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    La parola alla ‘ndrangheta 

    Tempo di lettura: 2 minuti

    Il mito mafioso e il suo linguaggio

     

    La criminalità organizzata così come noi la conosciamo ha in sé un inquietante fascino. Un fascino che in buona parte dipende sicuramente dai tanti film che, sin dagli anni del proibizionismo in America (Piccolo Cesare, Scarface, Nemico Pubblico), hanno caratterizzato la storia del cinema, fino ai nostri giorni (Il Padrino, C’era una volta in America, Quei bravi ragazzi). Ci sono poi le migliaia di pagine che giornalisti, scrittori, magistrati hanno scritto sul fenomeno della mafia, analizzata ora come fenomeno sociale, ora come elenco di nomi, dai primi gangster americani fino ai cosiddetti uomini d’onore. Quanto inchiostro è stato versato. Quante righe sono state tracciate, al fine di scoprire i complotti più agghiaccianti, le strutture più complesse, le cause più contorte. Per non parlare del sangue, quello che necessariamente scorreva e scorre tutt’oggi tra queste pagine. Tutto questo spiazza e scuote gli animi, ma allo stesso tempo  scava dentro fino a stuzzicare una curiosità così viscerale che ci spinge a vedere sempre di più e a leggere con avidità, perché, dopotutto, come si fa a non restare colpiti da questa realtà così umana? Vediamo di capire qualcosa in più di una di queste realtà: come parla la ‘ndrangheta.

    Il gergo della ‘ndrangheta

     

    ‘Ndrina: cosca gestita da una famiglia, il cui capo è chiamato capobastone. All’interno delle ‘ndrine, per gradi:

    Contrasto onorato: aspirante in prova.

    Giovane d’onore: membro per diritto di sangue.

    Picciotto d’onore: primo gradino importante nella ‘ndrina.

    Camorrista: ha più responsabilità del precedente.

    Sgarrista: ha il compito di riscuotere le tangenti.

    Santista: per i suoi meriti ha ottenuto la “santa”; interagisce con persone esterne alla ‘ndrangheta.

    Vangelo o Vangelista: ha giurato sul Vangelo.

    Quartino, Trequartino, Quintino (o Padrino): dal più basso al più alto.

    (Diversi altri gradi oltre il quintino sono venuti a galla grazie alle operazioni Crimine e Infinito: Crociata, Stella, Bartolo, Mamma, Infinito, Conte Ugolino)

    Locale o Società: parte dell’organizzazione costituita da più ‘ndrine; riferito anche al luogo dove si svolgono le riunioni. All’interno vi è un capo, un contabile, un capocrimine (regola le azioni criminali), un mastro di giornata (ha il compito di tenere i rapporti con gli altri affiliati). Il locale dev’essere costituito da almeno una cinquantina di membri.

    Baciletta: la cassa comune del locale.

    Nella gerarchia dei locali figurano pure la Società Maggiore o Santa (i gradi vanno dal santista fino al grado più elevato) e la Società minore (dal grado di contrasto onorato fino a quello di sgarrista): la prima si può formare solo se nel locale ci sono almeno sette santisti e i membri possono tenere rapporti con persone estrane all’organizzazione, come per esempio politici, funzionari pubblici e, si pensa, anche massoni.

    Camera di controllo: un organo che gestisce gli affari e le questioni dei locali al di fuori della Calabria, sia in Italia che all’estero.

    Crimine o Provincia o Commissione Provinciale: commissione che sta  al di sopra dei locali; struttura con poteri decisionali, che sta a capo di tutta l’organizzazione. Si svolgono periodicamente delle riunioni, le cui strutture organizzative prevedono un Capo-Crimine, che viene scelto dai membri della Provincia, un Capo Società, un Mastro Generale, un contabile e un Mastro di Giornata.

    Da segnalare le colpe: trascuranza (colpa minore), sbaglio (punibile con la morte), tragedia (un membro che dice il falso), macchia d’onore (comportamento indegno), infamità (tradimento).

    Tanto altro si potrebbe scrivere sugli usi e i costumi della ‘ndrangheta. Un mondo tutto da scoprire. Noi ci siamo limitati alla terminologia essenziale, nel nome di quel fascino strano e inquietante che emana un fenomeno così attuale, così umano, così nocivo.

     

    Attilio Occhipinti

    About the author: attilio occhipinti

    Nato a Ragusa nel 1989, sono laureto in Filosofia presso la Facoltà degli studi di Catania e in Comunicazione e Cultura dei Media all'Università degli studi di Torino. Dall’aprile 2011 scrivo su Generazione Zero, all’interno del quale ho ricoperto la carica di direttore editoriale dall'agosto 2013 fino a settembre 2014. Per circa un anno sono stato il responsabile delle risorse umane, ruolo che mi ha permesso di coordinare i rapporti tra gli autori e i collaboratori. Mi sono occupato di diversi temi curato nei miei articoli, dall'ambiente, alla politica, passando per i tanti problemi che affliggono gli studenti, i precari e gli immigrati. I miei articoli sono apparsi su I Siciliani giovani, rivista mensile di antimafia, mentre in passato ho collaborato con il mensile d’inchiesta Il Clandestino con permesso di soggiorno. Dal 2016 coordino le attività di ufficio stampa dell'Associazione Generazione Zero.

    4 Risposte a La parola alla ‘ndrangheta

    1. Candidatura al caos

      grande lavoro di ricerca, complimenti!

       
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