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    Castelvetrano – Il “muro” della Mafia 

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    “La mafia è una montagna di merda!” (Peppino Impastato).

    Queste erano le dure e irrevocabili parole di un eroe siciliano, una vittima della mafia e un martire della libertà. Il suo messaggio giungeva alle orecchie dei Siciliani più di trent’anni fa. Lo portò alla morte e purtroppo passò per molti inosservato ed inascoltato. Questa coscienza dell’idiozia della società odierna siciliana (per fortuna non di tutta) risuona in modo veemente ai giorni nostri.

    Il caso particolare riguarda ciò che è avvenuto nella cittadina di Castelvetrano, in provincia di Trapani. Un increscioso ed inspiegabile murales, dedicato al latitante boss mafioso Matteo Messina Denaro, è comparso in una delle vie della città, che oltretutto è il centro abitato di nascita del losco individuo. Testualmente esso cita: “Per Matteo Messina Denaro. Ho bisogno del tuo aiuto. Illumina i miei passi. Uomo coraggioso. Grazie.”

    Un messaggio che si commenterebbe da solo. L’errore più grande, però, sarebbe quello di ignorare quest’assurdo “grido d’aiuto” nei confronti di uno dei diaconi di sua santità, Cosa Nostra.

    Chiedendo in merito alla questione a Maria Teresa Nardozzo Buccino, referente dell’associazione Libera Castelvetrano (che ringraziamo per la collaborazione), cioè a coloro che hanno scoperto e denunciato l’accaduto, abbiamo avuto la conferma di un quadro poco roseo. In una città in cui una parte della gente non vede, non sente, non parla, c’è una sorta di consenso spaventoso nei confronti della figura del boss.

    La Nardozzo Buccino ci ha rivelato che “Il 23 maggio in occasione del corteo della legalità svoltosi a Castelvetrano con la presenza di Libera , Addio Pizzo e anche con gli interventi nel pomeriggio del dott. Tarondo e di Linaresi, si é parlato finalmente anche di mafia e di Matteo Messina Denaro. Potrebbe essere

    il murales che inneggia a Matteo Messina Denaro a Castelvetrano

    stata questa la scintilla che ha fatto irritare gli ” animi “?
    “C’é un sentire comune nel sostituire la parola mafia con la parola legalità, perché alquanto sembra metterebbe in cattiva luce la città, quindi si deve parlare solo di Legalità e non di mafia, si deve parlare d’imprenditori onesti e non di Giuseppe Grigoli ecc…e come voler dire che Castelvetrano anche se é la patria di Matteo é una città bella, pulita e libera da qualsiasi condizionamento mafioso.”

    Inoltre dalle interviste compiute tempo addietro di Claudia De Pasquale, giornalista del programma televisivo di LA7, EXIT, emerge un gruppo di cittadini che lo vorrebbe come sindaco e che addirittura prima di morire vorrebbe conoscerlo. Una frangia della gioventù sarebbe addirittura pronta a scendere in campo per prendere le sue difese. E in tutto ciò l’operato dell’associazione Libera a Castelvetrano verrebbe ostacolato da una sorta di progetto politico amministrativo che la metterebbe in cattiva luce. Una spallata al popolo che lotta contro la mafia e un appoggio a chi la spalleggia.

    Uno scenario davvero agghiacciante. A Castelvetrano, come in tutta la Sicilia, la Mafia sfoggia il suo nuovo volto: quello che vorremmo qui definire con un ossimoro impresa feudale. La Mafia fa opera di vassallaggio nei confronti della popolazione e al tempo stesso cerca di allargare il proprio consenso, incrementando sempre più il suo fatturato che rimane, inquietantemente, uno dei più alti al mondo. Messina Denaro così, agli occhi della popolazione, appare nella veste di boss, imprenditore e signorotto. Oltretutto esercita nei confronti del giovane del luogo un preoccupante fascino da bandito, fuorilegge, poeta maledetto. Analizzata in questi termini, che oltretutto ci sembrano gli unici possibili, la situazione è sicuramente spaventosa.

    Giovanni Impastato, fratello di Peppino, qualche anno fa in un incontro alla CGIL di Catania, sosteneva che nella lotta alla Mafia non basta la legalità a tutti i costi, il buon esempio istituzionale e il senso dello Stato. La lotta contro la criminalità organizzata passa anche attraverso la disubbidienza civile nei confronti di uno Stato che poco fa per combattere le mafie, quando non ne è assolutamente complice. Un’analisi impeccabile, quanto mai più reale in condizioni quali queste, in cui Cosa Nostra sembra agli imbecilli del Nuovo Millennio una forza tesa ad aiutare la popolazione, piuttosto che a stritolarla.

    Chissà se saremo in grado di sconfiggere il malessere quotidiano della società fin quando non saremo in grado di porre un diniego alla convivenza colposa con la Mafia. Il nostro augurio è che incresciose scritte come quelle di Castelvetrano non compaiono mai più su nessun altro muro. Non bastano le parole a spazzare via, a cancellare l’infamia dalle nostre strade. Ci vogliono i fatti. E che fatti siano, nel modo più assoluto.

    Simone Bellitto

     

    About the author: Simone Bellitto

    Simone “Bob” Bellitto. Nato a S.Agata di Militello (ME) nel 1987. Nato e cresciuto sul giornale on-line “Megaron”, ha collaborato e collabora a giornali on-line quali “Dietrolequinte”, “La Zanzara”, “Abits” e da maggio 2011 a “Generazione Zero” di cui attualmente è redattore nonché operaio in prima linea. Ha partecipato come redattore al progetto europeo “Generazione Zero Sicilia“, finanziato dal programma “Gioventù in Azione”. Scrive di storia, spazio civile, ingiustizie di vario genere e entità. Appassionato di cinema e musica, ha riversato per intero la sua passione per il sociale e per il buon giornalismo nel progetto di Generazione Zero, per una Sicilia migliore o perlomeno più informata.

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