rete di rapporti tra l’emergente classe imprenditoriale siciliana, poteri pubblici regionali e statali, giornalisti e funzionari di pubblica sicurezza accusati di spionaggio e favoreggiamento. Un apparato in grado di gestire ogni attività in società pubbliche e private, e capace di influenzare l’intero sistema politico, economico, informativo e giudiziario siciliano. Dichiarati, infatti, sono stati gli appoggi offerti da Montante all’allora governatore Crocetta e al Senatore Lumia, su cui la Commissione antimafia sta indagando, e su cui trapelano voci di una possibile inchiesta destinata comunque ad essere archiviata.  La presenza nelle giunte regionali di due assessori legati a Montante, ovvero Marco Venturi (durante il governo Lombardo) e Linda Vancheri (durante il governo Crocetta), rivelano la forte influenza esercitata dall’imprenditore (e quindi da Confindustria) sulla scena politica siciliana, in aggiunta ai già citati rapporti diretti con politici quali Lumia, Crocetta e con Renato Schifani. Infatti negli anni emergono anche i rapporti tra Montante e il senatore di Forza Italia, raggiunto nel maggio 2018 da un avviso di garanzia con l’accusa di favoreggiamento nei confronti del Presidente di Confindustria Sicilia e rivelazione di segreto istruttorio, ed in inseguito anche di concorso esterno in associazione a delinquere.

    Marco Venturi convocato dalla Procura di Caltanissetta, rivelò dei rapporti intrattenuti tra Montante, Miccichè e Cuffaro.  Le rivelazioni di Venturi portano ad ipotizzare un finanziamento con fondi in nero durante la campagna elettorale del 2001 a sostegno di Cuffaro. Da lì a poco arriva l’ufficialità dell’iscrizione al registro degli indagati anche di Crocetta, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al finanziamento illecito. Nella ricostruzione dei magistrati di Caltanissetta, Crocetta avrebbe ricevuto 200 mila euro da Montante in cambio della nomina ad assessore delle fedelissime Vancheri e Lo Bello. La pervasività di tale sistema viene confermata anche dalle indagini a carico del colonnello Giuseppe D’Agata e dell’ex capo dei servizi segreti Arturo Esposito, accusati di aver rivelato importanti notizie sulle indagini a Schifani e quindi a Montante, e di aver compiuto atti di spionaggio ai danni di imprenditori e del magistrato Nicolò Marino, ai tempi assessore della giunta Crocetta. Emergono, infine, finanziamenti di Montante al figlio dell’attuale presidente Musumeci, rinvenuti tra le numerose carte trovate nel bunker segreto dell’imprenditore nel 2015, in cui conservava ogni atto e rapporto intrattenuto con imprenditori, politici e funzionari.

    Numerosi sono stati gli interpellati dalla Commissione Antimafia, di cui è presidente dal maggio 2018 Claudio Fava, tra cui figura anche il giornalista di Repubblica Attilio Bolzoni. Il giornalista è stato sentito in merito alle pressioni dell’ex sindaco di Catania Bianco fatte all’editore del giornale per evitare che proprio Bolzoni seguisse la vicenda Montante. Il 30 settembre 2018 la procura di Caltanissetta chiude le indagini e chiede il processo per 24 indagati, partendo da Montante, a cui però decadono le accuse per mafia, e proseguendo con Schifani e Arturo Esposito (ex capo di stato maggiore dei carabinieri e direttore dei servizi segreti dell’AISI, accusato di spionaggio delle indagini e dei magistrati). Anche Crocetta è stato convocato dall’Antimafia a ottobre del 2018, ma non si è presentato, dichiarando di non essere in Italia nonostante la smentita immediata di Fava che lo accusava di trovarsi proprio all’ARS al momento del diniego.

    Salvatore Schininà

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