Migranti, giovani, precari, ambiente|sabato, novembre 17, 2018
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    Immigrati o persone 

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    Troppe volte e troppo spesso abbiamo associato il nome Cassibile a problemi inerenti all’immigrazione generici episodi di razzismo.

    Negli scorsi anni, sarebbe invano negare che questo paesino del siracusano, si stato teatro di vessazione contro le persone di colore, immigrati clandestinamente, taluni per fuggire dalla guerra cui era scoppiata nel loro paese e taluni alla ricerca di un unico sogno comune, ossia la ricerca di migliori condizioni di vita, qui nel nostro paese o, per lo meno, in un paese che da tutti è annoverato tra quelli del primo mondo, ovvero tra i più ricchi.

    Già dal 2006 con l’apertura del centro di permanenza temporanea a Cassibile, si sono verificati atti di discriminazione, razzismo, intolleranza e disordini di ogni genere, senza contare le numerose procedure giudiziarie annesse, come per la truffa ai danni degli immigrati e gli scontri con la polizia, tra cui il triste episodio di tentata evasione nel dicembre 2008, che ha portato all’arresto di 20 nord-africani e 6 feriti.

    Ampio è stato l’interesse da parte dei giornalisti, testate locali e nazionali nei confronti di questa vicenda, ma ad oggi tutto sembra essere stato una nube negli occhi, un atto dovuto per meritare la tranquillità.

    Ogni anno arrivavano immigrati che si proponevano come braccia per l’agricoltura, trattati come muli da soma nei lavori più pesanti, come se fossero persone di seconda categoria, e le parole che riecheggiavano tra le strade e nei bar, non erano fatte di tenerezza ma erano astio e paura nei confronti di questi esuli, cui, ormai stremati da pesanti giornate di lavoro, non rimaneva che la sola dignità di uomini, dopo aver venduto tutto quello che avevano per riuscire a imbarcarsi sugli ignobili barconi della speranza.

    La maggior parte degli autoctoni, pertanto, non è riuscita a capire fino in fondo il loro tragico destino e fomentano la loro cacciata. Sono stati e sono ancora malpagati, sfruttati e derisi, perché non sanno parlare la lingua; sono da tutti tenuti a debita distanza, visti come l’uomo nero delle storie, che ci raccontavano i nostri genitori per farci stare buoni. Col tempo, l’uomo nero e la paura nei suoi confronti è purtroppo diventata quotidianità.

    A oggi il centro è stato smantellato e i migranti trasferiti. Del vecchio C.A.R.A. ( centro accoglienza richiedenti asilo) di Cassibile, non è rimasto che solo una struttura fantasma. Ha assorbito ogni giorno storie di immigrati da ogni dove, storie che nessuno sa e che nessuno forse saprà mai.

    Neppure l’istituzione delle tendopoli attorno alle campagne cassibilesi è riuscita a placare l’aurea si ostilità che imperniava i pensieri dei cittadini.

    Oggi, dopo anni di proteste e battaglie non esiste nulla che abbia a che vedere con tendopoli o Cpt, ma per la strada s’incontrano solo immigrati e magrebini, che sono in parte riusciti a integrarsi con la vita di tutti i giorni e l’economia locale: sono riusciti a far trasferire le loro famiglie, e nessuno più sembra ricordare gli spiacevoli episodi di discriminazione che hanno scatenato l’attenzione sociale e politica.

    Ora io mi chiedo, anche se al momento le nostre zone non sono luogo di misfatti, ovviamente il problema si sarà solo spostato da qualche altra parte, si ripeterà in futuro. Allora il problema siamo noi o loro?

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