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    Condannati i leader catalani 

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    L’autoritarismo spagnolo getta la maschera

    La pena maggiore è di 13 anni di reclusione e altrettanti di “inhabilitació absoluta” (interdizione ai pubblici uffici) per i reati di sedizione e malversazione. La seconda accusa si riferisce all’uso di fondi pubblici per celebrare il Referendum del 2017. Complessivamente, gli imputati ricevono circa 100 anni di pena. All’orizzonte, in Spagna, ci sono le elezioni generali del 10 novembre: si vota per la quinta volta dal 2015 e per la seconda nel 2019. Una serie di scandali per corruzione ha colpito la classe dirigente, in particolare il Partito Popolare di centrodestra ( la stampa l’ha paragonata a Tangentopoli).
    Le tensioni tra l’indipendentismo catalano e lo Stato centrale si sono progressivamente accentuate, soprattutto dopo la repressione del Referendum dell’1 ottobre del 2017. Dopo la proclamazione della Repubblica e la successiva sospensione di questa, la giustizia spagnola ha portato 18 tra politici ed attivisti davanti ai suoi tribunali.

    Nel dicembre 2018, il Tribunale Supremo cede al Tribunal Superior de Justícia de Catalunya la competenza per giudicare gli imputati accusati del solo reato di disobbedienza: Lluís Corominas, Lluís Guinó, Anna Simó, Ramona Barrufet, Joan Josep Nuet, Mireia Boya. Alcuni degli imputati sono fuggiti in paesi sicuri: l’ex presidente Carles Puigdemont, Toni Comín, Lluís Puig, Meritxell Serret in Belgio, Marta Rovira e Anna Gabriel in Svizzera, Clara Ponsati in Scozia. Nel frattempo, i processi legati a quello contro gli organizzatori del Referendum hanno generato altre azioni legali, che coinvolgono anche l’attuale presidente del Parlament.

    La detenzione preventiva della maggior parte degli imputati è stata giudicata più volte uno strumento sproporzionato e punitivo da organizzazioni operanti nell’ambito dei diritti umani e un rapporto dell’ONU ha legittimato lo status di “prigionieri politici” degli imputati. L’International Commission of Jurists ha considerato la sentenza una violazione dei diritti umani. Il Tribunale Supremo si è giustificato nell’emettere le condanne, prevedendo probabilmente il ricorso a Strasburgo.

     Il “contatore” dei prigionieri politici riporta regolarmente il numero di giorni di detenzione

    Secondo gli accusati quella esercitata dalla giustizia spagnola è “vendetta e non giustizia”. Di seguito, riportiamo le condanne di carcere e interdizione ai pubblici uffici per appropriazione indebita e sedizione:

    • Oriol Junqueras, leader della Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), ex vicepresidente della Generalitat, 13 anni
    • Raül Romeva, ex Assessore agli Affari Esteri, Relazioni Istituzionali e Trasparenza, ERC-Catalunya Sí, 12 anni
    • Dolors Bassa, ex Assessore per il Welfare e alle Famiglie, ERC-Catalunya Sí, 12 anni
    • Jordi Turull, ex Assessore alla Presidenza e Portavoce del Governo, ERC-Catalunya Sí, 12 anni

     

    Condannati per il solo reato di sedizione:

      • Carme Forcadell, ex Presidente del Parlament, ex presidentessa di ANC, eletta con la lista JxSí, 11 anni
      • Joaquim Forn, ex Assessore agli Interni, legato al PDeCAT, 11 anni
      • Josep Rull, ex Assessore al Territorio, eletto e sospeso come deputato di Junts per Catalunya, 10 anni e sei mesi
      • Jordi Cuixart, presidente dell’associazione Òmnium Cultural, 9 anni
      • Jordi Sànchez, ex presidente dell’associazione Assemblea Nazionale di Catalogna, 9 anni

     

    Condannati per il reato di disobbedienza:

    • Mertixell Borràs, ex Assessore del Governo e delle Relazioni Istituzionali, legata in passato al PDeCAT, 1 anno e 8 mesi, con una multa di 60mila euro
    • Carles Mundó, ex Assessore alla Giustizia, legato ad ERC, 1 anno e 8 mesi
    • Santi Vila, ex Assessore all’Impresa e alla Conoscenza (simile alla competenza su Lavoro, Istruzione e Ricerca), legato all’area moderata del catalanismo, 1 anno e 8 mesi

     

    La solidarietà internazionale

    Nei giorni prospicienti la Diada di quest’anno, il giornalista turco dissidente Can Dündar aveva paragonato la situazione del suo paese a quella della Catalogna, mettendo in evidenza le similitudini tra il regime di Erdogan e la monarchia spagnola. Avvalora la sua tesi un tweet dell’account NATO spagnolo in sostegno dell’operazione “Fonte di pace” contro i partigiani curdi. Il presunto supporto della Spagna all’aggressione contro le Forze Democratiche Siriane sarebbe una nota stonata nella comunità internazionale. 

    Alla notizia delle condanne contro i leader catalani hanno fatto seguito reazioni in tutto il mondo. Sostengono a vario titolo i prigionieri politici realtà associative e ONG, le organizzazioni appartenenti al partito europeo EFA, la Sinistra Europea. Pure la squadra di calcio di Barcellona ha voluto esprimersi in questo senso con un comunicato intitolato “La prigione non è una soluzione”.

    La presidente europea dei Verdi Ska Keller chiede la liberazione dei prigionieri e una soluzione politica per la crisi. Il MEP scozzese Alyn Smith definisce le sentenze una “parodia della giustizia”. Il leader di DiEM25 Varoufakis evidenzia la necessità di ribellarsi contro pene tanto lunghe contro chi compie il mandato popolare, mentre per il senatore PD Roberto Rampi “decine di anni di carcere per opinioni (e azioni) politiche è un abominio”.

    Santi Abscal di Vox constata con “grandissima tristezza fino a che punto lo Stato si mostri incapace di difendere l’ordine costituzionale” e annuncia che ricorrerà contro la sentenza, considerandola troppo indulgente. La Commissione Europea “rispetta pienamente l’ordine costituzionale spagnolo” e considera il processo agli indipendentisti una questione interna. Il premier uscente Pedro Sánchez parla del bisogno di aprire un nuovo capitolo e di dialogo da costruire dentro i limiti della legge.

     
     

    Le mobilitazioni

    Il 14 ottobre del 1940 la Spagna condannava a morte il presidente catalano in esilio Lluís Companys. Questa triste coincidenza ripercorre le fratture interne allo stato iberico e l’inasprimento progressivo delle tensioni sociali e identitarie, che la Transizione alla democrazia si era impegnata ad attenuare. 

     

    Già da stamattina la popolazione sta bloccando le vie di comunicazione, attraverso mobilitazioni spontanee o coordinate dalle grandi associazioni catalane. L’hashtag #Tsunamidemocratic permette di seguirle. L’aeroporto del Prat e numerose arterie sono state bloccate fino alle 22. La protesta sarebbe giunta perfino a tentare di bloccare l’aeroporto di Madrid.

    In circa 30 città nel mondo si stanno già mettendo in moto delle mobilitazioni promosse dall’associazione ANC. Sabato 19 alle 15 in piazza Nettuno a Bologna saranno presenti varie sigle, tra cui Foreign Friends of Catalonia, una giovane associazione con sede in Germania che ha creato una rete internazionale di sostegno alla causa catalana. Giacomo Comincini, coordinatore della sezione italiana, è uno studente di Pavia con una forte passione per la politica: “La sentenza ci permette di mostrare al mondo la vera faccia dello Stato Spagnolo. È il momento di stupire di nuovo il mondo. Ai catalani in Italia e ai democratici italiani dico: tenetevi pronti alla mobilitazione”

     

    Giulio Pitroso

    About the author: Giulio Pitroso

    Giulio Pitroso, nato nel 1989 a Ragusa. Laureato in Lettere Moderne a Catania, in Culture Moderne Comparate a Torino. Ha collaborato con Il Clandestino con Permesso di soggiorno, Sciclipress, IlMegafono.org. Ha diretto dalla sua fondazione Generazione Zero Sicilia fino al luglio 2012. Dallo stesso anno è presidente di Generazione Zero. I suoi articoli sono stati ripresi su Liberainformazione e i Siciliani giovani.

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