Migranti, giovani, precari, ambiente|domenica, Novembre 29, 2020
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    Non Ti Muovere 

    Tempo di lettura: 2 minutiUn giorno come un altro, uggioso e opaco, quello in cui si svolge la vicenda di Timoteo, padre di mezza età che, davanti alla precaria condizione della figlia, vittima di un incidente, ha premura di raccontarsi quale uomo nella sua evoluzione biologico – sentimentale sino a quel momento, a quell’attimo in cui la sua Angela si fa funambola sul filo della vita. Al capezzale, Timo parla dell’amore che nutre per la moglie Elsa, un amore familiare, sbocciato, maturato, fino a quando la carne,  l’istinto, la passione, hanno avuto il sopravvento su una figura posata come la sua. L’ “uragano”, se è possibile a prima vista definirlo tale, porta il nome di Italia, una donna non bella, non attraente, ma dal fascino afoso, velato da quella matita disciolta sull’intera lunghezza delle palpebre che, nel complesso, le cerchia lo sguardo. Un primo rapporto violento, dissacrante, è bastato per farla passivamente, subdolamente sua.
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    Una storia umana, reale, che delinea a tinte contrastanti la vita di un uomo diviso tra due donne, protagonista di due tipi d’amore differenti: l’uno, quello sicuro, matrimoniale e protetto (quasi come un letto a due piazze); l’altro precario, barcollante, unto, da proteggere nell’intensità che esso cela. Una storia dolce e agre, inasprita dal dolore della morte, la stessa di cui in primis il suo cuore ha fatto esperienza, la medesima che è chiamato a fronteggiare ora, al capezzale della figlia, supplicandola di non lasciarlo, di non lasciarsi …”Non ti muovere”.
    Il romanzo, redatto e pubblicato nel 2001 dalla scrittrice Margaret Mazzantini, ha inspirato lo stesso Sergio Castellitto nella direzione e nell’interpretazione quale protagonista dell’omonima pellicola. L’autrice ha saputo, con un linguaggio colloquiale, a tratti crudo, sprezzante, profondo, intimo, ritrarre i processi della psiche e della memoria di un uomo dal duplice, a volte apparentemente intercambiabile, destino, chiamato a ritmi alterni a ricoprire l’uno o l’altro ruolo; ruoli entro i quali sboccia la vita familiare, l’impegno alla paternità, alla protezione ora di un essere in bilico che, nella sua minutezza, ha rivoluzionato la vita del protagonista.
    La figura poliedrica di Timo, coniuge, amante, amato, figlio, padre, altalena nell’intrastoria di ciascun personaggio secondario che appare nel corso del romanzo: un processo teatrale eppure così verosimile, tale da condurci al significato che il sentimento acquisisce nel particolare animo di ciascun soggetto.

    Di Marta Cafiso

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