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Intervista all’Onorata società 

Tempo di lettura: 6 minutiOnorata SocietàDi Elena Licitra

Onorata Società. Un nome, nove storie. Storie che si sono intrecciate grazie alla musica, ad un interesse comune, che ha portato alla nascita di un disco: Follow me. Disco in cui mafia, attualità, cultura ma anche energia e un ritmo colorito si amalgamano formando un tutt’uno. L’Onorata Società si rivolge spesso alle masse, cercando di smuovere le coscienze, invitandole a reagire. Un gruppo senza etichette, schemi preconcetti o impostazioni, che non si lascia classificare in nessuna categoria, che non si conforma solo ed esclusivamente ad un genere, ma che spazia tra reggae, rap, dub e funk. Grazie all’ utilizzo del dialetto, a testi dai contenuti incisivi e profondi, questa band affronta importanti temi come la libertà, la corruzione, il potere, portando sempre nel cuore la Trinacria, la Sicilia. L’ Onorata Società fa riflettere, ma anche ballare: reggae is a mission, no competition.

 

L’ ONORATA SOCIETA’ E LA SUA STORIA:

 

Come e quando nasce il vostro gruppo?

L’ idea di un progetto è nata già nel ’97, qui a Ragusa. Il nostro genere era soprattutto hip hop, e nella nostra crew erano presenti anche dei writers e dj, praticando la cultura hip hop nel suo insieme. E’ da sottolineare il fatto che esistano diversi tipi di hip hop: molti non fanno altro che imitare il “Sogno Americano”, per moda. Tuttavia questo assume sempre più una piega commerciale, e non rispecchia i vecchi valori del rap. Con l’ andar del tempo, ci siamo avvicinati al reggae, e abbiamo deciso di metter su una vera e propria band, considerando che prima cantavamo sulle basi composte da noi. Nel corso degli anni qualcuno è entrato, altri hanno lasciato il gruppo, fino ad arrivare all’attuale formazione (gli unici elementi originali sono Don Simone, Don Pinò e  Don Paolo). Inoltre, ricordiamo un decimo componente che, al momento, non è fisicamente con noi perché si trova in Irlanda. Oggi siamo qui, siamo nove persone diverse ma accomunate dalla stessa attività, siamo l’ Onorata Società.

 

Perché avete scelto il nome “Onorata Società”?

Il nome non è altro che la parodia del nome stesso. Affonda le sue radici nella società che ci circonda, allo scopo di dire no al sistema mafioso che, purtroppo qui in Sicilia (e oramai non solo), ci caratterizza. Noi, da sempre, e già a partire dal nostro nome, abbiamo cercato di produrre del materiale che abbia dei significato, un significato che rappresenta ciò che siamo nel profondo. Quella di chiamarci “Onorata Società” è stata una scelta che risale alla notte dei tempi, in linea con la nostra protesta e lotta scaturita dal dissenso, per urlare la rabbia che abbiamo dentro.

 

Il logo del vostro nuovo disco, Follow me, è “U sceccu ch’ abbola”;  come mai lo avete scelto?

Questo logo è stato scelto per due aspetti differenti ma coesistenti. Da un lato, è stato scelto per incarnare i modi di essere e di vivere e i costumi della società locale e come espressione della “Sicilianità”. L’altro motivo è la metafora racchiusa nell’immagine dello “Sceccu c’ abbola”. Infatti, un asino volante è ritenuto tanto impossibile da vedere, quanto l’assurdo che invece vediamo ogni giorno, paradossalmente,  trasformarsi in realtà.

 

Definite il vostro genere reggae e funk. E’ stata una scelta decisa?

In realtà, non è che sia stata una vera e propria scelta: il genere si è autodefinito, è venuto da sé, “a sentimento”. E’ vero, facciamo reggae e funk, ma non solo. La nostra produzione abbraccia moltissimi generi diversi (anche se ci manteniamo più o meno sulla stessa linea), e sì, è influenzato anche dai nostri gusti musicali: è ovvio che così tante persone abbiano background musicali differenti, e questo è un arricchimento: il genere che viene fuori dal connubio tra le nostre preferenze è il più autentico che potessimo produrre.

 

NOI E L’ ONORATA SOCIETA’:

 

Credete nella funzione sociale della musica? Cosa volete comunicare a chi vi ascolta?

Il problema, per quanto riguarda questo argomento, è sempre il contrario: certamente chi fa musica ci crede, bisogna vedere se, chi ascolta, riesce ad afferrare e a percepire realmente la vera essenza, il contenuto dei nostri testi. Abbiamo sempre tenuto, come abbiamo già detto, a comunicare, e in un certo senso a trasmettere, il nostro dissenso a chi ci ascolta. La musica è un mezzo di espressione, e noi esprimiamo la nostra “lotta”.

 

Vi siete ispirati a qualche gruppo dello scenario musicale italiano e internazionale?

Sicuramente ci siamo ispirati all’ Onorata Società. Eppure sì, probabilmente ognuno di noi ha un certo numero di artisti preferiti che, indirettamente, influenza le nostre canzoni. E’ bello comunque sapere che, quando siamo insieme, ciò che più importa è il nostro più personale contributo a rendere l’ Onorata Società ciò che veramente è. Poi, se questo “contributo” ha subito l’ influenza di altri artisti o generi, definisce ancora meglio il nostro stile. Se, però, dobbiamo citarne uno fra tutti, sicuramente ci ispiriamo a Gigi D’ Alessio.

 

Sicuramente! A proposito, attualmente i giovani ascoltano prevalentemente musica commerciale. Pensate che questo sia un fenomeno di degrado culturale della musica?

Pensiamo che questa situazione ci sia sempre stata; chi ha un minimo di spirito critico, dopo aver superato la classica fase nella quale si ascolta il genere del proprio “branco”, si evolve e “mette la testa” anche nella musica. Se dovessimo proiettare questa situazione nella società, il discorso diventa più ampio. Ma se, in piccolo, questi generi vengono ascoltati perché piacciono e comunicano qualcosa a chi li ascolta, ben venga. Pensiamo questo perché, se la musica è intesa come un bisogno, non è necessario ascoltare sempre lo stesso tipo di musica, perché si va ben oltre le preferenze: fisiologicamente, ci sono dei momenti in cui la musica non si vuole ascoltare, ma la si vuole semplicemente subire. Ad esempio, chi va in discoteca la musica non l’ascolta, ma la subisce; non si può mai trovare qualcuno che ascolta jazz a volumi mostruosi, perché la vera musica si ascolta ad volume moderato, ma nemmeno si può ascoltare per tutta la vita jazz. Discorso analogo per chi la musica la crea: non solo per comunicare qualcosa, ma anche per sublimare le proprie tensioni.

 

CURIOSITA’:

 

Cosa pensate delle cover band?

Lecite. Pensiamo, però, (anche per esperienze personali) che non si possa sempre e solo copiare, perché arrivati ad un certo punto ci si sente simili ad un jukebox.  Copiando e basta il lavoro di qualcun altro non si intende la musica come valvola di sfogo, e diventa tutto poco personale. Fin d’ all’ inizio l’ Onorata Società ha cercato di produrre canzoni del tutto nostre, dalla musica alle parole. Abbiamo fatto delle cover, anche se le chiameremmo più delle “rivisitazioni” (ad esempio, abbiamo sistemato delle strofe di Bob Marley su un pezzo tratto dalla colonna sonora di un film di Bud Spencer e Terence Hill). Le cover band sono tuttora in diminuzione, anche se continuano ad esistere in certi ambiti musicali: tutto dipende molto dai generi. Chi suona uno strumento, però, fa cover per imparare. Per fare un esempio: è come a scuola, quando si insegna ai bambini le lettere facendogliele ricopiare cento volte, fino a quando non imparano a scrivere.

 

Considerate la musica un hobby, un lavoro o semplicemente un mezzo per far conoscere le vostre idee?

Dipende come viene inteso il termine “lavoro”: cantiamo, scriviamo e suoniamo perché ci piace, e quindi è un hobby, perché è un impegno come fosse un lavoro (anche se manca lo stipendio!), e perché vogliamo esprimere ciò che pensiamo. Sicuramente però è più la terza.

 

Andreste mai a Sanremo?

 

Il Sanremo attuale, no; poi, dipende per far cosa! Agli inizi c’ erano dei grandi della musica italiana, oggi ci sono coloro che attraverso l’ esperienza di Sanremo sperano di poter concludere qualcosa, ma in realtà peggiorano la situazione. Sanremo rispecchia una concezione della musica diversa dalla nostra: non nasce prima il cantante o il gruppo, ma si cerca di produrre questi ultimi affinché tutti coloro che stanno intorno possano guadagnarci. Il “Festival della musica italiana” non ha in realtà nulla in comune con la musica, per noi è solo soldi.

 

Chi è, fra i membri del gruppo :

. il/la filosofo/a : Sicuramente gli autori dei testi: Peppe, Paolo e Simone.

. lo/a squilibrato/a: Tutti.

. l’ intellettuale: Paolo.

 

 

I vostri prossimi progetti?

X Factor! Scherzi a parte, abbiamo intenzione di scrivere nuovi testi e suonare il più possibile per promuovere il nostro disco. A questo proposito, ricordiamo i nostri prossimi appuntamenti:

–           8 maggio, Hoppa Fest, Ficarazzi (PA)

–          14 maggio, Giornata dell’ Arte studentesca, Ragusa Ibla

–          28 maggio, Caffè Consorzio, Modica (RG)

–          4 giugno, Tocco – Sicilian Ways, Marina di Ragusa

–          19 giugno, Parco antistante ristorante “La Trota”, Palazzolo Acreide (SR).

Inoltre, ricordiamo che Follow me potete trovarlo da Magic Music, al Prima Classe, e al Macaco.

 

Onorata Società: Simone, Paolo, Peppe (Maestri di cerimonia); Stephanie, Laura (voci e cori); Fabrizio (chitarra); Vincenzo (tastiere); Giulio (batteria); Massimo (basso).

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