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    L’ambiguità di Renzi

    Non c’è alcun dubbio che l’era Renzi rappresenti la fine della Sinistra italiana, o per meglio dire, la fine della Sinistra in Italia. Si, lo so che dire “Sinistra italiana” o “Sinistra in Italia” potrebbe sembrare inizialmente la stessa cosa, ma ragionandoci su per due minuti, si può capire benissimo che i due concetti sono invece ben diversi. Perché se vogliamo parlare di “Sinistra italiana”, allora mi sento di dire che Matteo Renzi non è altro che l’ultimo arrivato di una lunga serie di personaggi che dal periodo post- Berlinguer  in poi hanno violentato e spogliato di significato questo bellissimo termine. Ma se vogliamo parlare del ruolo, del significato e soprattutto della mutazione della “Sinistra in Italia”, allora Renzi ne è il principale artefice, con il suo “rinnovamento”.

    Egli stesso dice che una Sinistra che non è capace di rinnovarsi, non è più una Sinistra, e su questo potrei essere d’accordo, almeno teoricamente. Ma quando poi vado a guardare il tipo di “rinnovamento” che Renzi sta portando avanti, allora mi chiedo se stia diventando io un conservatore. matteo-renzi-1Quando, ai tempi pre-primarie, Renzi parlava di “rottamazione” dei vecchi organi del Partito Democratico, era scontato che egli avesse il pieno appoggio di tutti i militanti di Sinistra, anche di quelli non iscritti al partito, che mai hanno votato e faranno parte del PD, come me. Figuriamoci se l’idea di veder cacciare, ad esempio, un D’alema, non allettasse tutti quei militanti stanchi di una “Sinistra” filo-berlusconiana ed inconcludente da tutti i punti di vista. Ed egli sapeva benissimo di “colpire” un target molto ampio di elettori con quelle promesse, portandole avanti fino alla sua ascesa al potere. Ma qui arriva la sorpresa, la mutazione.

    Fin dal giorno dopo la sua ascesa al potere, avvenuta con modalità peraltro discutibilissime, Renzi dimostra certamente di voler rompere con i vecchi organi del suo Partito, rottamandoli. Forse perché evidentemente preferisce parlare con quelli degli altri partiti. E vediamo così che i vari Verdini, Romani e Sacconi vengono rispolverati e messi in prima fila a scrivere le riforme che “ci chiede l’Europa”. Particolarmente interessante il ruolo del plurindagato Verdini, principale ed affiatato partner della Ministra Boschi, impegnato a quanto pare nella scrittura della “nuova” legge elettorale. Ma questo non dovrebbe far rivoltare nella tomba i nostri vecchi padri costituenti? Chi mai fra loro si sarebbe aspettato che un giorno uomini tanto grigi avrebbero toccato la loro opera, simbolo della Resistenza?

    Tutto regge grazie al tanto famoso quanto misterioso “Patto del Nazareno”. Insomma, come disse il  Pd Walter Tocci al Senato il giorno dell’annuncio delle sue dimissioni da Senatore, «Il grande rottamatore porta a compimento il programma dei rottamati che lo hanno preceduto, sia quelli di destra che quelli di sinistra».

    Renzi e il lavoro

    Partito_Democratico_SimboloAnche per quanto riguarda il lavoro, storicamente principale sinonimo di Sinistra, Renzi ha mostrato di voler “cambiare verso”: dagli interessi dei lavoratori a quelli dei grandi proprietari. Lo scontro con il sindacato diventa, in un’ottica forse un po’ troppo egocentrica, un fatto personale: un conflitto tra Renzi e i suoi avversari, tra il riformatore e i conservatori e non un frammento delle tante lotte per i diritti sul lavoro. Il sindacato, inoltre, sbaglia, quando ritorna in piazza e fa la voce grossa: “Credo abbia voluto fare politica” ha detto il premier. Su questa frase potrei essere pure d’accordo, in quanto penso anche io che da molto tempo i sindacati abbiano smesso di fare i sindacati, almeno per quanto riguarda il significato originario del termine, e troppo spesso non sono stati in grado di fare quello per cui esistono, cioè difendere i propri lavoratori. Ma piuttosto che pensare che i sindacati abbiano sbagliato perché hanno fatto politica, io penso che l’errore dei sindacati in questi anni sia stato quello di stare con la politica, che è profondamente diverso. Perché che i sindacati facciano politica, nel senso vero del termine, è giusto, perché così facendo svolgono quello per cui sono stati chiamati, e cioè occuparsi del loro “popolo”. Quello che non va bene è il fatto che i sindacati in questi anni siano stati con la politica, cioè in una posizione di sudditanza rispetto ad essa. Solo che, prendendo il caso della CGIL, quando il sindacato stava con la forza politica “della sua parte”, e cioè il Partito Democratico, spesso in contrasto rispetto ai bisogni dei lavoratori,  allora anche a Renzi andava bene il ruolo del sindacato, mentre adesso che il sindacato per una volta ha deciso di schierarsi dalla parte giusta contro le folli idee neo-liberiste del Partito, viene accusato di fare politica. Dite a Renzi che due pesi e due misure non si possono usare.
    Lui sa che la sua forza è la comunicazione, e per questo è continuamente impegnato ad inventarsi scontri dove non ci sono, battaglie già superate da tempo, a rilanciare ogni giorno con una nuova promessa per far dimenticare quelle precedentemente fatte e non mantenute. Qualsiasi occasione è buona, pur di stare in primo piano ovunque.
    Sicuramente è candidato ad essere l’unico leader ad aver portato l’ancora cosiddetta Sinistra italiana sopra il 40%, ma sappiamo bene, dopo venti anni di berlusconismo, che tutto quel consenso non si costruisce se non con una buona dose di menzogne e annunci al vento, con l’aiuto dei media, e con l’ignoranza del popolo. E certamente, guardando i sondaggi, si può ancora affermare benissimo che al momento, nessuna delle tre componenti manchi.

     

    Alberto Lucifora

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