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    Legge anti-amazon o anti-lettori? 

    Tempo di lettura: 3 minuti

    Il 20 luglio 2011 il Senato ha approvato -con sole due astensioni- la nuova Disciplina del prezzo dei libri, proposta dall’ onorevole Riccardo Levi (PD). Lo sviluppo del settore librario, il sostegno della creatività letteraria, la promozione del libro e della lettura, la diffusione della cultura e la tutela del pluralismo dell’informazione sono indicate, nell’ articolo 1 del ddl, come le finalità generali della legge. E quale modo migliore di raggiungere tali obiettivi se non limitare la libertà di sconto sui libri? La nuova Disciplina stabilisce infatti che la vendita di libri (compresa quella effettuata on-line e per corrispondenza) è consentita con uno sconto fino alla percentuale massima del 15% sul prezzo fissato dall’editore. Le case editrici  possono fare campagne promozionali  -proponendole a tutti i rivenditori- applicando sconti sul prezzo di copertina non superiori al 25%; tali campagne sono vietate nel mese di dicembre ( periodo di festività natalizie, in cui solitamente vengono acquistati più libri) , non possono essere reiterate nel corso dell’ anno solare nè durare più di un mese. Sconti fino al 20% possono essere applicati in occasione di eventi e manifestazioni culturali di particolare rilevanza e nei confronti di attività non lucrative di attività sociale, come biblioteche e archivi pubblici. Secondo i promotori, la legge proteggerà le piccole case editrici e le librerie indipendenti, che rischierebbero di essere espulse dal mercato, schiacciate da operatori economici – quali ipermercati e rivenditori on-line come Ibs e Amazon- che possono offrire ai lettori beni a prezzi notevolmente più bassi. Dunque, dal primo settembre -data in cui la nuova Disciplina entrerà in vigore- , i suddetti piccoli librai ed editori  non correranno il rischio di dover inventarsi innovative strategie di mercato, nè di  sforzarsi ad essere competitivi e aperti ai cambiamenti cui l’editoria sta andando incontro in seguito all’avvento degli e-books: manterranno il loro status quo, a danno di chi, i libri, li legge.
    Risposte negative a questa decisione illiberale e protezionistica non tardano ad arrivare: Mario Guaraldi, fondatore della Guaraldi Editore, si è dimesso dall’ Associazione Italiana Editori in seguito alla soddisfazione espressa dal Presidente Polillo in merito alla legge che Guaraldi ha definito “un capolavoro di ipocrisia farisaica” che “non solo non protegge le  varie componenti della filiera del libro […] ma le danneggia con un rigurgito antiliberista che riporta il comparto editoriale a forme corporative di tipo protezionistico destinate a essere travolte dalle logiche del mercato e dalla moderna competizione globale basata sulle nuove tecnologie.”
    La casa editrice LiberiLibri e l’ Istituto Bruno Leoni, inoltre,  si sono fatti promotori di una petizione al Presidente della Repubblica (è possibile leggerla e firmarla su www.chicago-blog.it), chiedendo di non promulgare la legge, che non solo limita l’accesso alla cultura, ma  che appare anche in contrasto con l’articolo 41 della nostra Costituzione. Esso infatti garantisce la libertà di iniziativa privata, la quale può essere indirizzata e coordinata dal legislatore per fini sociali, i quali sono da intendersi –  come spiega Serena Sileoni, docente di diritto costituzionale e redattrice della petizione – come “inerenti a quei settori in cui, data la particolarità o la scarsità del bene, un regime di libero mercato non riuscirebbe a garantire un’esistenza dignitosa a tutti i cittadini.” Il libro è un bene di uso comune,  non vitale nè limitato: quindi, perchè non lasciare che sia il mercato,e non lo stato, a dettare le leggi? Ecco, forse questa è la risposta:  Amazon è stato lanciato in Italia nel novembre 2010, offrendo ai clienti una vastissima scelta di libri (in italiano, ma anche in lingua straniera) a prezzi scontati, spediti in breve tempo (solitamente entro 4-5 giorni dall’ordine) e senza spese di spedizione per acquisti superiori a 19 euro; non solo un incentivo per i lettori abituali, ma anche uno stimolo per chi non è solito leggere, un modo per gli studenti di risparmiare sui costosi libri universitari, un più che efficace strumento di diffusione della cultura. Alberto Mingardi, Direttore Generale dell’ Istituto Bruno Leoni, ha scritto “non siamo sicuri che l’Italia abbia il giusto numero di editori, o il giusto numero di distributori. Siamo sicuri che non abbia il giusto numero di lettori, che dovrebbero essere di più.” La Disciplina del prezzo dei libri, che favorisce le esigenze di pochi a discapito di molti, di certo non concorre alla realizzazione di quest’auspicio.

    Alice Speranza

    2 Risposte a Legge anti-amazon o anti-lettori?

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    2. Monsieur en rouge

      Più che una legge con chiaro indirizzo politico mi sembra partorita da una completa incompetenza. Il piddino Levi sostiene che la legge intende tutelare i piccoli editori e venditori di libri, ma ho letto di molti appartenenti a questa categoria che sostengono il contrario: l’impossibilità di scontare liberamente i libri li danneggerebbe. Quelli avvantaggiati saranno le grandi case editrici? Non è proprio sicuro, come dimostra lo sbigottimento di Amazon di fronte a una norma tanto ottusa e fuori luogo.

      Comunque è sempre meglio andare a leggere il testo originale: scoprirete che (art.2 comma 5) la situazione non è tanto grave come la si dipinge.

       

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