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    Alex l’Ariete- Recensione 

    Tempo di lettura: 2 minuti

    Di Giulio Pitroso

    Qualcuno potrebbe dire che Alex l’Ariete è uno dei peggiori film di tutti i tempi. E forse non si sbaglierebbe. Altri, animati da ben altro spirito, lo potrebbero considerare un diadema del trash italiano. Di certo, è un film del 2000, un lungometraggio di Damiani, prodotto da Mario e Vittorio Cecchi Gori.
    La trama è piuttosto semplice. Non è questo che lo rende di certo un film di bassa lega, essendo state partorite cose peggiori nella storia del cinema, ma di maggior successo e qualità: una donna accusata d’omicidio, interpretata da Michelle Hunziker, è in fuga da una banda di malevoli cattivoni; Alex l’Ariete (Alberto Tomba), detto così per il suo ruolo nella squadra del G.I.S. dove opera, è un mascalzoncello in divisa, refrattario all’ordine e alla gerarchia, ben voluto dalle donne. >Le due storie parallele si intrecciano: Alex deve accompagnare la disgraziata altrove, in tribunale; con perspicacia si convince dell’innocenza sua e, aggiungiamo noi, alla luce dell’incoerenza dei gesti della ragazza, anche della sua sanità mentale- quest’ultima certezza forse assunta per fede più che per ragione-.
    Gli aspetti più divertenti del film, che saltano immediatamente all’occhio sono quei gioielli di regia che solo pochi possono permettersi: inquadrature dai tempi lunghi, più che lunghi, lunghissimi. Ma non come in una scena di Leone. Come in un film che non ha subito tagli: indimenticabile quando la giovane donna, sopravvissuta a un mortale incidente, muove la mano- per fare vedere che è viva-, mentre la camera sembra oscillare (forse è solo un giramento di testa che il film sta già facendo venire allo spettatore). Segue, subito dopo questa perla del cinema, una straordinaria ripresa dell’elicottero su cui sale Alex: anche qui sembra che i tagli siano stati vietati durante il montaggio. Tacciamo del passeggino indipendente e delle buche voraginose nella trama.
    Penosa la scena in cui lo stesso Alex finge di pulire la pistola con un tovagliolo per spaventare dei simpaticoni al bar, tra i quali la giovane cerca di trovare riparo dalla strada verso il tribunale, dove, per inciso, la dovrebbero proteggere. Imbarazzante, poi, tutta la scenetta di Alex che si ritrova con una non nota donna a darsi alle gioie del letto in albergo, lasciando l’indiziata ammanettata in macchina, senza freno a mano. Gli scontri a fuoco che condiscono questi siparietti sembrano surreali.
    La recitazione di Hunzincher e di Alberto Tomba farebbero vergognare chiunque. Sono impressionanti. Quando Alex lancia il suo urlo contro il furgone dei trafficanti d’armi, è difficile non scoppiare in una fragorosa risata. La stessa salvifica presenza di Orso Maria Guerrini non basta a rendere migliore la pellicola: quando c’è lui sembra che il film acquisti serietà. Ma è una mera illusione.

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