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    Giustizialismo autoritario 

    “Difendiamo chi ci difende: abbiamo presentato due proposte di legge per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e per abolire il reato di tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro. Siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine!”

    Queste le parole di Giorgia Meloni, che si appresta a proporre in Parlamento una nuova legge per aumentare la pena da sei a dieci anni contro chi aggredisce le forze dell’ordine, pena che attualmente va dai sei mesi ai quattro anni.
    La leader di Fratelli d’Italia è ferma anche nel voler abolire il reato di tortura, un reato che a sua detta “impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro”, come se fosse che il lavoro delle forze dell’ordine sia quello di torturare i criminali o i presunti tali, quasi che senza una condotta violenta e sproporzionata i nostri agenti non riescano a compiere come si deve il loro lavoro. Queste dichiarazioni si allineano con quelle fatte da Salvini nel giugno del 2015, dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che aveva condannato l’Italia per i fatti del G8 di Genova, “la Corte europea dei diritti umani –diceva il leader del Carroccio– potrebbe occuparsi di altro. Per qualcuno che ha sbagliato non devono pagare tutti. Carabinieri e polizia devono poter fare il loro lavoro. Se devo prendere per il collo un delinquente, lo prendo. Se cade e si sbuccia un ginocchio, sono cazzi suoi. Idiozie come questa legge espongono le forze dell’ordine al ricatto dei delinquenti”.

    Libertà totale, quindi, a Polizia e Carabinieri anche per un uso sproporzionale del loro potere e poco importa se questo potrà provocare abusi o violenze come è già successo in passato. In questa logica si pone anche l’introduzione dei Taser, una sorta di pistola elettrica, che a partire dallo scorso 5 luglio è stata affidata alle forze di Polizia di alcune città italiane come: Napoli, Milano, Padova, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Bologna, Firenze, Caserta e Brindisi.
    Niente limiti, insomma, per chi ha il dovere di proteggerci con il rischio che l’utilizzo dei Taser può portare a risultati fatali come è accaduto e tutt’ora accade negli Stati Uniti dove vediamo, all’ordine del giorno, video e immagini in cui persone inermi vengono attaccate con questa arma, ricevendo scosse elettriche che possono rivelarsi fatali per chi ha problemi cardiaci e per chi si trova in uno stato di gravidanza. E le fatalità non sono dei semplici sintomi collaterali o casuali, dato che dal 2001, anno in cui il Taser è stato dato in dotazione alle forze di polizia statunitensi, sono morte oltre 864 persone. Le scosse elettriche che fuoriescono da quest’arma hanno lo scopo di immobilizzare i muscoli della vittima, provocando una momentanea paralisi e sono talmente forti che riescono a fermare anche un bisonte di 800 chili.

    Il reato di tortura introdotto nel Codice Penale dall’articolo 613-bis presenta una definizione molto contorta, che a detta di alcuni magistrati lo rende inapplicabile. Una norma scritta in maniera errata e stravolta dal testo originale, tanto che gli stessi promotori della legge si sono pentiti di averla firmarla. Nel 2018, è impensabile però non avere una norma che disciplini una materia così importante e necessaria come quella del reato di tortura. Se quella presente nell’attuale Codice è confusionaria e incompleta è giusto che vada modificata, ma abolire l’articolo 613-bis significherebbe ritornare al Medioevo, significherebbe approdare ad una forma di Stato poliziesca, ad una deriva autoritaria in cui chi detiene il potere della forza può usare tale potere come meglio crede, senza rispettare i principi etici e costituzionali che ne derivano.

    La proposta dell’abolizione del reato di tortura e l’introduzione dei Taser calzano a pieno con la continua ossessiva ricerca di giustizia, ossessiva ricerca di un colpevole, ossessiva ricerca di un caprio espiatorio da parte dell’attuale governo italiano. Lo dimostra anche la faccenda della Nave Diciotti, a cui il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha vietato lo sbarco fino a quando non siano stati arrestati i presunti responsabili delle minacce ai danni dell’equipaggio. Una faccenda poco chiara ma di prerogativa della Procura di Trapani, che è stata “scavalcata” da Salvini, il quale, oltre a fare le veci di Ministro dell’Interno si è arrogato i poteri di Ministro della Giustizia e della Difesa. Un uomo tutto fare insomma. Un uomo che è alla continua ricerca di una vittima da incolpare e che è capace di additare come clandestini i 450 migranti soccorsi dalle autorità maltesi, senza neanche esaminare prima se qualcuno di loro abbia i requisiti per lo status di rifugiato o meno.

    Un’eventuale abolizione del reato di tortura porterebbe ad una deriva autoritaria delle nostre istituzioni e sarebbe un insulto maggiore alle vittime del G8, alle vittime dei pestaggi alla Diaz e alla Caserma di Bolzaneto, ai famigliari di Cucchi, Aldrovandi, Uva e Gugliotta. Un insulto a chi di tortura ne è stato vittima e nei peggiori dei casi ci è morto.

    Youssef Hassan Holgado  

    About the author: Youssef Hassan Holgado

    Nato il 2 settembre del 1995 a Salamanca, una piccola cittadina spagnola situata nella regione della Castilla y León. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, redattore di Generazione Zero da settembre 2016. Da gennaio 2018 occupo la posizione di Direttore Editoriale, continuando a fare del giornalismo la mia passione.

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