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    “SPIAGGE DI MONTALBANO” a rischio 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    LEGAMBIENTE IL CARRUBO RAGUSA

    COMUNICATO STAMPA

    SPIAGGE DI MONTALBANO”: ULTIMO ATTO?

    Dubbi e riserve di Legambiente Ragusa sugli interventi antierosivi lungo le coste iblee

    A rischio uno dei punti di forza del turismo ibleo?

    Chiesta una moratoria ed una pubblica verifica a 360 gradi

     

    Le coste iblee dove nuota e passeggia Montalbano potrebbero a breve non essere più come le abbiamo conosciute noi e chi è venuto prima di noi, secondo Legambiente Ragusa.
    Una serie di preoccupazioni e richieste sono infatti contenute in una nota avente come oggetto: P.A.I. coste ed interventi lungo la fascia costiera ragusana, inviata recentemente ai Sindaci dei Comuni di: Ragusa, Santa Croce Camerina e Scicli, al Commissario straordinario della Provincia, alla Sovrintendente di Ragusa nonchè al Presidente, all’Assessore all’Ambiente, all’Assessore ai Beni Culturali ed al Presidente della Commissione Ambiente della Regione Sicilia, a Legambiente Sicilia, ai Circoli Legambiente della Provincia di Ragusa.
    Tale nota si basa sul contenuto di una lettera recentemente pervenuta all’associazione ambientalista da parte del Prof. Giorgio Anfuso, docente di geomorfologia e dinamica dei litorali presso la Facoltà di Scienze del Mare e dell’Ambiente della Universidad de Cádiz (Spagna) che negli anni ha eseguito numerosi studi sul nostro litorale, pubblicati anche su riviste internazionali. In tale lettera venivano posti degli interrogativi riguardanti le tematiche del P.A.I. Coste, cioè di uno studio realizzato dalla Regione Siciliana in cui vengono indicate tutte le aree a rischio di erosione. Tutto finalizzato a creare uno strumento con il quale le Amministrazioni Locali potessero progettare degli interventi a protezione dei litorali. Ed in effetti le Amministrazioni hanno sviluppato tutta una serie di progetti a difesa dei litorali indicati nello studio come a maggior rischio.
    Nella nota del Prof. Anfuso viene evidenziato che paradossalmente nessuna delle aree ritenute dal suddetto studio ad alto rischio di erosione ha subito negli anni dei fenomeni erosivi ed invece addirittura alcune aree classificate non a rischio hanno invece presentato importanti problemi di erosione. Questo deriverebbe da un errore metodologico: infatti il P.A.I. considera nella valutazione dei fenomeni erosivi nella nostra costa un intervallo di valutazione limitato a pochi anni, e quindi inadeguato per evidenziare fenomeni che invece richiedono dati che si riferiscono a vari decenni per essere realistici. Per fare solo un esempio, la spiaggia di Marina di Modica, data dal P.A.I. in erosione, nel tempo ha mostrato una sostanziale stabilità con addirittura accrescimento dell’impianto dunale (un elemento invece positivo per il mantenimento della stessa).
    Da queste evidenze risulta quindi che tale strumento sarebbe inadeguato, per cui viene consigliato di “perfezionarlo” ed “aggiornarlo”, anche perché è evidente che qualsiasi intervento su di esso basato (es. ripascimenti, strutture rigide quali pennelli e barriere) oltre a risultare inutile, con conseguente spreco di denaro pubblicorischierebbe addirittura di cagionare dei danni.

    “Quest’Associazione esprime profonda preoccupazione e ed evidenzia il proprio disaccordo con ulteriori interventi volti ad alterare la morfologia e la fisionomia della costa.” è il cuore della lettera di Legambiente, che si richiama anche a specifiche norme di tutela del Piano paesistico ” Alla luce di tutto ciò la scrivente associazione chiede:

    a) una moratoria su tutti i progetti in atto, basati sulla scorta del P.A.I. coste (e non) b) l’apertura a brevissimo di un vero spazio di confronto pubblico su scala provinciale sul problema delle coste e degli interventi, che veda la questione il più possibile a 360 gradi, compresi gli aspetti naturalistici (quali la protezione ed il recupero dei sistemi dunali), urbanistici ecc ecc e non puramente gli aspetti legati a progetti ed opere a mare. Non vorremmo ancora trovarci, come spesso è accaduto ed ancora accade in questo paese, davanti ad opere utili solo a chi le progetta ed esegue ed al sistema politico burocratico che le promuove.”

    “Le spiagge iblee” conclude Legambiente ” hanno rappresentato e, nonostante la riduzione degli elementi di naturalità di gran parte di esse, rappresentano ancora, oltre che un elemento di vivibilità della nostra area, uno dei veri punti forti che hanno favorito e favoriranno, se ben gestite, l’incremento turistico nelle nostre zone. Ma i turisti che ci vengono a trovare si aspettano di trovare delle spiagge che conservino ancora quell’aspetto naturale dato da una morfologia falciforme tipica delle pocket beach. Se pensiamo di attirarli con la costruzione di barriere o pennelli stile litorale romagnolo abbiamo di fatto perso l’obiettivo principale che è quello di preservare le peculiarità delle nostre spiagge. Per quanto impegno potremo metterci, i servizi che noi Iblei potremmo dare saranno nel breve e medio termine senz’altro inferiori a quelli presenti in Adriatico e pertanto “Perché mai un turista dovrebbe “sciropparsi” oltre 1.500 km in più al posto di andare nella Riviera Romagnola ?”.

     

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