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    Marijuana:perchè legalizzarla? 

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    C’era una volta la Canapa

    L’Italia negli anni 50 era la seconda produttrice mondiale, dopo l’Unione Sovietica, di Canapa, ovvero la Cannabis sativa. Era utilizzata per la produzione di carta, di tessuti per abbigliamento e cordame. Anche i semi venivano sfruttati per la produzione di olio, sia come combustibile sia in campo farmaceutico. Inoltre era usata per la cura dell’asma, come testimonia lo studio del professore Raffaele Valieri compiuto nel 1887. Valieri aveva aperto in Campania un “gabinetto di inalazione” nel quale i pazienti affetti da asma respirando i fumi prodotti dalla combustione della pianta trovavano sollievo dal loro malessere. Nel 1923 venne prodotto un prototipo Ford T costituita per il 60% da materiali derivati dalla Canapa, dal sisal e dalla paglia di grano.

    Il proibizionismo

    Marijuana_Reefer_MadnessA far precipitare la fama e conseguentemente il suo uso e il profitto che da esso derivava della Cannabis sativa fu infatti la “sorella” Cannabis Indica. La quale contiene una percentuale maggiore di THC, cannabinoide psicoattivo, che si produce con la combustione della resina che impregna le infiorescenze della Canapa. Come lato negativo colpevole addirittura dei delitti più efferati del tempo, fu usato l’effetto psicotropo. Una martellante campagna di stampa portò nel 1937 a una legge “Marijuana Text Act” che vietò la produzione di qualsiasi tipo di Canapa poichè la tassazione alta non la rese più economicamente agevole per l’utilizzo.
    La legge oltrepassò i confini americani e divenne gradualmente attuata anche in Europa e quindi in Italia.  Il tema del proibizionismo in tutto il mondo è vasto,variegato e copre molti anni della storia. Pertanto ha bisogno di una sua sede specifica, trattando qui l’argomento generale sulla Canapa abbiamo dato solo qualche accenno.

    Le normative italiane

    Nel 1961 l’Italia sottoscrisse la “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti”. Nel 1975 la “Legge Cossiga” contro gli stupefacenti fece scomparire gli ettari di terreno coltivati a Canapa rimasti. La politica proibizionista in tutto il mondo ha portato all’ aumento del numero dei consumatori e soprattutto all’arricchimento della criminalità organizzata che ha trovato così un grosso business. Quello di cui finora abbiamo parlato non è solo una lunga digressione o prefazione ma rappresenta delle nozioni fondamentali per comprendere appieno ciò che ruota oggi intorno al tema della legalizzazione delle droghe leggere.
    Veniamo appunto all’oggi. Quali sono i dati di consumo? Quali le leggi che lo regolano o sarebbe meglio dire lo puniscono?
    Dal 2006 la legge 49/06 la cosiddetta “Fini-Giovanardi” ha introdotto la tabella unica per le sostanze stupefacenti e quindi l”equiparazione delle pene per tutti i tipi di droghe, leggere e pesanti, con pesanti sanzioni (da sei ai venti anni di carcere) per la detenzione illecita, l’aggravamento delle sanzioni amministrative per l’uso personale e una commistione ricattatoria tra cura e pena. Infine la legge introduceva per la detenzione di sostanze stupefacenti una soglia quantitativa al di sopra della quale sarebbe valsa la presunzione di spaccio, così si è realizzata l’incriminazione di molti consumatori per il semplice possesso anche di una quantità minima in eccedenza rispetto a quanto fissato da un decreto del ministero della Sanità successivo all’approvazione della legge.

    I dati

    Secondo i dati forniti dal Quarto Libro Bianco sulla “Fini-Giovanardi” la percentuale degli ingressi in carcere per la violazione dell’art. 73(detenzione di sostante illecite) della suddetta legge è del 28,68% nel 2006 e arriva al 32,47% nel 2012. Quindi 4 detenuti su 10 sono ristretti per la violazione del suddetto articolo. Valutando i dati dei detenuti per la violazione dell’art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito) relativi al 2012 notiamo che sono in misura davvero ridotta rispetto ai primi dati in quanto al 31/12/2012 sono 761 contro i 19.891 dell’art.73. Il Quarto Libro Bianco ci dice inoltre che su 66.000 detenuti oltre il 38% (25mila) sono consumatori o piccoli spacciatori, mentre il 24% (16mila) sono tossicodipendenti. Questi non sono semplici numeri ma persone che si vanno a sommare a tutte quelle nelle già sovraffollate carceri italiani. La Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha condannato il nostro paese anche per il sovraffollamento dei penitenziari. Per risolvere tale problema recentemente sono state avanzate delle proposte di legalizzazione delle droghe leggere anche nello stivale sulla scia di quanto fatto da paesi come Uruguay, Colorado, Washington e altri che si stanno preparando a questo passo.

    Pro e Contro

    Ad aprire le porte è stato l’assessore leghista  della Lombardia Giulio Fava che twittando si è dichiarato favorevole. Positivo è il parere del Partito Democratico o meglio di alcuni esponenti. Il senatore Luigi Manconi ha addirittura presentato un disegno di legge sulla coltivazione e la cessione della cannabis indica e dei suoi derivati. Risponde bene anche Vendola affermando: “il proibizionismo rappresenta la manna dal cielo per i narcotrafficanti, la Fini-Giovanardi è una legge sbagliata e feroce”. Anche il M5S ha detto sì alla depenalizzazione consultando i suoi iscritti tramite il web e proponendo innanzitutto la suddivisione tra droghe leggere e pesanti, ponendo il limite di coltivazione a un massimo di quattro piante e l’eliminazione dell’arresto.  Si oppongono invece esponenti del centro destra come Gasparri e Giovanardi. Il dibattito politico prenderà una posizione che diventerà legge o si tratta del solito fuoco di paglia mediatico?!

     

    Federica Monello

    About the author: Federica Monello

    Sono una studentessa di Lettere Moderne con la passione per la scrittura. I primi articoli li ho pubblicati su un sito d'informazione locale www.i4canti.it. Nell'aprile 2012 inizio la collaborazione con GZ che mi ha permesso di poter esplorare i vari campi del giornalismo, dal dossier storico, a uno tutto mio sulla street art e la cultura underground. Mi sono anche cimentata in articoli dal carattere prettamente politico e la cosa mi entusiasma. Base del mio agire è la volontà di raccontare a quante più persone possibili ciò che succede intorno a noi nel modo più chiaro e veritiero. "Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società". Federica Monello

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