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    Duro attacco di Al Sisi alla stampa indipendente 

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    Sono le 13:30 di domenica pomeriggio quando nove agenti in borghese entrano negli uffici di Mada Masr, giornale indipendente egiziano. Con fare molto agitato e aggressivo iniziano a sequestrare i laptop e i cellulari del personale presente. Quando i giornalisti gli chiedono spiegazioni gli agenti di Al Sisi si rifiutano di rispondere. Riuniscono i dipendenti nella sala stampa e iniziano a raccogliere i loro documenti. I controlli e le perquisizioni durano circa tre ore, durante le quali la direttrice e fondatrice del giornale Lina Attalah, e i giornalisti Mohamed Hamama e Rana Mamdouh vengono interrogati ripetutamente.

    Tra gli interrogati ci sono anche il cittadino americano Ian Louie e la britannica Emma Scolding, oltre a due membri di una squadra di France 24 che erano presenti nella sede per girare un’intervista con la direttrice Attalah sulla detenzione di Shady Zalat. Quest’ultimo, anch’esso giornalista di Mada Masr, è stato arrestato lo scorso 23 novembre dopo una perquisizione condotta sempre da agenti in borghese in casa sua.

    La troupe di France 24 è stata rilasciata mentre Ian ed Emma sono stati scortati nei loro appartamenti. Qui gli agenti di polizia hanno fotografato i loro passaporti, rassicurandoli dicendogli: “Il problema non è con voi, è con il sito”. A conferma che alla matrice delle perquisizioni c’è un vero e proprio attacco alla libertà di stampa. Attalah, Hamama e Mamdouh vengono caricati su un microbus, mezzo tipico della capitale egiziana, in direzione della centrale della polizia di Dokki. Vengono ammanettati e portati da una camionetta della polizia verso la periferia del Cairo salvo poi fare dietrofront e tornare in stazione dove verranno rilasciati. Sono le 18:15 quando ritornano in libertà, poco prima anche Zalat è stato rilasciato in tangenziale dalle forze di polizia.

    Mada Masr è un media indipendente nato dalla crisi economica del 2013 quando molti giornalisti si sono ritrovati senza lavoro. Il sito è cresciuto esponenzialmente e grazie alla sezione in lingua inglese le notizie si sono diffuse anche all’esterno del Paese, amplificando la denuncia dell’attuale situazione politica egiziana. L’idea alla base del giornale è quella di raccontare l’Egitto post 2011, quindi post-rivoluzione, nel modo più veritiero possibile allontanandosi dalla narrazione mainstream. “Continuiamo a difendere la necessità di uno spazio aperto e sano per una pratica mediatica autonoma in Egitto, dove la libertà di espressione e il diritto di organizzazione è rispettato” si legge nel loro sito. Ed è proprio il fatto di fornire un giornalismo impegnato che sfida costantemente il potere e solleva interrogativi a preoccupare i servizi segreti egiziani.

    Il raid arriva sulla scia della più grande campagna di arresto da quando il presidente Abdel Fattah al-Sisi è salito formalmente al potere nel 2014. Infatti, dall’inizio delle nuove proteste antigovernative, scoppiate il 20 settembre, sono state arrestate oltre 4.000 persone tra cui attivisti, professori universitari, avvocati, giornalisti e personalità dell’opposizione politica. Una repressione molto simile a quella attuata da Erdogan in Turchia ma che rischia di far traballare il regime del Generale Al Sisi, poiché le proteste non accennano a diminuire.

    Youssef Hassan Holgado

     

    About the author: Youssef Hassan Holgado

    Nato il 2 settembre del 1995 a Salamanca, una piccola cittadina spagnola situata nella regione della Castilla y León. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, redattore di Generazione Zero da settembre 2016. Da gennaio 2018 occupo la posizione di Direttore Editoriale, continuando a fare del giornalismo la mia passione.

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