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    Violenza sulle donne: 88 vittime ogni giorno 

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    “L’Italia fa poco per combattere i femminicidi e la violenza sulle donne”, lo ha dichiarato l’associazione GREVIO (Group of Experts on Action against Violence against Women and Domestic Violence) nel Report ombra.
    Il documento prende in considerazione tutti i tipi di violenza, compresi lo  stalking online, la violenza psicologica e il revenge porn. L’avvocato Marcella Pirrone della rete dei centri antiviolenza D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), che ha partecipato alla stesura del report ombra, ha dichiarato che “questa è una situazione impietosa”. “Molte vittime – continua – hanno ancora paura di denunciare, non sanno se saranno protette e se troveranno protezione per sé ed eventualmente per i propri figli in caso di violenze domestiche”.
    Nel report diffuso dalla Polizia di Stato, Questo non è amore, si parla di 88 vittime ogni giorno: una donna ogni 15 minuti.
    Secondo le ultime stime dell’ISTAT sulla violenza di genere, negli ultimi 5 anni il numero di donne che ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale ammonta a 2 milioni e 435 mila. Si parla di 11 stupri al giorno, ma soltanto il 7,4% delle violenze sessuali viene denunciato. Molte vittime hanno paura perché nella maggior parte dei casi la violenza è per opera del partner o di una persona conosciuta. L’Associazione D.i.Re, in collaborazione con l’ISTAT, afferma che nel 65% dei casi gli abusi sono perpetrati da cittadini italiani.
    In base ai dati del rapporto Eures 2019 su “Femminicidio e violenza di genere” nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati 95 in Italia gli omicidi con vittime femminili, quasi uno ogni tre giorni: 80 commessi in ambito familiare/affettivo e 60 all’interno di una relazione di coppia.
    I servizi di supporto pubblici sono presenti sul territorio in maniera non uniforme, con concentrazioni maggiori nel Centro-Nord del Paese.

    Distribuzione generale dei centri antiviolenza. Anno 2017, tassi per 10mila abitanti.

     

    Altra problematica è la carenza di informazioni sui vari meccanismi da poter attuare per tutelare le donne vittime di violenza, come l’esistenza della convenzione CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna) che ha valenza nazionale e internazionale.
    In Italia i centri rifugio, cioè i luoghi dove le donne vittime possono nascondersi e proteggersi, sono 296 mentre i centri antiviolenza sono 258.
    Nei casi di violenza sessuale l’Italia non ha centri di supporto specializzati, ad eccezione di alcuni ospedali nazionali che offrono consulenze psicologiche, sociali e legali.

    Quest’anno l’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, in collaborazione con la Fondazione Pangea Onlus, ha inaugurano la mostra “L’invisibilità non è un super potere” in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
    Nella mostra sono state esposte in completo anonimato le radiografie eseguite alle donne che hanno dichiarato di aver vissuto violenza e che hanno avuto accesso al pronto soccorso. “L’invisibilità non è un superpotere” vuole dunque rompere il muro di silenzio per incoraggiare le donne a denunciare.
    Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea e coordinatrice di Reama (rete per l’empowerment e l’auto mutuo aiuto), sottolinea che “il Pronto Soccorso fornisce una risposta immediata al risultato di un problema che è di lungo periodo. L’invisibilità – continua – non è un superpotere”.
    Nonostante il problema della vittimizzazione secondaria, cioè nel ritenere la vittima parzialmente o interamente responsabile di ciò che le è accaduto, negli ultimi anni è aumentato il numero di donne che denunciano di aver subito violenza fisica o psicologica.
    Gianna Urizio, giornalista Rai e fondatrice del Centro Antiviolenza Donna Lisa di Roma, ha dichiarato che “Questo ‘fare memoria raccontando’ ha aumentato la consapevolezza delle donne su quanto hanno vissuto e la loro autostima, […] riuscendo a riportare la violenza in famiglia, dove spesso è stata vissuta per anni come frutto di una cultura che in qualche modo impone all’uomo di ergersi a marito-padrone e alla donna di ridursi a moglie-succube”.

    Erica Minchillo

    About the author: Erica Minchillo

    Nata a Larino (CB) il 15 Ottobre 1994. Mi sono laureata in Sociologia e Criminologia e attualmente studio Relazioni Internazionali presso l’Universitá RomaTre. Mi sono sempre dedicata alla lotta per i diritti umani partendo dagli anni di volontariato presso la Casa Circondariale di Larino. Scrivere per GenerazioneZero mi permette di affrontare tematiche che spesso vengono sottovalutate.

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