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    Se la terra dei fuochi diventa la terra dei cuochi 

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    Un anno fa veniva finalmente approvata la legge n.6/2014 sulla “terra dei fuochi”, ma il territorio campano tra Napoli e Caserta vive ancora il dolore di numerosi morti a causa dell’inquinamento. Tanti anni fa la camorra ha determinato le vittime di ieri ed oggi: ora quelle di domani?

    Nessuno è risparmiato, neanche i bambini: attualmente un milione circa di bambini vive in zone altamente inquinate ed i numeri dei malati di tumore al sistema nervoso è in crescita. Le malattie continuano ad aumentare ma le nascite diminuiscono drasticamente, dato che l’inquinamento ha inciso anche sulla fertilità: finora si credeva che questo problema riguardasse solo il sesso maschile, ma i recenti studi de “Institut Marques de Barcelona” dimostrano che anche il sistema riproduttivo femminile è stato duramente colpito dalle tossine inquinanti e dunque mettere alla luce una nuova creatura diventa sempre più difficile nel napoletano. Ma è mai possibile, solo per denaro, arrecare tanto danno agli uomini e alla natura? È possibile, come si è visto, bloccare, anche se in piccola quantità, lo sviluppo della specie umana? Vendersi il futuro?

    Inevitabilmente tutti sono e vivono da sopravvissuti: moltissimi agricoltori hanno visto la propria azienda chiudere a causa della diossina e il simbolo stesso di Napoli nel mondo, la mozzarella di bufala, ha subìto un drastico calo delle vendite, nonostante non sia stato trovato nessun pericolo per la salute. Significativo il cartello esposto a San Remo, proprio nei giorni del festival: in un supermercato della cittadina ligure, è stato affisso un cartello che informava: “Qui niente prodotti della Terra dei Fuochi”. Una vera e propria rassicurazione per i consumatori di tutto il mondo, arrivati per assistere alla manifestazione canora, ma che ha vanificato la campagna in difesa dei prodotti locali che la Regione Campania, tramite video pubblicitari, sta finanziando per testimoniare la bontà dei suoi prodotti.

    A recuperare tali prodotti partecipa lo “Slow Food” (della Fondazione Slow Food per la Biodiversità ONLUS che da più di dieci anni si impegna a tutelare la biodiversità e i produttori che adottano pratiche sostenibili e pulite per l’ambiente) che ha assegnato il titolo di presidio per tre prodotti tipici del napoletano: la cipolla alifana, l’oliva caiazzana e il lupino di Vairano. La Campania inoltre, insieme al resto del sud Italia, è la culla della dieta mediterranea e così Legambiente ha pensato di scrivere un ebook, insieme a diversi chef, con ricette casertane e napoletane. Il nome? “La terra dei cuochi”.

    Ma Michele, 49 anni, di Frattiminore, piccolo comune in Provincia di Napoli, innamorato della sua terra, padre di quattro figli, una vita normale, con i suoi alti e bassi, non potrà vedere i risultati di questi tentativi di rinascita e rivalutazione della Campania felix: qualcuno ha deciso al suo posto tanti anni fa, sversando il veleno che è diventato un tumore al cervello che alla fine di Gennaio 2015, dopo due mesi di agonia, lo ha portato via. I veleni della camorra nella “Terra dei Fuochi” uccidono dopo anni, facciamo in modo che non continuino a distruggere il futuro.

    Enrico La Rosa

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