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    L’Infinito nelle parole di Tiziano Scarpa 

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    Tiziano Scarpa, ospite di “A Tutto Volume”, aderisce al progetto“Infinito200”di Davide Rondoni, nato per celebrare il duecentesimo anniversario della celebre poesia di Leopardi allo scopo di riaffermare il valore collettivo della poesia. In questa occasione Scarpa recita i versi dell’Infinito, accompagnato dalle musiche di Donizetti, capace di riportare in musiche i medesimi slanci e le stesse sofferenze del poeta di Recanati.  

    Tiziano Scarpa: drammaturgo e poeta, ma anche attore. Infatti lei è salito sul palco numerose volte per letture sceniche di romanzi, poesie o drammi, proponendo un modo alternativo per approcciarsi alla letteratura. Ci può raccontare qualcosa della sua esperienza personale?

    Sono più di vent’anni che faccio letture sceniche il che significa tante cose, leggere testi che sono pensati per la voce, magari che in origine sono stati scritti per la radio, o testi che si prestano ad un versione scenica, che però magari originariamente sono stati scritti per la carta, per un rapporto individuale, singolare e personale con la lettera alfabetica e la lettura alfabetica.
    La parola ha una dimensione orale, fonica, sonora, oltre alla dimensione guttemberghiana, noi parliamo oltre che leggere, quindi è la forza che riesce a suscitare la parola, e soprattutto l’ascolto nell’immaginazione, che mi interessa. Sulla scena, più che valorizzare il mio corpo e la mia voce, accade una specie di dettatura: io detto all’immaginazione di chi mi ascolta qualcosa che va visto con la mente attraverso le parole che pronuncio con la voce. E questo accadeva anche a teatro nei secoli passati: mi viene in mente l’Enrico V di Shakespeare in cui il prologo in persona dice: quando noi diciamo cavalli, voi dovete immaginare dei cavalli veri; noi siamo quattro gatti, pochi attori qui sulla scena, ma voi dovete moltiplicarci con l’immaginazione per mille quando noi diciamo esercito, per un milione. Anche il teatro fa una dettatura attraverso le parole.

    A tal proposito, è la prima volta che si approccia alla lettura scenica di Leopardi?

    No, perché la lettura delle lettere di Leopardi mi è capitata di farla soprattutto nelle scuole, per far capire come il rapporto fra vita e letteratura rischia di essere considerato troppo semplicisticamente come un rapporto di causa-effetto, e ciò è sbagliato in quanto questa relazione è più articolata: non è che uno scrive certe cose solo perché in quel periodo sta bene o sta male. Anzi è proprio interessante vedere come Leopardi in quell’estate in cui scrisse l’Infinito avesse avuto esperienze fallimentari eppure con grande saggezza e forza poetica ha inventato una poesia che non è disperata.

    Bene, adesso parliamo un po’ del progetto Infinito200, che nasce per celebrare l’anniversario della composizione della poesia. Tra gli obbiettivi del progetto c’è la valorizzazione del ruolo unificatore della cultura, ovvero come la cultura sia in grado di creare un’identità collettiva; ma al di là di questo, può darci la sua aspirazione personale di quello che può significare leggere l’Infinito?

    Sì, quello che ha detto riguarda il progetto di Davide Rondoni, che naturalmente approvo e sottoscrivo e, anche se io sono stato semplicemente invitato e non è un’idea mia, ovviamente trovo queste parole molto sensate. L’Infinito in particolare è un simbolo di una poesia unificante perché appartiene a tutti gli italiani: un po’ tutti la conoscono, è una delle poche poesie che se non sappiamo proprio a memoria (ride ndr.) pensiamo comunque di conoscerla, e quindi si presta molto bene a fare da emblema e da monumento mentale e portatile, è una specie di tascabile che ci portiamo sempre con noi. Chi dopotutto non si è trovato mai a pensare all’ultimo verso, talmente conosciuto da non necessitare di essere citato?Questo naufragio marino è anche una possibilità dell’anima di tutti, che attraverso le parole di Leopardi e la lingua italiana, ci accomuna davvero. Anche se Leopardi non era molto d’accordo coi centenari: ha scritto delle parole che un pochino irridevano la mania di celebrare le cose quando queste compivano cent’anni, però in questo caso facciamo un piccolo un torto a Leopardi, e celebriamo il suo bicentenario, anzi il bicentenario di una poesia! Ed è bello celebrare non la nascita o la morte di una persona, ma di un’opera, questo è molto bello.

    Per andare a concludere, nella società di adesso, dove tutti abbiamo uno smartphone in tasca, quale valore può avere la poesia e la letteratura, oltre il semplice discorso didattico?

    Beh, il nesso con gli smartphone è chiaro, la poesia circola moltissimo nei telefonini perché si presta ad una lettura breve, direi che c’è un’exploit della poesia sui social perché proprio la sua natura di forma breve la fa somigliare a quelle piantine interstiziali che nascono sul bordo dei marciapiedi, tra le fessure dei mattoni, e che a volte passeggiando sulla strada ti danno la sorpresa di un fiore profumato che magari non ti aspettavi e al quale non devi andare incontro, mentre magari un romanzo o un saggio lo devi cercare, è come andare al parco e decidere di andare a visitare un luogo speciale e, facendo un paragone naturalmente, dici “adesso decido di aprire un romanzo”, quindi mi siedo mi metto comodo e faccio questa traversata di questo grande libro. Questo è impegnativo a volte, mentre la poesia con gli smartphone la incontri come un fiore inaspettato in un’aiuola, come un ciuffo verde che esce da un interstizio su un muro.
    In questo senso penso che inaspettatamente la poesia viva, attraverso la tecnologia portatile che abbiamo un po’ tutti, una nuova primavera: un nuovo inizio.

    Intervista di Salvatore Schininà

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