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    Ilaria Cucchi: “Siamo alla resa dei conti” 

    “Federico”. Questo è il titolo del nuovo libro edito da Fandango e scritto da Fabio Anselmo legale della famiglia Aldrovandi, Cucchi e di tanti altri casi che hanno visto abusi da parte delle forze dell’ordine, presentato nei suggestivi giardini di Castel Sant’Angelo a Roma. L’evento organizzato da “Letture d’Estate” ha visto la partecipazione di molte persone, tutte giunte fin lì per sentire anche la preziosa testimonianza di Ilaria Cucchi che insieme all’avvocato Anselmo erano gli ospiti della serata.
    Le storie di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi hanno molti elementi in comune, portati tutti alla luce durante la presentazione: pestaggi, torture, insabbiamenti delle indagini, dolori famigliari, tragedie e voglia di lottare per cercare giustizia. Un libro, quello scritto da Anselmo, che è “il romanzo di una vita spezzata che va oltre l’ultima immagine del cadavere di Aldro e ci fa incontrare per la prima volta il sorriso di Federico”.
    Al termine dell’incontro, mi avvicino a Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, con la quale ho avuto il piacere di scambiarci qualche chiacchiera.

    Cosa significa per te, essere qui oggi alla presentazione del libro che racconta la tragica storia di Federico Aldrovandi, molto simile a quella di tuo fratello Stefano?
    Questo libro per me è un documento importantissimo, Federico per me rappresenta tutto. A me piace pensare che c’è sempre un senso a tutto ciò che accade nella nostra vita, anche se in alcuni casi trovarlo è molto complicato. Ecco, probabilmente il senso della vita, della morte e della sofferenza di Federico e il senso del dolore e dell’impegno della sua famiglia è quello di aver aperto una strada a tutti noi, a partire da me, dopo la morte di mio fratello avvenuta pochi mesi dopo la sentenza di condanna degli assassini di Federico Aldrovandi. Voglio bene a Federico, voglio bene a questo libro, voglio bene alla città di Ferrara, oltre a voler bene oramai anche all’avvocato Anselmo e a tutto ciò che rappresenta”.

    Il giorno prima della sua testimonianza in un post su Facebook ha scritto: “Sette anni di processo a vuoto”. Oggi qualche giorno dopo, si sente di dire e pensare la stessa cosa?
    Caspita! Quei sette anni di processo a vuoto e mi riferisco a quel primo processo, quello sbagliato, con imputati sbagliati, capi d’imputazione sbagliati, dove si parlava di Stefano che sarebbe morto di suo, che sarebbe morto anche a casa sua e si faceva il processo a Stefano Cucchi piuttosto che a coloro che ne avevano causato la morte. Sono stati sette anni pesantissimi per la mia famiglia, sarebbero stati devastanti per chiunque. E oggi so che avevo ragione io, che mio fratello non era morto di suo, che era stato violentissimamente pestato. Così come so che gli autori di quel pestaggio e i loro superiori sono responsabili di tutti quei sette anni di tempo perso, di energie spese, oltre che danni economici per la nostra famiglia. Oggi siamo sulla strada giusta e io credo che siamo alla resa dei conti. Sta uscendo fuori tutto ciò che per anni si è pensato di poter mettere a tacere.

    Quindi confida in una risoluzione sbrigativa e positiva di tutta questa vicenda?
    Assolutamente sì! Oggi siamo veramente alla resa dei conti, adesso loro non possono più nascondersi. Queste persone ce lo raccontano con la loro voce nelle intercettazioni di quanto si sono divertiti a picchiare quel “tossico di merda”, si mettono d’accordo sulla versione da dare al Pubblico Ministero, si mettono d’accordo su come parlare al telefono, se scaricarsi Telegram, che nemmanco sapevo cosa fosse. Ecco, diciamo che sono metodi molto simili a quelli dei mafiosi, piuttosto che a quelli dei carabinieri. Ma adesso la verità è oramai uscita fuori grazie al lavoro della Procura di Roma, grazie al lavoro della squadra mobile e grazie alla nostra voglia di non arrenderci alle ingiustizie e ai bocconi amari mandati giù.

    Un suo commento rispetto alle recenti dichiarazioni della Meloni, sulla sua proposta di abolire il reato di tortura?
    In qualche maniera la Meloni ha voluto dirci che per fare il poliziotto bisogna poter menare. Trovo tutto questo veramente drammatico soprattutto in un momento del genere. Siamo di fronte a un vero e proprio problema culturale a un momento veramente difficile in cui si parla di tutto fuorché di ciò che veramente conta e che dovrebbe essere alla base di tutto: i diritti umani. Sono passati in secondo piano, non esistono nemmeno più.

    Secondo te a cosa è dovuto questo problema culturale?
    Abbiamo dei politici che parlano alla pancia della gente e in un momento del genere è veramente pericoloso.

    Youssef Hassan Holgado

    About the author: Youssef Hassan Holgado

    Nato il 2 settembre del 1995 a Salamanca, una piccola cittadina spagnola situata nella regione della Castilla y León. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, redattore di Generazione Zero da settembre 2016. Da gennaio 2018 occupo la posizione di Direttore Editoriale, continuando a fare del giornalismo la mia passione.

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