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Il Prc riparte da Napoli 

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Napoli è la città della munnizza, dei  disservizi e della camorra, per molti, quasi per tutti. Una delle più splendide capitali dell’ottocento d’Europa, città di cultura e fascino, con gente con il cuore grande e il sorriso sempre sulle labbra. Città che in quattro giorni di lotta popolare sconfisse le armate tedesche e fasciste che ancora la occupavano e si guadagnò la medaglia d’oro al valore militare. La città di Bassolino e Iervolino, che, a cavallo del millennio, fece immaginare un nuovo rinascimento napoletano a sinistra, progetto che tragicamente fallì fra l’incompetenza e l’inconcludenza di una mediocre classe dirigente. Città che ha deciso di rilanciarsi affidandosi al candidato alternativo, l’ex – magistrato Luigi De Magistris, che con il sostegno di Idv e Prc ha battuto la sinistra (eccessivamente centrista) del Pd e il centro destra di Cosentino e compagni di merende, storici interlocutori, secondo alcune indagini delle procure campane, dei boss camorristici. Napoli, città di sinistra, sognante la libertà, vogliosa di riscatto, la città da cui ripartire.
Rifondazione comunista riparte da Napoli per il suo VIII congresso nazionale. La scelta è simbolica, evocativa. Ripartire dal punto più basso della storia politica, che ha visto l’esclusione delle liste della sinistra dal parlamento solo nel 2008, immediatamente dopo la caduta del governo Prodi. Un patrimonio elettorale di voti dissipato nel tempo: la sfiducia dei cittadini nei confronti di un partito che ha ereditato il pesante carico di responsabilità dello storico partito comunista italiano, dopo le varie vicissitudine che hanno spaccato e dilaniato la sinistra del belpaese. Ripartire da chi ha già dimostrato di essere capace di ripartire. La voglia di rialzare la testa, nel triste scenario politico qualunquista e conservatore, e gridare che un’altra visione del mondo è possibile, è nei visi, nelle barbe, persino nei maglioni di chi vive il congresso e ascolta gli interventi. L’impegno che profonderanno appena rientrati nei rispettivi territori peserà se ciò rimarrà intento o diventerà politica. Secondo il segretario nazionale Paolo Ferrero, il peggio è alle spalle. Nel periodo storico più nero, con la crisi economica imperante, dove nessuno sembra avere una soluzione, una voce fuori dal coro, dura nei confronti di chi questo scempio ha causato: esce fuori una posizione di opposizione al governo Monti, netta e decisa, con spunti per la creazione di un polo alternativo, realmente oppositore di banche e vecchia politica. Di Pietro e Vendola hanno fatto sin qui fatica a sganciarsi dalla moderata e ossequiosa direzione del Partito Democratico, che li ha portati a non contrapporsi mai con decisione a questo governo tecnico, tradendo le aspettative di fette di propri elettori. Rifondazione decide di ripartire da cittadini e movimenti, associazioni e federazioni territoriali. È una politica diversa, in cui il leader non padroneggia, volente o nolente, i meccanismi mediatici della politica da show business, utilizza una sobria praticità del linguaggio. L’unica soluzione è il consenso popolare, la militanza politica, le battaglie quotidiane contro i ponti sullo stretto, i treni ad alta velocità, le basi radar militari americane.
È un congresso senza spaccature, il cui obbiettivo di unità e solidità è una priorità, visto il delicato momento storico. È un congresso in cui la politica, priva di grandi intellettuali, si esprime con chiarezza, alla ricerca di soluzioni: una tassa che limiti le speculazioni finanziarie e i movimenti di una economia ormai basata più sul profitto che sulla produzione; una imposta patrimoniale che possa finalmente ridurre le diseguaglianze sociali (questo in uno stato in cui un decimo degli abitanti ha il patrimonio dei sei decimi più poveri); un taglio netto alle spese militari, agli acquisti di attrezzatura bellica, impegnata in scenari di guerra in continenti lontani che hanno prodotto sperperi e morte; una forte incentivazione della spesa pubblica, sul settore dei servizi primari e dei beni comuni, sulla scia di un risultato referendario di assoluta portata, che ha significato una decisione netta del popolo che chiede di poter usufruire, senza sprechi ne profitti di privati, di ciò che gli appartiene di diritto. A sentirli, forse, niente di strano, in una vera democrazia. Iniziative da comunardi, in una Italia ancien régime, che sogna una rivoluzione.

Andrea Gentile

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