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    USA : Corsa alle presidenziali 2021 

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    Il 3 febbraio si è dato il via alle primarie negli Stati Uniti, l’inizio del lungo cammino verso le elezioni presidenziali del 3 novembre 2020.
    Dopo il Super Tuesday, tenutisi il 3 marzo in cui 15 Stati hanno votato contemporaneamente, le primarie sono ora nella loro fase più calda.
    Per quanto riguarda i candidati dei due partiti, nel caso dei Repubblicani la situazione è più chiara.
    Per ora i candidati sono tre (Donald Trump, Bill Weld e Roque De La Fuente) ma l’esito sembrerebbe scontato.

    Donald Trump non sembrerebbe avere avversari repubblicani che potrebbero ostacolare la sua vittoria e per questa ragione ha già avviato la sua campagna elettorale con lo slogan “Keep America great”.
    Tra i Repubblicani, infatti, Trump è riuscito ad ottenere una vittoria schiacciante con un totale di 1.104 delegati. Nonostante l’attuale presidente degli Stai Uniti sia riuscito ad evitare l’impeachment la sua popolarità sta diminuendo, anche se i bookmakers continuano a vederlo come favorito.
    La sfida potrebbe però arrivare dall’esterno del suo partito.

    La situazione dei candidati Democratici è più competitiva, con l’ex vicepresidente di Obama, Joe Biden, in testa rispetto a Bernie Sanders, grazie anche al sostegno di due candidati che si sono ritirati, Buttigieg e Bloomberg. Quest’ultimo, nonostante una campagna elettorale da 500 milioni di dollari, si è piazzato terzo o quarto in tutti gli Stati al voto, senza insidiare Sanders o Biden in nessun territorio. I risultati negativi del Super Tuesday hanno portato l’ex sindaco di New York a ritirarsi dichiarando su Twitter che avrebbe appoggiato Joe Biden. “Tre mesi fa sono entrato nella corsa per sconfiggere Donald Trump. Oggi me ne vado per la stessa ragione. Per sconfiggere Trump bisogna unirsi dietro il candidato con le migliori possibilità. È chiaro che si tratta del mio amico e grande americano Joe Biden” ha affermato il magnate americano.
    La situazione della terza candidata Democratica è molto più complessa. Alla deputata delle Hawaii Tulsi Gabbard (38 anni), ex militare e di fede induista che si è schierata contro l’aborto e i matrimoni gay, è stato impedito di parlare ai dibattiti delle primarie attraverso l’introduzione di una norma che impedisce di intervenire a chi è al di sotto di un certo numero di delegati.

    Attualmente tra i Democratici vediamo in testa Joe Biden con 864 deputati e Bernie Sanders con 710, mentre la deputata Tulsi Gabbard ha ottenuto solo 2 deputati.
    Le circostanze dimostra che la sfida alle elezioni tra Repubblicani e Democratici sarà molto aperta e competitiva. Osservando la mappa interattiva possiamo notare come i Democratici siano momentaneamente in vantaggio.

    Saranno però gli Stati indecisi a cambiare le sorti delle elezioni: Florida (con i suoi 29 grandi elettori), Pennsylvania, North Carolina, Michigan, Arizona e Wisconsin.
    Dopo gli ultimi risultati i dibattiti sono divenuti sempre più accesi, Joe Biden nel suo discorso ha ribadito la sua posizione e il suo desiderio di voler  “far fare le valige a Trump”.
    I punti di forza della campagna di Biden sono: l’aumento del salario minimo federale a 15 dollari orari; il blocco dei tentativi dei repubblicani nella compressione dei diritti sindacali e della contrattazione collettiva; la creazione di 10 milioni di posti di lavori nella “rivoluzione verso la clean-economy”, ossia nel settore eco-sostenibile.
    Il programma politico di Sanders,  invece, è stato considerato il più “rivoluzionario” rispetto a quello degli altri candidati. Più equità sociale, sanità per tutti, regolamentazioni più stringenti per Wall Street e per le banche. I punti chiave sono molto forti, ma il programma non fornisce molti dettagli su come verranno realizzate queste proposte in caso di vittoria.
    Il dibattito tra i due candidati ha portato a delle divisioni all’interno del partito democratico che potrebbero avvantaggiare proprio la rielezione del tycoon. Sanders ha ricevuto accuse infondate su una possibile collaborazione con la Russia e di portare avanti un’agenda progressista che rischia di far vincere nuovamente Trump.
    Nonostante tutto, i democratici sono uniti e d’accordo nell’accusare l’amministrazione Trump di aver tagliato i fondi alla sanità e di non essere in grado di gestire l’emergenza coronavirus.
    In tutta risposta Trump ha espresso il suo pensiero su Twitter:”La mia amministrazione sta facendo un grande lavoro, compresa l’immediata chiusura dei nostri confini a certe aree del mondo. Una misura a cui i democratici erano contrari”.
    L’emergenza coronavirus ha inciso sulle primarie statunitensi portando i vari candidati a modificare o annullare i vari comizi e dibattiti.  Sanders ha cancellato diversi incontri in Ohio, uno dei quattro stati in cui si voterà il 17 marzo. Biden ha annullato il party programmato a Cleveland (Ohio) per seguire i risultati dello spoglio e ha cancellato anche lui un comizio in programma in Florida. La sua vice-direttrice, Kate Bedigfield, ha dichiarato su Twitter: “Continueremo a consultarci con funzionari che si occupano di sanità e a rispettare le indicazioni delle autorità. Nei prossimi giorni annunceremo cosa succederà agli eventi della campagna”.
    Nel frattempo, è già stato comunicato che il prossimo dibattito televisivo della campagna elettorale del 15 marzo a Phoenix si terrà senza pubblico.
    Per quanto riguarda i Repubblicani la situazione è diversa. Trump nelle ultime settimane si è lamentato pubblicamente dell’attenzione, a suo dire eccessiva, che politici ed esperti di sanità stanno dando al coronavirus. Il suo comitato elettorale ha dichiarato sul New York Times che l’attività procederà normalmente. Il vicepresidente Mike Pence ha dichiarato che la decisione se organizzare o meno comizi verrà valutata giorno per giorno.
    Le prossime votazioni per le primarie si terranno il 14 marzo, questa volta saranno chiamati al voto Guam e Wyoming per eleggere solo i delegati Democratici e Nothern Mariana per eleggere i delegati Repubblicani. Nonostante l’aumento dei casi di contagio in Florida, Ohio, Arizona e Illinois (sono circa 50) non è ancora chiaro quanto la diffusione del coronavirus inciderà sull’affluenza nei prossimi Stati in cui si voterà e sul modo in cui i candidati dovranno modificare la loro campagna elettorale.

    Erica Minchillo

     

    About the author: Erica Minchillo

    Nata a Larino (CB) il 15 Ottobre 1994. Mi sono laureata in Sociologia e Criminologia e attualmente studio Relazioni Internazionali presso l’Universitá RomaTre. Mi sono sempre dedicata alla lotta per i diritti umani partendo dagli anni di volontariato presso la Casa Circondariale di Larino. Scrivere per GenerazioneZero mi permette di affrontare tematiche che spesso vengono sottovalutate.

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